Sicurezza
Santini: «Vi faccio ascoltare la telefonata choc»
I veleni non finiscono, anche se sia centrodestra che centrosinistra invitano ad abbassare i toni
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LUCCA. Da più parti si cerca di abbassare i toni, di riportare nei ranghi, alla calma, l’atmosfera incandescente del pre e post ballottaggio. Si cerca in sostanza di stemperare sulle affermazioni choc di Remo Santini, il candidato del centrodestra sconfitto per 361 voti da Alessandro Tambellini, in merito a una telefonata che l’assessore Marco Remaschi avrebbe fatto a Santini promettendogli di aiutarlo al secondo turno. E a una proposta che sempre Santini avrebbe ricevuto dal candidato Pd al consiglio Lucio Pagliaro circa un accordo sul voto disgiunto di alcuni elettori al primo turno: a Santini come sindaco, a Pagliaro come consigliere.
Il tentativo di stemperare arriva dal centrodestra, con l’imprenditore Michele Francesconi, uno dei principali fautori della candidatura di Santini che invita infatti a «ridurre i toni, che si stanno scaldando un po’ troppo, a calmare gli animi, rasserenare l’atmosfera: la politica deve avere una funzione molto più nobile».
Altro invito a dissolvere la polemica arriva dal centrosinistra, col commissario comunale Pd di Lucca (e responsabile enti locali del Pd regionale) Stefano Bruzzesi, il quale sottolinea che «la stagione dei veleni è finita. È comprensibile l’amarezza di chi è stato sconfitto. Ai lucchesi i chiacchiericci non interessano: attendono piuttosto che la maggioranza cominci a lavorare per la città e la minoranza a fare le sue proposte. Per me la vicenda è conclusa».
Ma Santini, se da una parte si dice concorde con le affermazioni di Francesconi sulla necessità di abbassare i toni, dall’altra non può fare a meno di chiudere i conti con una «aggressione mediatica» di cui si ritiene destinatario e vittima. E nei contenuti dell’aggressione ci mette anche il video diffuso negli ultimi giorni di campagna elettorale dal Pd regionale con i due consiglieri regionali - attori che parlano delle elezioni a lunga durante un viaggio in auto.
Santini sottolinea che «non si può subire così un’aggressione mediatica». E oggi, 30 giugno, alle 15,30 al bar La Stella a Sant’Anna, si toglierà tutti i sassolini dalle scarpe. Racconterà ciò che non ha raccontato finora e farà ascoltare, lo annuncia, la registrazione della telefonata avuta con Remaschi. «Così chiuderò la stagione dei veleni - sottolinea -. Poi si comincia a lavorare». Avrebbe fatto queste rivelazioni adesso anche se fosse stato lui ad essere eletto sindaco? «Assolutamente sì - risponde -, queste rivelazioni le avrei fatte adesso».
Non la pensa così Gianni Giannini, segretario del circolo Pd Lucca sud. «Se si è a conoscenza di un reato e di dubbi comportamenti, l’atto migliore è non aspettare troppo tempo per denunciare pubblicamente le pressioni subite. Invece Santini aspetta il risultato delle elezioni, a lui sfavorevole e invece di prendere atto della sconfitta rilancia con accuse infamanti, sia alle persone che alla regolarità del voto, con un intento più oscuro».
«Da attivo militante del Pd - continua Giannini - chiedo che le accuse da lui formulate sui due esponenti del Pd facciano un passo avanti e vengano dimostrate a prescindere dalle smentite degli interessati senza aspettare incontri chiarificatori. Metta le registrazioni online, le divulghi alla stampa e si faccia personalmente carico della veridicità delle sue rivelazioni. Il suo atto d’accusa, se convalidato di prove, sarà motivo di riflessione interna nel partito».(b.a.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il tentativo di stemperare arriva dal centrodestra, con l’imprenditore Michele Francesconi, uno dei principali fautori della candidatura di Santini che invita infatti a «ridurre i toni, che si stanno scaldando un po’ troppo, a calmare gli animi, rasserenare l’atmosfera: la politica deve avere una funzione molto più nobile».
Altro invito a dissolvere la polemica arriva dal centrosinistra, col commissario comunale Pd di Lucca (e responsabile enti locali del Pd regionale) Stefano Bruzzesi, il quale sottolinea che «la stagione dei veleni è finita. È comprensibile l’amarezza di chi è stato sconfitto. Ai lucchesi i chiacchiericci non interessano: attendono piuttosto che la maggioranza cominci a lavorare per la città e la minoranza a fare le sue proposte. Per me la vicenda è conclusa».
Ma Santini, se da una parte si dice concorde con le affermazioni di Francesconi sulla necessità di abbassare i toni, dall’altra non può fare a meno di chiudere i conti con una «aggressione mediatica» di cui si ritiene destinatario e vittima. E nei contenuti dell’aggressione ci mette anche il video diffuso negli ultimi giorni di campagna elettorale dal Pd regionale con i due consiglieri regionali - attori che parlano delle elezioni a lunga durante un viaggio in auto.
Santini sottolinea che «non si può subire così un’aggressione mediatica». E oggi, 30 giugno, alle 15,30 al bar La Stella a Sant’Anna, si toglierà tutti i sassolini dalle scarpe. Racconterà ciò che non ha raccontato finora e farà ascoltare, lo annuncia, la registrazione della telefonata avuta con Remaschi. «Così chiuderò la stagione dei veleni - sottolinea -. Poi si comincia a lavorare». Avrebbe fatto queste rivelazioni adesso anche se fosse stato lui ad essere eletto sindaco? «Assolutamente sì - risponde -, queste rivelazioni le avrei fatte adesso».
Non la pensa così Gianni Giannini, segretario del circolo Pd Lucca sud. «Se si è a conoscenza di un reato e di dubbi comportamenti, l’atto migliore è non aspettare troppo tempo per denunciare pubblicamente le pressioni subite. Invece Santini aspetta il risultato delle elezioni, a lui sfavorevole e invece di prendere atto della sconfitta rilancia con accuse infamanti, sia alle persone che alla regolarità del voto, con un intento più oscuro».
«Da attivo militante del Pd - continua Giannini - chiedo che le accuse da lui formulate sui due esponenti del Pd facciano un passo avanti e vengano dimostrate a prescindere dalle smentite degli interessati senza aspettare incontri chiarificatori. Metta le registrazioni online, le divulghi alla stampa e si faccia personalmente carico della veridicità delle sue rivelazioni. Il suo atto d’accusa, se convalidato di prove, sarà motivo di riflessione interna nel partito».(b.a.)
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