Attenzione
Sporcizia e rifiuti “assediano” anche le tombe
Un’enorme discarica abusiva lungo le mura del cimitero a Sant’Anna, e il vento spinge la spazzatura sulle lapidi
LUCCA. Una distesa di rifiuti con al centro una macchina fatta a brandelli. Doposci, batterie di cellulari, bambole “decapitate” che sembrano uscite da una scena del peggior film horror. E poi vasi, bottiglie di plastica, cartoni marciti, estintori, lattine e bottiglie in una distesa senza fine. Nella montagna di rifiuti della discarica ci sono anche materassi, mobili e biciclette smembrate. La lista potrebbe durare ancora a lungo perché lungo il muro esterno del cimitero di Sant’Anna, in linea d’aria poco più di 500 metri da Porta San Donato, c’è di tutto. Anche una distesa di lastre di eternit, adagiate a terra all’aria aperta tra un paio di scarpe da calcio, stracci, pezzi di motore e anche delle siringhe usate.
Uno scenario desolante, da terzo mondo. In un luogo dove il degrado non dovrebbe esistere. Invece il vento caldo di Lucifero ha portato parte di questa montagna di rifiuti fin sopra le tombe. Ripulite in poche ore, vero, ma rimaste in mezzo alle sepolture giusto il tempo per accrescere l’indignazione di chi frequenta il più grande cimitero della città. I rifiuti si stanno accumulando da tempo all’angolo nord-est vicino al muro di recinzione della zona nuova del cimitero.
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«Nei giorni scorsi è comparsa anche questa macchina, si vede chiaramente dall’ingresso perché è meno di un centinaio di metri – ci racconta una donna in attesa dell’apertura del cimitero –. Io vengo qua quasi tutti i giorni e due giorni fa, quando si è alzato il vento, ho trovato sulla tomba di mio marito una serie di rifiuti. È desolante».
Andiamo a verificare e i primi rifiuti si iniziano ad accumulare già davanti ad una delle cancellate di ingresso. Ci muoviamo lungo il muro, imbrattato da una lunga serie di graffiti. Camminiamo pochi metri in mezzo alle cartacce accumulate anche sul pratino di fronte all’enorme parcheggio che separa il cimitero dal campo di atletica “Martini”.
Pochi passi in direzione del campo nomadi e dal pratino sbuca dal nulla un estintore. Subito dietro delle bottiglie di birra. Ci avviciniamo ancora all’angolo trasformato in discarica abusiva e sul muro, pieno di muffa a causa probabilmente delle infiltrazioni di acqua, ecco un altro graffito. “Rubare” la scritta a deturpare ancora di più il perimetro del cimitero di Sant’Anna.
E probabilmente è un’auto rubata, o almeno ciò che ne resta, la carcassa di una Fiat Punto nel bel mezzo di una cumulo di rifiuti abbandonati. Prima di arrivarci dobbiamo dribblare scarpe, bottiglie, sfalci di potature, compensato marcito, una piscina gonfiabile, un girello da bambini e anche dei doposci da bebè.
Poi, come al centro di un trono su una montagna di scarti di ogni genere, ecco l’auto arancione. Mancano gli sportelli e la parte anteriore è stata completamente smontata. Il motore, come un cuore, strappato e sparso in giro. Così come le ruote anteriori, che ritroviamo in mezzo ad altri cerchioni poco distante. Poi ancora stracci, un infinità di bottiglie di plastica, ancora un estintore. E non finisce qui, ci sono rifiuti ancora più pericolosi: secchi di vernice aperti esposti al caldo di “Lucifero”, batterie di cellulari ovunque e proprio vicino al muro due cumuli di lastre di eternit.
Ci spostiamo ancora su consiglio di alcune persone. «Andate a vedere anche dietro alla zona vecchia del cimitero, c’è un vialetto che costeggia il muro opposto. Qualcosa trovate anche là».
Ci addentriamo nella piccola pineta, pochi passi e notiamo sul muro due tessere appoggiate stranamente in maniera ordinata. Sono una postepay evolution di colore nero e una tessera sanitaria. Non sappiamo se sono state perse o, più realisticamente, rubate e poi lasciate appoggiate al muro del cimitero di Sant’Anna. In un luogo che di notte non è illuminato e la cui vegetazione permette di “operare” lontano da occhi indiscreti.
Tutto intorno alle tessere notiamo una “processione” di formiche. Sì, formiche, perché seguendo il loro percorso troviamo i resti di quello che è a tutti gli effetti una via di mezzo tra una latrina a cielo aperto (l’odore è inconfondibile) e un rifugio dove qualcuno ha dormito nei giorni scorsi. Notiamo anche delle siringhe usate seminascoste, fortunatamente in una zona praticamente inaccessibile per chiunque si trovi a passare di qua. Ennesimo scempio di un luogo che richiede un intervento urgente. Di ripulitura e vigilanza.
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