Il Tirreno

Lucca

Uccisi dai tedeschi dopo la Liberazione

di Barbara Antoni
Uccisi dai tedeschi dopo la Liberazione

Il 6 settembre ’44 la morte di Antonio Paolinelli e Aldo Chelini

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LUCCA. Pioveva, il 6 settembre del 1944, era il giorno successivo alla Liberazione di Lucca, ma la gente aveva ancora paura della guerra e dei soldati tedeschi in ritirata. In fuga.

Quella mattina Antonio Paolinelli, contadino del podere della chiesa di Montecatino, un campo di dieci ettari e più dove aveva anche una piccola stalla con alcuni animali, poco dopo le otto si preparò per “salire” dalla sua colonica al campo e svolgere le operazioni quotidiane: dare un’occhiata alle colture e soprattutto “governare le bestie”.

Aldo Chelini, un ragazzo di 14 anni che viveva con la famiglia vicino ai Paolinelli, quella mattina volle a tutti i costi andare con lui. Perché nella stalla dove stavano i buoi e le mucche, qualche capra e qualche pecora, il giovane Aldo, con il permesso di Antonio, custodiva in una gabbia i suoi due uccellini. Li curava con tutte le attenzioni: li sfamava, sorvegliava che stessero bene. La mamma però quella mattina aveva insistito: «Aldo non andare, guarda che tempaccio». E lui di rimando: «Ma vado con Antonio, di che ti vuoi preoccupare?». «Vai Aldo, ma stai attento», acconsentì alla fine la mamma.

Il cuore di mamma si sa, spesso e volentieri, i pericoli li avverte da molto lontano. Purtroppo con ragione. Anche quella maledetta mattina: salendo su per la collina, Paolinelli vide dal basso le gambe di soldati tedeschi rimasti sull’altipiano di Montecatino. D’istinto si abbassò, per proteggersi: paventava la vendetta dei tedeschi, si sapeva che erano arrabbiati perché la linea di comunicazione del loro quartier generale sull’altipiano era stata tagliata dai partigiani pochi giorni prima.

Aldo era poco dietro di lui.

I soldati si accorsero subito di una presenza fra l’erba alta del sentiero che portava a Montecatino e temendo per se stessi - fossero stati americani o partigiani - lanciarono una bomba in direzione di Paolinelli. Morto sul colpo. Aldo, terrorizzato, d’istinto si mise a correre a perdifiato verso casa. I tedeschi lo rincorsero: quando gli furono dietro, a una distanza di circa tre metri, gli spararono alle spalle, uccidendolo all’istante. Poi fuggirono.

La pioggia continuava a cadere sempre più copiosa quel giorno. E la gente che viveva nelle coloniche di Montecatino non aveva coraggio a uscire. Non riuscirono a uscire né la mamma di Aldo, né la moglie di Antonio. Ma il presentimento della tragedia si era già fatto strada nel loro cuore. I due corpi senza vita di Antonio e di Aldo furono ritrovati l’indomani mattina, quando il sole era tornato a splendere. La gente del posto costruì due bare con le assi trovate alla meglio nei magazzini: le due salme vi furono composte e portate direttamente alla chiesa per il funerale.

È solo e soltanto grazie a Mauro Sorbi, abitante di Montecatino dove è nato e cresciuto, dove con altre persone ha fondato l’associazione Montecatino e dove svolge il servizio volontario di antincendi boschivi per la Protezione civile, che oggi possiamo raccontare questa storia tristissima, che la maggior parte dei lucchesi non conosce e non certo con questi particolari.

Mauro Sorbi, per ricostruirla, non si è fermato davanti a niente. Iniziò a interessarsene, racconta, nel 2004. «Andai in giro a Montecatino chiedendo se qualcuno sapeva di queste due persone uccise nel ’44. Ma recuperai solo racconti vaghi. Allora mi recai all’Istituto Storico della Resistenza, all’epoca diretto da Lilio Giannecchini, il comandante Toscano scomparso appena tre anni fa. Alla fine riuscimmo a scoprire che la famiglia di Antonio Paolinelli, la moglie con i figli, si erano trasferiti a Giugliano dopo la tragedia. Mentre la mamma del povero ragazzo, all’epoca si trasferì a Carraia, dove vivevano le sorelle».

La perseveranza di Sorbi, la sua voglia di andare a fondo della storia del suo paese, portò, il 14 giugno 2009, a un momento da ricordare: quel giorno a Montecatino fu intitolata una lapide ai due scomparsi. C’erano - oltre le istituzioni, con l’allora sindaco Mauro Favilla - anche i parenti delle due vittime.

Momenti che oggi Sorbi racconta con grande emozione, mentre guarda Montecatino, con la sua torre campanaria tenuta in piedi solo grazie all’impegno dei residenti che, organizzando merende all’aperto, hanno raccolto i soldi per un primo risanamento della struttura. Ma c’è ancora molto da fare per restituire dignità a questo luogo: c’è da recuperare almeno per una minima parte, l’ex chiesa (in antichità un castello), per rendere utilizzabile la torre, per regolamentare il verde. Montecatino ha tantissime potenzialità: è solo dimenticato dai più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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