Sicurezza
Gioiellieri a lezione contro le rapine
di Gianni Parrini
Orafi lucchesi a Pisa: «Raccolta di fondi per il collega Ferretti»
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LUCCA. La prima impressione non conta. Ma se di mestiere fate i gioiellieri non vi basterà esser bravi a valutare la purezza di un diamante o il peso in grammi di una catena d’oro, dovrete essere esperti in una materia ancor più complessa: capire chi avete davanti al primo colpo d’occhio. Alcuni ci sono portati, altri devono fare pratica e magari frequentare uno dei corsi anti-rapina che le associazioni di categoria organizzano. Sempre più spesso chi vende pregiati si trova esposto a pericoli di ogni genere: le rapine sono la punta (cruenta) dell’iceberg, ma dietro c’è altro. Dai furti con destrezza, allo spaccio di banconote false, fino all’utilizzo di carte di credito rubate. E se per caso i titolari si azzardano a fermare e accusare qualcuno (magari sbagliando) rischiano una denuncia per calunnia. Più che a vendere devono pensare a non prendere il “pacco” o, peggio ancora, a schivare rapine che spesso si portano dietro botte, coltellate, a volte proiettili. Lunedì i gioiellieri lucchesi saranno a Pisa alla manifestazione #iostocondaniele lanciata da Confcommercio per esprimere solidarietà a Daniele Ferretti, il collega pisano che pochi giorni fa ha sparato a un bandito entrato nel suo negozio a scopo di rapina. Uccidendolo. L’iniziativa prevede il ritrovo alle 21 davanti alla gioielleria di Ferretti, come segno di vicinanza fisica e morale all’imprenditore: durante la serata verrà effettuata anche una raccolta di fondi da destinare al sostentamento delle spese legali cui andrà incontro il gioielliere pisano. A farsi portavoce di questa adunata è Diego Landucci Pellegrini, presidente provinciale del sindacato Federdettaglianti orafi Confcommercio Lucca, che conta una 20 di associati solo in Lucchesia. «Invito tutti gli imprenditori e i cittadini che ne avranno la possibilità a venire con noi lunedì prossimo per manifestare vicinanza a un collega, ma prima di tutto a una persona che sta vivendo momenti terribili. Da fuori non sembra, ma noi gioiellieri siamo presi di mira: le rapine sono solo la parte più evidente dei rischi ma c’è molto altro: furti con destrezza, denaro falso, assegni scoperti. A volte rinunciamo a far vedere la merce solo per paura di chi abbiamo davanti o perché c’è troppa gente in negozio».
L’ultima rapina in una gioielleria lucchese risale al 12 gennaio 2016: Aldebrando Del Pecchia, titolare di Aldo Gioielli a Nave, venne ammanettato e picchiato col calcio della pistola da una banda di rapinatori. Prima ancora, nel 2012, fece scalpore il colpo alla Pedonesi, nella centralissima Fillungo: due uomini armati di pistola tennero sotto tiro il titolare e la figlia e si fecero consigliare rotoli d’oro. «Sì – commenta Landucci Pellegrini – sono le ultime ma chi fa il nostro mestiere percepisce che potrebbero capitare da un momento all’altro. Abbiamo allarmi, telecamere, sistemi di sicurezza collegati con gli istituti di vigilanza e poi ci sono le forze dell’ordine che fanno un eccellente lavoro ma purtroppo non simili atti avvengono in paio di minuti e chi entra per rapinare sa bene a quali rischi va incontro. Le armi? Qualcuno le tiene ed è comprensibile ma non credo siano una soluzione, non siamo per il Far West. Come in altre città abbiamo in programma corsi anti-rapina : servono ad apprendere accorgimenti utili per non trovarsi in difficoltà e forniscono supporto psicologico a chi è stato vittima di questi eventi o vive nella paura».
L’ultima rapina in una gioielleria lucchese risale al 12 gennaio 2016: Aldebrando Del Pecchia, titolare di Aldo Gioielli a Nave, venne ammanettato e picchiato col calcio della pistola da una banda di rapinatori. Prima ancora, nel 2012, fece scalpore il colpo alla Pedonesi, nella centralissima Fillungo: due uomini armati di pistola tennero sotto tiro il titolare e la figlia e si fecero consigliare rotoli d’oro. «Sì – commenta Landucci Pellegrini – sono le ultime ma chi fa il nostro mestiere percepisce che potrebbero capitare da un momento all’altro. Abbiamo allarmi, telecamere, sistemi di sicurezza collegati con gli istituti di vigilanza e poi ci sono le forze dell’ordine che fanno un eccellente lavoro ma purtroppo non simili atti avvengono in paio di minuti e chi entra per rapinare sa bene a quali rischi va incontro. Le armi? Qualcuno le tiene ed è comprensibile ma non credo siano una soluzione, non siamo per il Far West. Come in altre città abbiamo in programma corsi anti-rapina : servono ad apprendere accorgimenti utili per non trovarsi in difficoltà e forniscono supporto psicologico a chi è stato vittima di questi eventi o vive nella paura».
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