Il Tirreno

Lucca

Il cda “operaio” prova a dare la svolta alla Coop Morelli   

di Alessandro Bientinesi
Il cda “operaio” prova a dare la svolta alla Coop Morelli   

Dopo il buco da 4 milioni e mezzo di euro approvato un piano ambizioso per rientrare del debito entro la fine del 2018

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LUCCA. Il buco è di quelli importanti: 4.489.000 euro. Non certo il modo migliore per “festeggiare” i 55 anni dalla fondazione di una cooperativa composta da 228 soci e che oggi dà lavoro ad altri 700 dipendenti. Nel gennaio scorso l’approvazione di un piano “lacrime e sangue” per evitare la messa in liquidazione. Subito dopo il terremoto con le dimissioni in blocco del consiglio di amministrazione. Per la Cooperativa Morelli, nata nel 1962 come azienda di facchinaggio e cresciuta fino ad espandersi su altri settori, dai servizi specializzati di pulizia e igiene passando per logistica, cura ambientale e gestione del cliente, il momento più difficile. Serve una svolta e la svolta arriva il 10 febbraio, quando viene eletto in nuovo cda e per la prima volta i “colletti blu” superano i “colletti bianchi”. Tra presidente, vicepresidente e altri cinque membri 4 elementi sono del settore operativo, 3 di quelli impiegatizio. E viene approvato un piano, in contrasto con quello proposto dal precedente consiglio di amministrazione, ambizioso: rientrare dal debito di quasi 4 milioni e mezzo di euro entro la fine del 2018 e non del 2022, mantenendo da luglio 2017 e per il futuro gli stipendi dei soci inalterati.La nuova avventura porta la firma di Lorenzo Giuntini, giovane presidente, Vittorio Lucchesi, vicepresidente, Filippo Morosi, Angelo Massei, Aldo Monferrato, Valerio Pellinacci e Salvatore Topo.

«Abbiamo ereditato una situazione difficile dal punto di vista economico finanziario, con un piano in contrasto alla crisi approvato dall’assemblea il 28 gennaio molto pesante per tutto il corpo sociale - spiega il nuovo presidente Giuntini -. Riduzione del 10% degli stipendi dei 228 soci, il tutto fino al 2022. Più una serie di altri interventi».

Un piano difficile da accettare ma che, al 28 gennaio, non aveva alternative. Meglio, una c’era: la messa in liquidazione. Il sacrificio chiesto, però, era grande e le prospettive difficili. Così come tornare ad avere credibilità nei confronti del corpo sociale, dei lavoratori e dei clienti. Tutti importanti, dal pubblico al privato, e con fatturati da milioni di euro.

«Abbiamo ereditato anche un corpo sociale scosso, anzi, proprio arrabbiato - prosegue Giuntini -. Il primo passo che abbiamo fatto come nuovo cda è stato quello di procedere a recuperare tutti i crediti esigibili il prima possibile. Poi abbiamo analizzato le commesse sulle quali la Cooperativa Morelli stava lavorando. Abbiamo distinto le commesse “buone” da quelle “cattive”».

In altre parole capire quali commesse erano in utile e quale in rosso. Analisi durata neanche due mesi con un verdetto chiaro. «Le commesse ferroviarie per una lunga serie di motivi sono quelle che non producevano utili - spiega il presidente -. Sia quelle dirette con Trenitalia, dalle quali non siamo ancora del tutto usciti ma sulle quali puntiamo a limitare le perdite, sia quelle indirette tramite il consorzio Cncp di Roma (consorzio nazionale cooperative portabagagli ndr) dalle quali siamo usciti subito. Queste prime decisione sono state così ovvie ai nostri occhi da non capire perché tali decisione non siano state prese prima, non ci voleva certo un costruttore di razzi nucleari per capirlo».

Scelte sbagliate di chi guidava la cooperativa, dunque, ma anche una gestione interna da rivedere. «Quello è stato il terzo passaggio fatto, in rottura col passato - precisa Giuntini -. Prima l’organizzazione della cooperativa era strutturato con divisioni di funzione. Quindi c’era un direttore generale, che era l’ex presidente Paolo Amazzini, e altre quattro direzioni, personale, amministrativo, tecnico e commerciale, con altri direttori. Noi abbiamo avocato al cda tutti i poteri funzionali».

Scelta vincente per avere una migliore capacità di intervento e in tempi più brevi vista la gravissima crisi in corso. Da qui si arriva agli incontri settimanali del cda e poi almeno quattro con il corpo sociale. Incontri duri, ma che i nuovi rappresentanti affrontano a viso aperto, con trasparenza e condivisione. Stessa cosa fatta con i clienti per rafforzare la propria credibilità. E iniziando ad elaborare un piano alternativo a quello lacrime e sangue emerso dall’assemblea del 28 gennaio. «Abbiamo chiesto un sacrificio, ovviamente, ai soci ma proposto un piano alternativo - spiega Giuntini insieme a due dei consiglieri, Morosi e Monferrato -. Anziché applicare il 10% della decurtazione degli stipendi dei 228 soci, copriremo la perdita con un sacrificio importante ma che guarda al futuro: utilizzeremo 7000 degli 8250 euro della quota sociale pro capite per rientrare del “buco”. Oltre a questo intervento, che dovrebbe portare nelle casse oltre un milione e mezzo di euro, il piano prevede di utilizzare le riserve presenti in cooperativa, la rinuncia alla 14ª del 2018 e ai permessi per i prossimi due anni». Il nuovo piano, approvato insieme al bilancio il 23 giugno scorso, dovrebbe riportare la Cooperativa Morelli in pareggio entro il 31 dicembre 2018. E già a luglio la busta paga sarà di nuovo intera. «C’è da capire come, in 55 anni di storia, si sia arrivati a questa situazione - concludono i nuovi membri del cda -. Bisognava non essere scalfiti da questa crisi, invece si è sfiorato il fallimento». Un solo dato potrebbe dare una prima risposta: negli ultimi 30 anni solo nel 1989 c’è stata una distribuzione degli utili con i soci.

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