Italia
Si torna a comprare casa, ma soltanto vicino al centro
di Luca Cinotti
Aumento delle transazioni dentro le Mura e nei quartieri intorno alla Circonvallazione Il mercato fatica nelle zone più periferiche ed è addirittura in calo nel Morianese
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LUCCA. Si torna a comprare e a vendere case. Ma lo si fa (quasi) esclusivamente nelle zone più vicine al centro storico, mentre i paesi e le frazione più decentrate sembrano essere “congelate”.
Lo raccontato i dati regionali dell’Osservatorio mobiliare dell’Agenzia delle entrate, che per la prima volta entrano nel dettaglio dei quartieri (o zone, come vengono chiamate) registrato il numero di transazioni alla fine del 2016. Per quanto riguarda il comune di Lucca, le compravendite sono state 855, cioè oltre due al giorno. Un valore in aumento del 13,8% rispetto all’anno precedente consolidando così una ripresa che dura ormai dal 2013. Certo, siamo ancora molto lontani dai tempi precrisi. Fatto 100 il valore delle compravendite nel 2004 (primo anno disponibile per queste rilevazioni), oggi siamo a 68. Ma se è vero che il massimo (120) venne raggiunto a Lucca nel 2007, negli anni della bolla immobiliare e del cemento facile, va anche detto che il minimo, nel 2012, era stato di 54.
Si tratta, però, “solo” di dati aggregati. Che devono essere scomposti per capire tendenze e flussi di cittadini e compravendite immobiliari. La tabella che pubblichiamo fotografa bene la situazione. Una transazione su tre (cioè 276 sulle 855 complessive) si registra per immobili che si trovano all’interno delle Mura o nei quartieri dell’immediata periferia, da San Marco a Sant’Anna. E in particolare sembra proprio il centro storico il protagonista assoluto: le due parti nel quale è diviso dall’Agenzia delle entrate hanno visto il passaggio di mano di 163 immobili. Questo significa che, per la zona più pregiata, le compravendite hanno interessato il 3,19% del patrimonio immobiliare complessivo, valore che scende al 2,59% per le zone di minor valore.
In valore assoluto, però, gran parte delle compravendite (383) hanno riguardato appartamenti e villette che si trovano in una seconda fascia di periferia, chiusa a nord dal Serchio e che si sviluppa da Montuolo ad ovest fino a Pontetetto a Sud e all’asse Antraccoli-San Pietro a Vico a Ovest. È stato soprattutto qui che i lucchesi hanno deciso di andare ad abitare, in una parte di territorio che tra l’altro ha accumulato con il passare degli anni una notevole dose di immobili invenduti. Un aumento importante, di oltre il 10%, rispetto all’anno precedente e, soprattutto, un valore che se sommato alle tre zone più centrali raggiunte il 77% delle compravendite complessive: 69 su 855.
Per le rimanenti zone, dunque, restano soltanto le briciole o poco più, con qualche decina di transazione per ogni singola zona. Se la cava meglio, in valore assoluto, la zona che comprende la parte Ovest dell’Oltreserchio (da San Macario in piano a Balbano) e che si ricongiunge con la zona sud lungo il Brennero: 73 compravendite, ma con un aumento risicato rispetto all’anno precedente (il 4,68%) e, soprattutto, una bassa percentuale di case passate di mano, solo l’1,26% del totale. Se la cava anche la zona est dell’Oltreserchio, quella che va da Carignano al confine con il Morianese, dove ci sono state 45 compravendite con un aumento comunque limitato (il 5,15%) rispetto all’anno precedente.
Proprio il Morianese, invece, è l’unico dato in controtendenza rispetto all’intero territorio comunale. L’unica zona, dunque, nella quale le compravendite sono calate rispetto all’anno precedente, scendendo a 35, oltre un quarto in meno rispetto al 2015.
