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Lucca

Il libro di Piccinni arriva alla Camera

Il libro di Piccinni arriva alla Camera

Interrogazione di Riccardo Nuti (Cinque stelle) sulle baby modelle raccontate dalla scrittrice

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LUCCA. Dalle passerelle delle sfilate per bambine alla pagine di un libro fino alle stanze del parlamento. È il percorso che ruota intorno a “Bellissime”, il libro edito da Fandango della scrittrice lucchese e collaboratrice del Tirreno Flavia Piccinni che ha rappresentato lo spunto per una interrogazione parlamentare presentata dal deputato palermitano del MoVimento 5 Stelle Riccardo Nuti.

L’argomento è quello delle baby modelle. Bambine di cinque, sei, sette anni che sfilano in passerella o partecipano ai concorsi di bellezza, dalla riviera romagnola ai centri commerciali nelle periferie delle grandi città. Spesso - come documentato da Flavia Piccinni nel suo volume - con poca o nessuna tutela delle normative e con eccessi che avrebbero del grottesco, non vedessero come vittime bambine di pochi anni come l’impossibilità di andare in bagno. Per non parlare del mancato rispetto degli orari di lavoro delle piccole, che non potrebbe superare le tre ore giornaliere. O della presenza di un genitore, prevista dalla normativa, che talvolta non viene garantita nel momento di preparazione delle sfilate.

Una situazione che rimane, quasi per sua stessa natura e definizione, rigorosamente dietro le quinte ma che ora il libro di Piccinni e l’interrogazione del deputato Nuti possono contribuire a portare allo scoperto.

L’atto di sindacato ispettivo del parlamentare Cinque Stelle è rivolto alla presidenza del Consiglio dei ministri (alla quale spettano le deleghe per le pari opportunità) e al ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti: si chiede, come conclusione, se il Governo non ritenga «opportuno inviare ispettori al fine di verificare se ci sia uno sfruttamento dei minori».

«C’è ovviamente massimo rispetto per i marchi di abbigliamento – spiega ancora il deputato – ma è anche vero che la tutela dei minori è un principio costituzionale e il Governo ha il dovere di vigilare sul suo rispetto, ed è per questo che, nell’atto, ho chiesto anche l’eventuale invio di ispettori ministeriali».

«Sono molto contenta che un deputato abbia raccolto il messaggio - commenta Flavia Piccinni - tanto più in unmomento come quello attuale di grande attenzione agli stereotipi di genere. Basti pensare che in Gran Bretagna sono state vietate pubblicità che si basano proprio su questi argomenti. Mi auguro che tutto questo non cada nel vuoto».

La scrittrice racconta e ricorda di quello che avveiene nella maggiora parte dei casi (anche se non tutti): «Bambine che diventano piccole donne, piccoli manichini». Uno “spossessamento” della propria identità e delle proprie necessità, ovviamente diverse da quelle di un adulto.

Un «problema trasversale» che coinvolge direttamente anche le famiglie, cioè quelle che dovrebbero tutelare la salute e l’integrità dei bambini.

Come in tutti gli affari umani c’è, ultimo ma certo non per importanza anche un fattore economico. Come ricorda Nuti, «Quello della moda – conclude Nuti – è un mondo senz’altro affascinante, dietro cui si cela un business che raggiunge quasi i 3 miliardi, e che attrae genitori e bimbi anche quando i guadagni per loro sono irrisori o, spesso, inesistenti». Irrisori quanto? Ecco la risposta: «Per due giorni di lavoro - denuncia Piccinni - vengono proposti 130 euro, che con il costo dell’agenzia e le tasse diventano 66 euro netti. Per tre giorni invece il brand che paga di più ne propone 300 lordi, e in tasca alle famiglie ne vanno poco meno di 150 netti». (l.c.)

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