Il Tirreno

Lucca

Il caro affitti morde  e il Puccini va all’asta 

di Gianni Parrini
Il caro affitti morde  e il Puccini va all’asta 

Benedetti: «Agevolazioni Imu per chi tiene i canoni bassi»

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LUCCA. Siamo al punto di non ritorno. Il centro storico di Lucca negli ultimi anni ha subito una profonda mutazione dovuta al boom del turismo. Da tempo vi raccontiamo di come questa trasfigurazione abbia provocato un aumento dei canoni di locazione dei fondi che ospitano negozi, bar e ristoranti. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: chiusura delle attività storiche, sostituite da franchising o grandi marche, unici soggetti in grado di accollarsi affitti da capogiro. Emblematica la vicenda del ristorante Puccini, in corte San Lorenzo, a due passi dal museo dedicato al maestro. Chiuso da inizio anno a seguito dell’istanza di fallimento presentata da due dipendenti della società in accomandita semplice Nonazia per compensi non percepiti, lo storico locale cerca nuovi imprenditori. Il 18 luglio andrà all’asta per la seconda volta. La prima c’era stata a inizio giugno ed era andata deserta. Ora ci si prova di nuovo con un prezzo ribassato di circa 10mila euro. In totale servono perlomeno 30.488 euro (base d’asta) e l’offerta va presentata entro le 12 del 17 luglio, alla cancelleria fallimentare del tribunale di Lucca, con assegno circolo di almeno il 10% a mo’ di caparra. Il locale è al momento nella disponibilità del curatore fallimentare Massimo Capanni, che ha già provveduto al licenziamento del personale in forza alla data del fallimento. È bene precisare che l’immobile che ospitava l’attività non rientra tra i beni oggetto della vendita. All’asta vanno solo attrezzature, impianti, mobili e complementi di arredo nonché l’avviamento, che consentirà agli eventuali compratori di continuare a usare il vecchio nome. Vedremo se qualcuno si farà avanti. Certo è che poi l’eventuale nuovo aggiudicatario dovrà negoziare il canone di locazione con i proprietari del fondo. E qui sorge il problema. Il locale, sia per posizione che per nome, fa gola a molti imprenditori del settore. Prima di presentare un’offerta al curatore dell’asta, a quanto ci risulta, qualcuno si è informato con i proprietari del fondo sui costi dell’affitto. E la risposta ricevuta ha scoraggiato gli interessati. Non si tratta di cifre esagerate e fuori mercato e il problema ormai è proprio questo: per affittare un fondo commerciale nella zona di pregio del centro ormai ci vogliono molti, molti soldi. Circa 40 euro al metro quadro, stando ai dati Omi, ovvero 4.000 euro al mese per 100 metri quadrati, che per un ristorante è misura piuttosto contenuta. Ma così vanno gli affari e le rilevazioni dell’osservatorio del mercato immobiliare dicono che il trend è in netta crescita negli ultimi anni.

Sul tema interviene anche Benedetto Stefani, presidente del sindacato ristoratori provinciali e membro di giunta esecutiva nazionale di Fipe, che propone agevolazioni fiscali per calmierare i prezzi degli affitti. «Per cercare di avere canoni di locazione più congrui si potrebbe prevedere un’aliquota Imu ridotta per chi tiene gli affitti bassi – spiega – Un po’ come avviene per gli immobili ad uso abitativo dove i proprietari che applicano il canone concordato si trovano un’ aliquota molto più bassa del 10,6 o del 9,6 per mille che si paga sui fondi commerciali. Un sistema innovativo – conclude Stefani – su cui la nuova amministrazione comunale dovrebbe riflettere per cercare di frenare l’impennata degli affitti che i negozi storici».

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