Gioco
Decine di falsi commercialisti mettono nei guai i loro clienti
di Matteo Tuccini
C’è chi improvvisa e chi compie vere e proprie truffe: alla fine a pagare è sempre il contribuente Saccardi (presidente dell’ordine): «Il termine è usato spesso impropriamente, ecco come tutelarsi»
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LUCCA. L’imprenditore edile stava facendo il suo lavoro. Con fatica, vista la crisi che ha colpito il suo settore più di altri, ma lo faceva. Poi l’amara scoperta: tasse e contributi dei dipendenti mai pagati per sette anni. Il professionista, o presunto tale, a cui si era rivolto non aveva neppure fatto l’iscrizione dell’azienda all’Inps. Non si era messo i soldi in tasca: semplicemente non lo aveva fatto. E così l’imprenditore si è ritrovato nei guai. Come se la crisi non bastasse.
È uno dei casi più clamorosi delle decine che vengono segnalati nella provincia di Lucca. Dove abbondano i falsi commercialisti: quelli che si spacciano apertamente come tali o fanno credere di esserlo, magari dietro un nome suggestivo. Tra di loro ci sono anche professionisti che hanno una qualifica vera: consulenti del lavoro, tributaristi o altro. Che possono gestire la contabilità, ma non firmare bilanci né perizie giurate. E soprattutto non possono appropriarsi del titolo di studio commercialista. Altri, invece, sono dei dilettanti: gente che ha una cognizione base della contabilità e delle normativa e che si propone di gestire i soldi degli altri, con compensi ridotti. Un fenomeno diffuso soprattutto tra le associazioni, a cui si rivolgono persone che fanno parte del mondo dell’associazionismo stesso. Chiedendo un contributo per la gestione dei conti. Infine ci sono i truffatori: in questi casi il problema non è la mancanza di titoli, ma la disonestà.
Insomma: capita di frequente di trovarsi davanti a dichiarazioni sbagliate, tasse non versate o versate in parte. Guasti che poi vengono riparati da un professionista. E, alla fine, è il cliente che dove pagare i danni.
È altrettanto vero che anche il professionista iscritto all’Ordine può sbagliare. Ma in quel caso le conseguenze sono un po’ diverse. «Molto spesso, purtroppo, il termine “commercialista” viene usato impropriamente – afferma Carla Saccardi, presidente dell’Ordine di Lucca – Il commercialista è obbligato a stipulare un’assicurazione professionale, che copre il cliente da eventuali danni derivanti dal proprio operato; è obbligato a frequentare corsi di aggiornamento e di specializzazione di almeno 30 ore annue; è obbligato a rispettare il codice deontologico pena la sospensione o, addirittura, la radiazione dall’albo. Inoltre – prosegue Saccardi – va sottolineato che il commercialista è un professionista che ha competenze in svariati settori del mondo giuridico, economico e finanziario e che quindi non si occupa solo di temi fiscali e di contabilità». Sull’esercizio abusivo della professione, spiegano dall’Ordine, «c’è stata una recente sentenza della Cassazione, numero 26. 617 del 27/6/2016, che ha confermato la condanna per il reato all’articolo 348 del codice penale di un soggetto che, avvalendosi di uno schermo societario, esercitava attività tipiche del commercialista senza il possesso del titolo di studio abilitativo. Invito pertanto – conclude Saccardi – tutti coloro che debbano avvalersi dell’opera di un commercialista di verificarne l’iscrizione all’albo tenuto dall’Ordine e consultabile on line sul sito www.odcec.lu.it».
È uno dei casi più clamorosi delle decine che vengono segnalati nella provincia di Lucca. Dove abbondano i falsi commercialisti: quelli che si spacciano apertamente come tali o fanno credere di esserlo, magari dietro un nome suggestivo. Tra di loro ci sono anche professionisti che hanno una qualifica vera: consulenti del lavoro, tributaristi o altro. Che possono gestire la contabilità, ma non firmare bilanci né perizie giurate. E soprattutto non possono appropriarsi del titolo di studio commercialista. Altri, invece, sono dei dilettanti: gente che ha una cognizione base della contabilità e delle normativa e che si propone di gestire i soldi degli altri, con compensi ridotti. Un fenomeno diffuso soprattutto tra le associazioni, a cui si rivolgono persone che fanno parte del mondo dell’associazionismo stesso. Chiedendo un contributo per la gestione dei conti. Infine ci sono i truffatori: in questi casi il problema non è la mancanza di titoli, ma la disonestà.
Insomma: capita di frequente di trovarsi davanti a dichiarazioni sbagliate, tasse non versate o versate in parte. Guasti che poi vengono riparati da un professionista. E, alla fine, è il cliente che dove pagare i danni.
È altrettanto vero che anche il professionista iscritto all’Ordine può sbagliare. Ma in quel caso le conseguenze sono un po’ diverse. «Molto spesso, purtroppo, il termine “commercialista” viene usato impropriamente – afferma Carla Saccardi, presidente dell’Ordine di Lucca – Il commercialista è obbligato a stipulare un’assicurazione professionale, che copre il cliente da eventuali danni derivanti dal proprio operato; è obbligato a frequentare corsi di aggiornamento e di specializzazione di almeno 30 ore annue; è obbligato a rispettare il codice deontologico pena la sospensione o, addirittura, la radiazione dall’albo. Inoltre – prosegue Saccardi – va sottolineato che il commercialista è un professionista che ha competenze in svariati settori del mondo giuridico, economico e finanziario e che quindi non si occupa solo di temi fiscali e di contabilità». Sull’esercizio abusivo della professione, spiegano dall’Ordine, «c’è stata una recente sentenza della Cassazione, numero 26. 617 del 27/6/2016, che ha confermato la condanna per il reato all’articolo 348 del codice penale di un soggetto che, avvalendosi di uno schermo societario, esercitava attività tipiche del commercialista senza il possesso del titolo di studio abilitativo. Invito pertanto – conclude Saccardi – tutti coloro che debbano avvalersi dell’opera di un commercialista di verificarne l’iscrizione all’albo tenuto dall’Ordine e consultabile on line sul sito www.odcec.lu.it».
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