Gioco
Una storia di prestiti dietro l’estorsione ai danni una famiglia
di Luca Tronchetti
Incidente probatorio davanti al gip Giuseppe Pezzuti per i tre dominicani e la coppia originaria di Montopoli
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LUCCA. Una vicenda di rapine ed estorsioni commesse ai danni di una famiglia di Capannori che ha portato agli arresti cinque persone sarebbe maturata nell’ambito di una storia di prestiti di somme di denaro non restituite. È quanto emerge dall’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo che il 20 giugno scorso portò in carcere tre cittadini originari della Repubblica Dominicana e una coppia di Montopoli Valdarno con lui ritenuto la mente dell’organizzazione. In sostanza i coniugi di Capannori che nel giro di tre mesi avevano subito, senza denunciarle, due estorsioni, una riuscita e una tentata, e due rapine aggravate, erano finiti nel mirino perché non avevano restituito del denaro ricevuto in prestito.
Incidente probatorio. Ieri mattina di fronte al giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti si è svolto l’incidente probatorio. Da una parte i tre dominicani reclusi nel carcere di Savona - Josè Antonio Quezada Peguero, 31 anni, operaio; Teofilo Escanio Garcia, 43 anni, operaio e Eugenio Montero Montero, 33 anni, operaio - e tutti residenti a Cairo Montenotte. Dall’altra la coppia formata da Andrea Meucci, 47 anni, di Montopoli Valdarno, nullafacente, precedenti di polizia, detenuto nel carcere di Sollicciano a Firenze e da Francesca Nervo, 46 anni, di Montopoli Valdarno, infermiera in una cooperativa, inizialmente reclusa al carcere Don Bosco di Pisa e successivamente agli arresti domiciliari. È emerso un rapporto di conoscenza tra i sudamericani e la coppia che in passato aveva vissuto a Santo Domingo. I tre cittadini della Repubblica Dominica erano stati assoldati da Meucci e dalla moglie, previo compenso, per commettere le rapine e le estorsioni ai danni della coppia di Capannori conosciuta proprio nello Stato del Sudamerica. Dovevano agire senza tanti scrupoli per lasciare il segno, per terrorizzare i coniugi di Capannori davanti ai figli minori. E riprendersi, con gli interessi maturati, quel denaro che era stato prestato al muratore e all’estetista del paese capoluogo della Piana. Soldi che la coppia avrebbe dovuto restituire, forse con gli interessi, e che invece non sarebbe stata in grado di fare se non sotto la minaccia di una pistola, di una mazza o di una bottiglia contenente liquido infiammabile. Sedicimila euro, tra denaro e monili, l’ammontare del denaro che i coniugi di Capannori avrebbero consegnato ai dominicani, braccio armato della coppia di Montopoli Valdarno.
Revoca della misura. Nella cancelleria del gip, a ieri sera, non era stato depositato alcun atto. Ma è normale che i legali degli imputati chiederanno al pm Antonio Mariotti un’attenuazione della misura per i loro assistiti.
Incidente probatorio. Ieri mattina di fronte al giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti si è svolto l’incidente probatorio. Da una parte i tre dominicani reclusi nel carcere di Savona - Josè Antonio Quezada Peguero, 31 anni, operaio; Teofilo Escanio Garcia, 43 anni, operaio e Eugenio Montero Montero, 33 anni, operaio - e tutti residenti a Cairo Montenotte. Dall’altra la coppia formata da Andrea Meucci, 47 anni, di Montopoli Valdarno, nullafacente, precedenti di polizia, detenuto nel carcere di Sollicciano a Firenze e da Francesca Nervo, 46 anni, di Montopoli Valdarno, infermiera in una cooperativa, inizialmente reclusa al carcere Don Bosco di Pisa e successivamente agli arresti domiciliari. È emerso un rapporto di conoscenza tra i sudamericani e la coppia che in passato aveva vissuto a Santo Domingo. I tre cittadini della Repubblica Dominica erano stati assoldati da Meucci e dalla moglie, previo compenso, per commettere le rapine e le estorsioni ai danni della coppia di Capannori conosciuta proprio nello Stato del Sudamerica. Dovevano agire senza tanti scrupoli per lasciare il segno, per terrorizzare i coniugi di Capannori davanti ai figli minori. E riprendersi, con gli interessi maturati, quel denaro che era stato prestato al muratore e all’estetista del paese capoluogo della Piana. Soldi che la coppia avrebbe dovuto restituire, forse con gli interessi, e che invece non sarebbe stata in grado di fare se non sotto la minaccia di una pistola, di una mazza o di una bottiglia contenente liquido infiammabile. Sedicimila euro, tra denaro e monili, l’ammontare del denaro che i coniugi di Capannori avrebbero consegnato ai dominicani, braccio armato della coppia di Montopoli Valdarno.
Revoca della misura. Nella cancelleria del gip, a ieri sera, non era stato depositato alcun atto. Ma è normale che i legali degli imputati chiederanno al pm Antonio Mariotti un’attenuazione della misura per i loro assistiti.
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