Il Tirreno

Lucca

Si smonta l’accusa all’assessore 

di Luca Tronchetti
Si smonta l’accusa all’assessore 

Il procuratore chiede l’archiviazione per Francesco Raspini e il vigile urbano

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LUCCA. Richiesta di archiviazione a tempo di record. Segno evidente che l’assessore alla polizia municipale Francesco Raspini e l’ispettore dei vigili urbani Massimo Urbani per la procura sono completamente estranei all’ipotesi di violazione di segreto d’ufficio contestata in merito ad un articolo pubblicato il 29 marzo sui giornali cartacei e in tempo reale sull’online inerente un’operazione legata ad un abbandono di rifiuti domestici e ingombranti sulla golena del Serchio. Basti pensare che nella mattinata di martedì 20 giugno l’assessore, assistito dall’avvocato Lodovica Giorgi, e l’ispettore della municipale, difeso dal legale Francesco Lastrucci, sono stati interrogati dal procuratore Pietro Suchan che alle 16,20 del pomeriggio ha inoltrato all’ufficio del giudice delle indagini preliminari la richiesta di archiviazione per entrambi gli indagati accludendo i verbali degli atti. Fine della storia con buona pace di tutti? Non proprio. Perché, se da un lato pare evidente la bontà e la regolarità dell’operato del politico e del vigile dopo le spiegazioni ben documentate al capo dell’ufficio requirente, dall’altro la vicenda non pare del tutto chiarita.

Le varie ipotesi. Se il gip ritiene che sussistano i presupposti per confermare la richiesta del pm e di fatto chiudere l’indagine emette ordinanza di archiviazione. Ma potrebbe pure rinviare gli atti in procura per disporre un’ulteriore integrazione d’indagine nei confronti di soggetti terzi ad oggi non indagati. Mentre è da escludere, «per tabulas», che il gip emetta un’ordinanza di imputazione coatta imponendo al pubblico ministero di formulare l’imputazione entro dieci giorni per i due quasi ex indagati.

Fuga di notizie. Resta aperta l’inchiesta parallela sulla fuga notizie coperte da segreto apparse sui siti on line e l’indomani sulla carta stampata legata proprio alla divulgazione delle indagini e delle informazioni di garanzia recapitate a mano all’assessore e al vigile urbano.

Versioni coincidenti. Le versioni fornite al procuratore da Raspini e Urbani coincidono. Il 29 marzo l’ex comandante della municipale Carmignani gira una mail - consegnata dall’avvocato Giorgi e quindi agli atti del procedimento - all’assessore Raspini. Un comunicato redatto dall’ispettore Urbani che aveva effettuato un’operazione di servizio su un abbandono di rifiuti nel Serchio a Cerasomma. Un comunicato che lo stesso comandante aveva chiesto all’ispettore di redigere. A quel punto Raspini chiede se quell’indagine è conclusa e può essere resa a conoscenza dei cittadini. Non ricevendo risposta negativa il comunicato viene girato all’ufficio stampa del Comune per essere rielaborato prima di essere inviato ai quotidiani e ai siti. Raspini, all’oscuro degli accertamenti non ancora conclusi dalla procura, si preoccupa di far togliere dal comunicato per motivi di privacy le iniziali dell’autotrasportatore che aveva scaricato i rifiuti. Una prova solare della sua buona fede.

La parola all’avvocato Giorgi. «La richiesta di archiviazione si fonda sugli elementi illustrati dal dottor Raspini nel corso dell’interrogatorio e verificati dal procuratore nella loro fondatezza. Raspini aveva osservato come il contenuto del “comunicato stampa” inviatogli non rivelasse in alcun modo il segreto da cui le notizie erano coperte, né tanto meno tale segretezza emergeva dalla forma del documento. Il comunicato era stato redatto su richiesta di un pubblico ufficiale e da esso proveniva: non vi era dunque motivo di dubitare della liceità della pubblicazione delle notizie in esso contenute, peraltro di indubbio interesse pubblico. Attendiamo a questo punto con fiducia la decisione del gip. Io e il dottor Raspini siamo grati al procuratore di aver disposto con massima sollecitudine l’interrogatorio e di aver, con pari sollecitudine, adottato le decisioni conseguenti. La divulgazione della notizia dell’indagine nei confronti dell’assessore, oltreché assolutamente deprecabile e costituire essa stessa fatto di reato, avrebbe rischiato di recare grave pregiudizio alla libera espressione del diritto di voto dei cittadini, in occasione del turno di ballottaggio».



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