Il Tirreno

Lucca

Lanfri torna a Lucca dopo i trionfi mondiali e lancia nuove sfide

di Alessandro Bientinesi
Lanfri torna a Lucca dopo i trionfi mondiali e lancia nuove sfide

Il campione di Pieve di Compito fa tappa all’Ortopedia Michelotti «Qui mi hanno rimesso in piedi, poi fatica e dolore per vincere» 

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Appena rientrato dai mondiali di Londra, con un bottino di due record italiani frantumati sui 100 e 200 e un argento nella staffetta 4x100, un breve passaggio a casa, a Pieve di Compito. Poi Andrea Lanfri ripartirà ancora: andrà in Corsica a scalare una montagna. Come prima tappa del rientro in Italia ha scelto l’Ortopedia Michelotti. «Prima cosa perché è una seconda famiglia, a partire da Paolo Denti che era con me anche in ospedale e adesso mi segue praticamente quasi tutti i giorni. Loro hanno avuto il merito di rimettermi in piedi, come dico io ricomporre piano piano quasi tutti i pezzettini». I primi invasi, le prime protesi, le prime cadute.

«Ricordo che eravamo in una stanza qui da Michelotti, mi avevano appena messo delle lamine da corsa. Appena mi sono alzato in piedi il tecnico mi ha detto di fare attenzione, in particolare di ricordare che non avevo i talloni. Neanche il tempo di finire la frase e io ero già con il sedere per terra. Quella è stata la prima di una lunga serie di cadute». Da lì ai record italiani sui 100 e 200 metri e la splendida medaglia d’argento nella staffetta 4x100. «Mi ero posto tre obiettivi per questo mondiale. Rientrare nelle due finali del 100 e 200 metri, magari migliorando i miei tempi personali e dunque anche i record italiani che mi appartenevano, e poi una medaglia di bronzo sulla staffetta. Poi è arrivato l’argento, è andata di lusso. Per la medaglia sono felice e mi sprona a dare meglio ma la vera felicità è quando qualche persona che ha avuto delle difficoltà mi dice che ciò che faccio gli dà coraggio e voglia di ripartire. Questa è la cosa che vale più di tutto». Quella con la meningite, però, è stata la battaglia più dura. «Nel mio percorso è stato un piccolo intoppo, una vetta da scalare. Quando mi sono svegliato ero convinto di poter fare le cose che facevo prima della malattia. Mi sbagliavo, ne faccio di più. Mi sono rimboccato le maniche e sono ripartito. Il percorso, però, non è stato facile. La meningite non sapevo neanche cosa fosse, mi sono ritrovato all’ospedale improvvisamente. Adesso il consiglio che posso dare è quello di vaccinarsi: il gioco non vale la candela, in ballo c’è la vita. E dietro anche ai miei successi c’è tanto sudore e dolore e c’è stato il rischio di morire».

Ora Lanfri si concentra sui prossimi traguardi. «L’elemento tecnico è molto importante, non solo nelle competizioni ma nella vita di tutti i giorni. Adesso andrò in Corsica per fare una scalata di una falesia. Saranno 6 ore di cammino e il giorno successivo 10 di arrampicata. È stata la mia ultima impresa prima della meningite. Ci andrò con Irene Sardi: era con me anche in ospedale e mi ha sempre detto che saremmo tornati a scalare». Poi c’è il Lanfri politico. «Il mio impegno politico era legato, ovviamente, allo sport. Non solo per la pista di atletica di Lucca che non è nelle migliori delle condizioni, ma in generale per spingere l’amministrazione a migliorare tutti gli impianti della città. Un impegno politico che si affianca a quello che sto facendo con la mia società, la Virtus Cr Lucca, dove abbiamo creato un settore paralimpico per spingere quante più persone a provare a fare sport. Compatibilmente con gli impegni vorrei proseguire. Una dedica per questi risultati? Una sarebbe poca. Parto dalle centinaia di persone che due anni fa mi “donarono” tramite una piattaforma di crodwfunding le prime protesi per tornare a correre. In pista con me, a Londra, c’erano tutti loro».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa