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Imam espulso, chiesta l’udienza 

Imam espulso, chiesta l’udienza 

I legali dell’immigrato allontanato dall’Italia nel maggio 2015 vogliono il pronunciamento del Tar

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LUCCA. Gli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli che dall’aprile scorso difendono Abdelmounaim Haida, 35 anni, l’imam marocchino che risiedeva a Camigliano con la famiglia e che è stato espulso dall’Italia perché accusato di aver assunto con i fedeli della moschea di Capannori toni radicali nei confronti dell’Europa, chiedono a distanza di due anni che il Tar del Lazio fissi al più presto un’udienza di merito per discutere del suo caso. «Da due anni - dicono - quest’uomo aspetta di sapere perché è stato strappato dalla sua famiglia ed espulso dall’Italia. Non è accusato di alcun reato e ha diritto alla difesa».

I fatti. Il 28 marzo 2015 nei confronti dell’immigrato, autista di una lavanderia e residente da una decina d’anni nella Piana, venne disposta la revoca del permesso di soggiorno e il giudice rigettò il ricorso in favore dell’imam ritenuto dalla questura «una minaccia per la sicurezza dello Stato». Il provvedimento di espulsione fu voluto direttamente dall’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Per gli inquirenti, infatti, l’autista - che frequentava un centro di preghiera islamica a Capannori fungendo le funzioni dell’imam - aveva assunto con i fedeli toni oltranzisti nei confronti dell’Europa arrivando a pronunciare durante i suoi sermoni parole di fuoco verso i »kuffar» cioè i miscredenti. Il predicatore aveva esternato palesi propensioni anti occidentali e vicinanza all’ideologia jihadista. Sosteneva con forza la necessità per i musulmani di portare avanti la parola di Allah modificando le abitudini dei popoli occidentali.

L’intervista. Raggiunto al telefono in Marocco dove vive da due anni dopo essere stato rimpatriato, Haida attacca Al Queda: «L’Islam è pace, amore e serenità. Isis e Al Queda sono un’accozzaglia di delinquenti che reclutano per i loro crimini soprattutto persone giovanissime. Coloro che non conoscono davvero la religione musulmana». In Italia ha lasciato la sua famiglia, la moglie Maria Carlotta Gorgoni, originaria di Pisa e convertita all’Islam, e quattro figli. «Quando guardo negli occhi i miei figli - dice l’imam - ho la coscienza pulita perché non ho fatto niente di male. Mi sento italiano, più che marocchino. E voglio tornare in quello che reputo il mio Paese. Credo di essere vittima di un interprete della questura di Lucca che ha volutamente tradotto in maniera diversa i miei sermoni. Ce l’aveva con me dopo un litigio in moschea».



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