Attenzione
Quei vagoni verdi cancellati dal progresso
Nascita e morte del tram Lucca-Monsummano, una doppia ricorrenza dimenticata da tutti
Ha superato due guerre mondiali, ma non è riuscita a sopravvivere al progresso, a quello stesso progresso di cui era stata simbolo appena mezzo secolo prima, quando davanti al teatro del Giglio (e parallelamente in Valdinievole) si festeggiò la sua nascita. Oggi quasi nessuno si ricorda più di quei vagoncini verdi carichi di persone della tranvia (o, alla toscana, la tramvia) che da Lucca arrivava fino a Monsummano, dopo aver attraversato i comuni di Capannori, Pescia, Uzzano, Buggiano, Massa Cozzile, Bagni di Montecatini (come si chiamava all’epoca) e Pieve a Nievole. Era la Lucca-Pescia-Monsummano come era chiamata la linea tranviara che collegava il capoluogo ai confini orientali della Lucchesia, che allora comprendeva anche la Valdinievole (la provincia di Pistoia sarebbe nata solo nel 1927).
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Un pezzo del nostro passato di cui oggi restano ben pochi ricordi. Giusto le reminiscenze di chi era bambino o ragazzo negli anni cinquanta, quando il tram chiuse la sua sin troppo breve esistenza. Ma (a parte le foto e le cartoline d’epoca) ancora più scarse sono le tracce materiali di quella presenza, tutte concentrate in quel di Pescia. C’è l’ex rimessa dei tram (oggi parte del supermercato Esselunga) che ha conservato la struttura originaria. Dall’altra parte della strada, al numero 4 di viale Marconi, c’è un edificio di mattoni rossi, carico di anni: quella era una “sottostazione” della linea. Poi in centro, sempre a Pescia, a due passi da piazza Mazzini, pochi metri di binari sopravvissuti allo smantellamento della linea tranviara. Ecco, questo è tutto quel che resta. E lì in piazza Mazzini, accanto a quei binari, c’è anche una lapide. Non è su una parete, ma su un marciapiede, nel punto esatto in cui salivano e scendevano i passeggeri della tranvia. Un encomiabile tentativo (uno dei pochi purtroppo) di salvare quella memoria, che nel 2007, in occasione del centenario dell’inaugurazione, fu realizzato da un’associazione culturale locale, “Quelli con Pescia nel cuore”.
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«In questo luogo – recita la lapide – si riposava il tram prima di riprendere il viaggio verso Lucca e Monsummano, e il vicino tratto di binario è l’unico testimone della sua passata esistenza. Nato il 20 luglio 1907 è scomparso prematuramente il 22 luglio 1957 avvelenato dalle automobili le quali, nonostante il loro confessato delitto, sono ancora a ruota libera. Il viandante si levi tanto di cappello in memoria del compianto benefattore dell’umanità, silenzioso, non inquinante, allegro, veloce quanto basta, colore verde speranza».
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Sì, perché nella settimana che si è appena chiusa cadeva una doppia ricorrenza: giovedì i 110 anni della sua inaugurazione e, ieri, i 60 anni della sua chiusura. Un anniversario passato inosservato. Inaugurata il 20 luglio del 1907, la tranvia entrò pienamente in funzione nell’agosto di quello stesso anno. E fu un successo, al punto che nel giro di pochi anni fu deciso di potenziare il servizio, sia sotto il profilo dei mezzi che per quanto riguarda i percorsi. Tra il 1908 e il 1910 a Pescia fu creata una vera e propria rete tranviaria, con nuovi binari e uno scambio, in località Casacce, dove oggi resta il magazzino, per arrivare sino alla stazione ferroviaria (creando quello che oggi si chiamerebbe un polo di interscambio) e alle frazioni a sud della città. Nel 1912 la linea crebbe verso ovest per arrivare, attraversando la Sarzanese, a Maggiano. Tutto lasciava presagire un futuro roseo. Ma, dopo i contraccolpi della crisi economica globale degli anni trenta, fu il cambio alla presidenza della società di gestione a dare il colpo di grazia. A guidare la società entro, a metà anni trenta, Jacopo Lazzi, che era anche titolare dell’omonima compagnia di trasporti automobilistici. In pratica il principale concorrente della società che presiedeva. E così, già prima della seconda guerra mondiale, cominciarono i tagli: via le linee interne a Pescia, via la tratta Pescia-Monsummano e via la tratta Lucca-Maggiano. Sopravvissero solo i 20 chilometri tra Lucca e Pescia, ma il loro destino era segnato. Il 22 luglio del 1957 le ultime corse, poi la dismissione e, guarda caso, la sostituzione con i bus. In nome di un progresso che oggi, a sua volta, appare già superato.
E resta l’impressione di un’occasione persa.
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