Un’indicazione in più dello scollamento che si sta verificando ormai da anni fra le zone centrali del nostro comune e i paesi più decentrati. Un tema che, tra l’altro, è entrato di prepotenza anche nell’ultima campagna elettorale. E sta proprio alla politica mantenere le promesse e cercare di invertire la rotta.
Lo raccontato i dati regionali dell’Osservatorio mobiliare dell’Agenzia delle entrate, che per la prima volta entrano nel dettaglio dei quartieri (o zone, come vengono chiamate) registrato il numero di transazioni alla fine del 2016. Per quanto riguarda il comune di Lucca, le compravendite sono state 855, cioè oltre due al giorno. Un valore in aumento del 13,8% rispetto all’anno precedente consolidando così una ripresa che dura ormai dal 2013. Certo, siamo ancora molto lontani dai tempi precrisi. Fatto 100 il valore delle compravendite nel 2004 (primo anno disponibile per queste rilevazioni), oggi siamo a 68. Ma se è vero che il massimo (120) venne raggiunto a Lucca nel 2007, negli anni della bolla immobiliare e del cemento facile, va anche detto che il minimo, nel 2012, era stato di 54.
Si tratta, però, “solo” di dati aggregati. Che devono essere scomposti per capire tendenze e flussi di cittadini e compravendite immobiliari. La tabella che pubblichiamo fotografa bene la situazione. Una transazione su tre (cioè 276 sulle 855 complessive) si registra per immobili che si trovano all’interno delle Mura o nei quartieri dell’immediata periferia, da San Marco a Sant’Anna. E in particolare sembra proprio il centro storico il protagonista assoluto: le due parti nel quale è diviso dall’Agenzia delle entrate hanno visto il passaggio di mano di 163 immobili. Questo significa che, per la zona più pregiata, le compravendite hanno interessato il 3,19% del patrimonio immobiliare complessivo, valore che scende al 2,59% per le zone di minor valore.
In valore assoluto, però, gran parte delle compravendite (383) hanno riguardato appartamenti e villette che si trovano in una seconda fascia di periferia, chiusa a nord dal Serchio e che si sviluppa da Montuolo ad ovest fino a Pontetetto a Sud e all’asse Antraccoli-San Pietro a Vico a Ovest. È stato soprattutto qui che i lucchesi hanno deciso di andare ad abitare, in una parte di territorio che tra l’altro ha accumulato con il passare degli anni una notevole dose di immobili invenduti. Un aumento importante, di oltre il 10%, rispetto all’anno precedente e, soprattutto, un valore che se sommato alle tre zone più centrali raggiunte il 77% delle compravendite complessive: 69 su 855.
Per le rimanenti zone, dunque, restano soltanto le briciole o poco più, con qualche decina di transazione per ogni singola zona. Se la cava meglio, in valore assoluto, la zona che comprende la parte Ovest dell’Oltreserchio (da San Macario in piano a Balbano) e che si ricongiunge con la zona sud lungo il Brennero: 73 compravendite, ma con un aumento risicato rispetto all’anno precedente (il 4,68%) e, soprattutto, una bassa percentuale di case passate di mano, solo l’1,26% del totale. Se la cava anche la zona est dell’Oltreserchio, quella che va da Carignano al confine con il Morianese, dove ci sono state 45 compravendite con un aumento comunque limitato (il 5,15%) rispetto all’anno precedente.
Proprio il Morianese, invece, è l’unico dato in controtendenza rispetto all’intero territorio comunale. L’unica zona, dunque, nella quale le compravendite sono calate rispetto all’anno precedente, scendendo a 35, oltre un quarto in meno rispetto al 2015.
Un’indicazione in più dello scollamento che si sta verificando ormai da anni fra le zone centrali del nostro comune e i paesi più decentrati. Un tema che, tra l’altro, è entrato di prepotenza anche nell’ultima campagna elettorale. E sta proprio alla politica mantenere le promesse e cercare di invertire la rotta.
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