Il Tirreno

Lucca

Da Lucca a New York per una brillante carriera 

di Alessandro Petrini
Da Lucca a New York per una brillante carriera 

Si racconta in esclusiva Federico Favali, trentacinquenne compositore lucchese Nella Grande Mela insegna all’università e lavora alla stesura di nuovi brani e opere

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LUCCA. Da Lucca a New York per amore della musica e della composizione. A 35 anni il compositore Federico Favali, nato e cresciuto nella città delle Mura, si è già conquistato una voce tutta sua sulla nell’Enciclopedia Treccani e su Wikipedia, dove viene citato anche in inglese e in spagnolo. «Il mio nome sta girando molto a livello internazionale – dice lui – ma i riscontri che ho in questo momento sono solamente il punto di un percorso che ho iniziato diversi anni fa e che si sta sviluppando in tutto il mondo».

Dieci mesi fa è arrivato negli Stati Uniti per lavorare alla Nyu, la New York University, dove oltre a insegnare musica sta studiando le relazioni tra la musica e il cinema. «Stare qua è importantissimo – prosegue – perché questa metropoli è la capitale della musica contemporanea. C’è una vita culturale molto attiva e ogni sera c’è almeno un evento. È possibile conoscere musicisti di primo livello e persone che sono disposte a investire sulla cultura e sulla musica. È questa la vera differenza con l’Europa, dove è molto difficile trovare fondazioni disposte a investire così tanto sull’arte».

E poi c’è un forte interesse verso l’esterno e un riconoscimento del talento e delle capacità che va oltre il protezionismo per l’identità americana. «All’inizio c’è un po’ di difficoltà per accedere al giro della scena musicale newyorkese, che ha un livello molto alto ed è estremamente competitiva. Ora ho diverse offerte dal Sudamerica ma mi piacerebbe rimanere qui ancora qualche anno. Il mio obiettivo è portare avanti la carriera di compositore e in parallelo diventare un accademico perché dagli allievi imparo tantissimo ed è una forma di sapere alla quale non voglio rinunciare».

Intanto per il momento ha esecuzioni in tutto il mondo – le ultime in Germania e in Australia – e sta lavorando a due grandi progetti: uno in Cina per un pezzo strumentale e uno in Sudamerica per un’opera. Mentre a luglio sarà alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia perché è stato selezionato per una residenza.

Ci vuole coraggio per lasciare gli affetti e le sicurezze di casa per affrontare i sacrifici quotidiani cui ti costringe una città con il costo della vita alle stelle. Lui però risponde che si trova esattamente al punto in cui aveva sempre sognato di essere.

La sua giornata si sviluppa nel Village, nel cuore di Manhattan, e mentre studia e compone musica, dalle finestre della Elmer Holmes Bobst Library si vedono la statua di Garibaldi e l’Arco di Trionfo di Washington Square, chiari riferimenti alla cultura di casa nostra.

«Nella mia musica c’è molto di Lucca – dice lui – perché è una città dove ho vissuto trent’anni e la mia musica parla della mia vita. Mi sento l’anello più recente di una tradizione importante com’è quella della tradizione musicale lucchese. Nelle mie composizioni ho inglobato e fatto citazioni, sono partito da frammenti di musiche lucchesi per costruire altri pezzi».

Proprio a Lucca, tre anni fa, è andata in scena la sua prima opera prodotta dal Teatro del Giglio, “Il crollo di casa Usher” di cui in questi mesi sta rivedendo la partitura.

Della scena musicale lucchese ricorda in particolare il concerto curato un anno fa in San Francesco per la Fondazione Cassa di Risparmio. «Credo sia stato veramente l’evento musicale dell’anno. Un concerto inteso non in senso tradizionale ma in maniera ciclica sia come programma e sia perché i musicisti si spostavano nella chiesa a seconda del pezzo che eseguivano. Un’idea nuova del concept del concerto che spero abbia lasciato il segno», conclude Favali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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