Il Tirreno

Lucca

Partire da Lammari per conquistare lo spazio infinito

di Nicola Nucci
Partire da Lammari per conquistare lo spazio infinito

L’astrofisico capannorese Simone Marchi in Colorado  per un progetto con la Nasa dedicato agli asteroidi

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CAPANNORI. Dalle campagne lucchesi allo spazio sconfinato. Simone Marchi, 44 anni, astrofisico originario di Lammari, è uno dei cervelli del Southwest Research Institute, in Colorado, negli Stati Uniti, uno dei maggiori istituti di ricerca a livello mondiale per quanto riguarda il sistema solare. L’istituto ha una posizione prominente per quanto riguarda studi teorici sulla formazione e l’evoluzione dei pianeti e delle loro lune, ma anche sull’esplorazione spaziale.

Una delle missioni spaziali dirette dall’istituto, con la partecipazione di Marchi, si chiama Lucy (un omaggio all’ominide rinvenuto in Etiopia nel 1974 e così ribattezzato) è stata recentemente scelta dalla Nasa, l’agenzia spaziale americana, e dal 2027 al 2033 esplorerà per la prima volta una popolazione di asteroidi mai visitata prima. Tutto però davanti a un computer e con i piedi per terra. «Non esistono al momento missioni spaziali di esplorazione con umani a bordo. Al massimo gli astronauti vanno in orbita vicino alla terra».

Da piccolo Marchi preferiva correre per le campagne lucchesi con gli amici: «Sono cresciuto tra Lunata e Lammari e non ho mai avuto un telescopio da bambino. Passavo il tempo all’aria aperta, mi piaceva usare le mani per lavorare e costruire le cose».

Marchi sulle prestigiose riviste scientifiche Nature e Science ha pubblicato più di venti articoli, incluso uno sul bombardamento di asteroidi che la Terra ha subito durante l’Adeano, la prima era geologica che va dai 4, 5 ai 4 miliardi di anni fa. Scene da film catastrofici.

E pensare che all’astrofisica è arrivato un po’per caso: «Durante i miei corsi di studio pisani in fisica mi sono avvicinato per curiosità personale all’astrofisica, e ho avuto l’opportunità di lavorare al dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, uno dei luoghi storici di questa scienza, proprio dove Galileo Galilei eseguì le sue memorabili osservazioni col cannocchiale».

Marchi ha fatto ricerca anche all’Agenzia spaziale tedesca a Berlino, e all’osservatorio astronomico di Nizza, poi è stato ricercatore per l’Istituto di Studi Lunari della Nasa a Boulder, in Colorado.

«La situazione in Italia era diventata troppo stagnante, con pochissimi posti per nuovi ricercatori. Questa situazione si è cronicizzata, e ancora oggi perdura. La mia esperienza in Germania mi ha fatto capire come il lavoro all’estero possa essere molto più gratificante. Poi la mia proposta di ricerca è stata selezionata dalla Nasa. Adesso studio l’origine del sistema solare, inclusa la formazione dei cosiddetti pianeti terrestri, ovvero Mercurio, Venere, Terra e Marte. Altro aspetto della mia ricerca è lo studio ed esplorazione con sonde spaziali di asteroidi e comete». E a questo proposito, oltre a Lucy, Marchi è direttamene coinvolto in alcune missioni della Nasa e dell’Esa, l’agenzia spaziale europea.

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