Proteste
MANIFESTAZIONE
Coldiretti a Roma per il Ceta
Anche agricoltori lucchesi in piazza contro l’accordo commerciale
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LUCCA. Sono ormai numerose le realtà della società civile, del mondo sindacale, produttivo e dell’ambientalismo che esprimono forti preoccupazioni sugli impatti economici e sociali del Ceta (comprehensive economic and trade agreement), l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada con la sottoscrizione del documento “Free and air alla ricerca di un commercio libero e giusto”. Prestigiose le firma in calce al documento: Coldiretti, Cgil, Legambiente, Adusbef, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Fairwatch e Greenpeace.
Adesso il livello del confronto si alza e ieri un presidio di agricoltori di Coldiretti è partito alla volta della capitale per un sit-in in piazza del Pantheon a pochi passi dal senato. Nutrita la delegazione toscana che ha visto presenti agricoltori provenienti dalle provincie di Lucca, Massa Carrara, Livorno e Pisa guidate dai direttori delle Coldiretti provinciali Ascolese e Fantini. Obiettivo sensibilizzare i decisori per un esame approfondito dell’accordo che presenta aspetti controversi ed effetti dirompenti sull’ordinamento democratico, l’uguaglianza di fronte alla legge, l’occupazione, il settore agricolo e agroalimentare, i diritti dei consumatori e dei lavoratori, il settore dei servizi, il principio di precauzione, la salute e l’ambiente.
Il livello del confronto si stende però anche su tutto il territorio nazionale e stamani Tulio Marcelli e Antonio De Concilio, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Toscana, hanno incontrato il presidente della giunta regionale Enrico Rossi ed il sindaco di Firenze Dario Nardella, per consegnare ad entrambi una proposta di delibera da inserire l’ordine del giorno nella prima giunta utile delle rispettive amministrazioni per una discussione ed una condivisione dell’azione di Coldiretti.
L’accordo Ceta non fa dormire sonni tranquilli al mondo agricolo toscano. «Questo accordo è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza, delle ricadute sanitarie e ambientali, oltre che occupazionali». ha detto Marcelli.
«Non siamo contrari ai trattati, ma occorre che in questi sia riservata alle produzioni agroalimentari una particolare attenzione che ne tuteli la distintività – dice Antonio De Concilio direttore regionale di Coldiretti Toscana – e possa garantirne la salubrità, la protezione dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori. Il Ceta non elimina l’ambiguità in cui versano le indicazioni geografiche italiane, al contrario interviene a vantaggio delle lobby su una situazione caratterizzata dal 90% per cento dei formaggi di tipo italiano consumati in Canada di produzione locale».
Adesso il livello del confronto si alza e ieri un presidio di agricoltori di Coldiretti è partito alla volta della capitale per un sit-in in piazza del Pantheon a pochi passi dal senato. Nutrita la delegazione toscana che ha visto presenti agricoltori provenienti dalle provincie di Lucca, Massa Carrara, Livorno e Pisa guidate dai direttori delle Coldiretti provinciali Ascolese e Fantini. Obiettivo sensibilizzare i decisori per un esame approfondito dell’accordo che presenta aspetti controversi ed effetti dirompenti sull’ordinamento democratico, l’uguaglianza di fronte alla legge, l’occupazione, il settore agricolo e agroalimentare, i diritti dei consumatori e dei lavoratori, il settore dei servizi, il principio di precauzione, la salute e l’ambiente.
Il livello del confronto si stende però anche su tutto il territorio nazionale e stamani Tulio Marcelli e Antonio De Concilio, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Toscana, hanno incontrato il presidente della giunta regionale Enrico Rossi ed il sindaco di Firenze Dario Nardella, per consegnare ad entrambi una proposta di delibera da inserire l’ordine del giorno nella prima giunta utile delle rispettive amministrazioni per una discussione ed una condivisione dell’azione di Coldiretti.
L’accordo Ceta non fa dormire sonni tranquilli al mondo agricolo toscano. «Questo accordo è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza, delle ricadute sanitarie e ambientali, oltre che occupazionali». ha detto Marcelli.
«Non siamo contrari ai trattati, ma occorre che in questi sia riservata alle produzioni agroalimentari una particolare attenzione che ne tuteli la distintività – dice Antonio De Concilio direttore regionale di Coldiretti Toscana – e possa garantirne la salubrità, la protezione dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori. Il Ceta non elimina l’ambiguità in cui versano le indicazioni geografiche italiane, al contrario interviene a vantaggio delle lobby su una situazione caratterizzata dal 90% per cento dei formaggi di tipo italiano consumati in Canada di produzione locale».
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