La manifestazione
«E ora chi lo chiamerà più al cellulare?»
Il leader del centrodestra rischia l’effetto boomerang per modi e tempi di diffusione della registrazione
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LUCCA. È vero, non esiste situazione che non possa essere descritta con un vecchio adagio. E per l’attuale diatriba politica lucchese “muoia Sansone con tutti i filistei” pare perfetto. I filistei sono gli esponenti del Pd, accusati dal candidato sindaco del centrodestra Remo Santini di aver tramato contro il loro stesso candidato. Un “boccone avvelenato” fatto di telefonate registrate e messaggi via Facebook destinato, al di là delle dichiarazioni di facciata, a creare un clima di sospetto reciproco nel campo avversario. E, in questo senso, si può dire che l’operazione di Santini potrebbe funzionare, ma a quale prezzo? Sì, perché se quelli del Pd sono i filistei, Santini rischia di diventare Sansone, e di venire travolto – come un lanciatore di boomerang – dalle accuse che ha lanciato.
Una delle prime accuse in questo senso non arriva dal centrosinistra, ma da destra. Da quella destra rappresentata dall’ex esponente di Fratelli d’Italia Marco Santi Guerrieri, che in campagna elettorale non ha risparmiato critiche a Santini. Sul suo profilo Fb ha definito la scelta di rendere note quelle conversazioni una sciocchezza (usando un termine un po’più crudo): «Una delle cose più gravi che in politica puoi fare sono queste (sciocchezze). È scorretto, terribilmente scorretto mettere in chiaro telefonate registrate soprattutto se dichiarate riservate. Ora chi lo chiamerà più al cellulare? ».
Con più argomentazioni arriva sostanzialmente alle stesse conclusioni Francesco Colucci, tra i promotori della lista Rinascimento, a sostegno di Donatella Buonriposi al primo turno e che al ballottaggio si era schierato con Tambellini. Colucci parla di “quattro facce di bronzo di Santini”: «Ha un rapporto di anni di amicizia con Remaschi, ma appena riceve una sua telefonata, brevissima tra l’altro, la registra. Come fa, visti i pochi secondi della conversazione? Vuol dire che è attrezzato e lo fa con tutti coloro che gli telefonano. Abbiamo un “registratore seriale. Devo cancellare il numero, chiamarlo è un rischio mortale, per tutti. Chissà quante telefonate ha registrato prima, durante e dopo la campagna elettorale». Colucci contesta pure i tempi e i modi della diffusione della telefonata, arrivata solo dopo il ballottaggio («Se vinceva col cavolo che la faceva sentire»), e smentisce le accuse a Remaschi («Più volte è intervenuto, in nome della nostra vecchia amicizia, perché facessimo questa scelta a favore di Tambellini»).
«Se Tambellini non l’avesse spuntata – è la chiosa – ci saremmo trovati un sindaco che oltre non essere all’altezza del suo compito, avrebbe probabilmente fatto spendere al Comune un sacco di soldi per allestire un sofisticato impianto di registrazione per telefonate e incontri che avrebbe fatto da sindaco».
Luigi Spinosi
Una delle prime accuse in questo senso non arriva dal centrosinistra, ma da destra. Da quella destra rappresentata dall’ex esponente di Fratelli d’Italia Marco Santi Guerrieri, che in campagna elettorale non ha risparmiato critiche a Santini. Sul suo profilo Fb ha definito la scelta di rendere note quelle conversazioni una sciocchezza (usando un termine un po’più crudo): «Una delle cose più gravi che in politica puoi fare sono queste (sciocchezze). È scorretto, terribilmente scorretto mettere in chiaro telefonate registrate soprattutto se dichiarate riservate. Ora chi lo chiamerà più al cellulare? ».
Con più argomentazioni arriva sostanzialmente alle stesse conclusioni Francesco Colucci, tra i promotori della lista Rinascimento, a sostegno di Donatella Buonriposi al primo turno e che al ballottaggio si era schierato con Tambellini. Colucci parla di “quattro facce di bronzo di Santini”: «Ha un rapporto di anni di amicizia con Remaschi, ma appena riceve una sua telefonata, brevissima tra l’altro, la registra. Come fa, visti i pochi secondi della conversazione? Vuol dire che è attrezzato e lo fa con tutti coloro che gli telefonano. Abbiamo un “registratore seriale. Devo cancellare il numero, chiamarlo è un rischio mortale, per tutti. Chissà quante telefonate ha registrato prima, durante e dopo la campagna elettorale». Colucci contesta pure i tempi e i modi della diffusione della telefonata, arrivata solo dopo il ballottaggio («Se vinceva col cavolo che la faceva sentire»), e smentisce le accuse a Remaschi («Più volte è intervenuto, in nome della nostra vecchia amicizia, perché facessimo questa scelta a favore di Tambellini»).
«Se Tambellini non l’avesse spuntata – è la chiosa – ci saremmo trovati un sindaco che oltre non essere all’altezza del suo compito, avrebbe probabilmente fatto spendere al Comune un sacco di soldi per allestire un sofisticato impianto di registrazione per telefonate e incontri che avrebbe fatto da sindaco».
Luigi Spinosi
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