Il Tirreno

Lucca

La gang cinese delle rapine chiede il rito abbreviato 

di Luca Tronchetti
La gang cinese delle rapine chiede il rito abbreviato 

Il 13 dicembre 2015 avevano picchiato e derubato un connazionale di 72 anni titolare dei magazzini “Caspita”. A fine luglio c’era il rischio della scarcerazione

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SEGROMIGNO. Il rito abbreviato impedisce alla gang dei rapinatori cinesi di uscire di carcere a fine luglio per decorrenza termini di custodia cautelare. Uno sconto di pena fondamentale per evitare che i malviventi venissero liberati e di lì a poco sparire dall’Italia e dalle aule di giustizia. Così il 16 ottobre - davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri - i quattro componenti la banda che imperversava tra la Toscana e l’Emilia nel periodo compreso tra il 2013 e la fine del 2015 subiranno una condanna più mite con lo sconto di un terzo della pena in virtù del rito scelto che consente una proroga dei termini di custodia di sei mesi. Il 16 ottobre il giudice deciderà relativamente a una sola rapina: quella datata 13 dicembre 2015 in via dei Bugni a Segromigno in Monte. Vittima del commando cinese un connazionale di 72 anni: l’imprenditore titolare dei magazzini «Caspita» con un negozio affacciato sul viale Europa a Lammari. All’anziano fu teso un agguato. La sera di Santa Lucia mentre apriva la porta di casa per depositare la spazzatura nel cassonetto venne aggredito dai quattro cinesi, volto travisato da sciarpe e cappelli e uno dei quali armato di una pistola, rivelatasi poi una scacciacani. L’imprenditore con gli occhi a mandorla venne picchiato a sangue e legato con dei lacci al letto mentre i componenti la gang rovistavano nella casa impossessandosi di denaro, gioielli e monili per un valore di ventimila euro. A dare l’allarme fu la stessa vittima riuscita, circa mezz’ora dopo e con l’aiuto della figlia nel frattempo rincasata, a liberarsi ed avvertire i carabinieri. Dalle indagini emerse chiaramente che i malfattori conoscevano bene le abitudini della vittima e gli spostamenti delle persone che vivevano nella casa.

In carcere e alla sbarra. Otterranno il rito abbreviato, con conseguente sconto di un terzo della pena, i quattro cinesi ancora detenuti: Zou Zhipeng, 50 anni; Sha Jianhui, 26 anni; Che Zhi Peng, 28 anni e Wang Zecheng di 47. Stando ai carabinieri sarebbero una cinquantina le rapine riconducibile alla banda dei cinesi.

Le indagini. L’inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Elena Leone, e affidata ai carabinieri porta subito a scoprire che alcuni asiatici facenti parte della banda dimorano a Prato e sono già sospettati di colpi analoghi. Nulla tenenti e senza lavoro, ma dediti alla bella vita e in grado di mantenere i contatti con la Cina. Arrivati in Italia grazie a un visto che certifica lo status di “cittadini modello” in realtà i quattro cinesi, grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, stavano preparandosi a commettere altri crimini. Sono tutti accusati, a vario titolo, di rapina, lesioni e sequestro di persona aggravati e in concorso.

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