Sicurezza
I giganti della scultura nelle piazze e sulle Mura
Mostra della Fondazione Ragghianti sul tema dell’“esplorazione del limite” Fra gli artisti che espongono all’aperto Igor Mitoraj, Sophia Vari e Gustavo Aceves
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LUCCA. Chi alza in questi giorni lo sguardo sopra Porta Elisa non può che rimanere stupito vedendo spiccare sopra la cerchia muraria due monumentali opere del famoso artista polacco Igor Mitoraj: le figure alate in bronzo rappresentano “Icaro” e “Icaria” e provengono dalla prestigiosa cornice del parco archeologico di Pompei, dove sono esposte per omaggiare l’autore che ha vissuto e lavorato per tanti anni a Pietrasanta. Il loro mettere in evidenza le Mura come luogo di relazione e osservatorio privilegiato sull’organizzazione urbana e sull’assetto territoriale a loro esterno, rende onore all’altrettanto importanza determinante nel tempo per la costruzione di un’identità cittadina ben definita.
Ecco forse l’esempio più lampante fra i tanti di un’iniziativa che sta prendendo corpo in città oltrepassando i confini del complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, snodandosi nel centro storico e sulle Mura, sua principale fonte d’ispirazione fisica.
Senza dimenticare le due sculture in bronzo datate 2002 dell’artista Sophia Vari, moglie di Botero, circondate dai resti del torrione cinquecentesco di Santa Croce, che creano una dialettica fra i confini dell’identità maschile e femminile, articolandola secondo forme astratte che testimoniano lo stretto legame dell’artista con la lezione delle avanguardie storiche e richiamano la policromia originaria della scultura ellenista.
In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti che cadrà il prossimo 3 agosto, la Fondazione Ragghianti a lui intitolata infatti promuove da venerdì 23 giugno con l’inaugurazione alle 18 fino al 3 settembre “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite”, mostra dedicata all’esplorazione del concetto di limite.
L’esposizione è a cura di Alessandro Romanini e vede 44 artisti internazionali viventi e non con una serie di opere presenti a confronto sui concetti di limite e confine, da tempo ormai alla ribalta della cronaca mediatica: alcune opere saranno esposte nella sede di San Micheletto, altre per le piazze e le strade della città.
La disseminazione delle opere nel contesto urbano (sono state scelte dieci location) costruisce una stretta relazione fra storia del luogo e storia dell’opera, rappresentato in maniera dinamica sulle Mura ed omaggia anche Pietrasanta, fiorente cittadina versiliese collocata a ridosso delle Alpi Apuane. In allestimento sul baluardo di San Donato anche un monumentale cavallo in bronzo posto alla sommità di un’imponente colonna di basalto accompagnata da altre quindici figure equestri realizzate dell’artista messicano Gustavo Aceves. L’opera, installazione di oltre cento cavalli dal titolo “Lapidarium”, è esposta in un tour mondiale, che si concluderà nel 2019 a Città del Messico.
L’artista russo Alexey Morosov espone invece sulla piattaforma di San Frediano due opere in bronzo e ferro, facenti parte dell’installazione scultorea “Pontifex Maximus”.
Un argomento, quello del limite, poi che nel percorso espositivo ospitato nelle sale di San Micheletto si affronta nei suoi aspetti “strutturali”, affrancandosi dalla dimensione documentaria e della spettacolarizzazione della sofferenza attraverso opere multidisciplinari accomunate da nuclei tematici e abbinate a un complesso di elementi testuali.
Le opere d’arte dialogano con i libri per amplificare lo sviluppo di possibili narrazioni, nonché di viaggi percettivi ulteriori per lo spettatore.
Gregorio Andreini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ecco forse l’esempio più lampante fra i tanti di un’iniziativa che sta prendendo corpo in città oltrepassando i confini del complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, snodandosi nel centro storico e sulle Mura, sua principale fonte d’ispirazione fisica.
Senza dimenticare le due sculture in bronzo datate 2002 dell’artista Sophia Vari, moglie di Botero, circondate dai resti del torrione cinquecentesco di Santa Croce, che creano una dialettica fra i confini dell’identità maschile e femminile, articolandola secondo forme astratte che testimoniano lo stretto legame dell’artista con la lezione delle avanguardie storiche e richiamano la policromia originaria della scultura ellenista.
In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti che cadrà il prossimo 3 agosto, la Fondazione Ragghianti a lui intitolata infatti promuove da venerdì 23 giugno con l’inaugurazione alle 18 fino al 3 settembre “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite”, mostra dedicata all’esplorazione del concetto di limite.
L’esposizione è a cura di Alessandro Romanini e vede 44 artisti internazionali viventi e non con una serie di opere presenti a confronto sui concetti di limite e confine, da tempo ormai alla ribalta della cronaca mediatica: alcune opere saranno esposte nella sede di San Micheletto, altre per le piazze e le strade della città.
La disseminazione delle opere nel contesto urbano (sono state scelte dieci location) costruisce una stretta relazione fra storia del luogo e storia dell’opera, rappresentato in maniera dinamica sulle Mura ed omaggia anche Pietrasanta, fiorente cittadina versiliese collocata a ridosso delle Alpi Apuane. In allestimento sul baluardo di San Donato anche un monumentale cavallo in bronzo posto alla sommità di un’imponente colonna di basalto accompagnata da altre quindici figure equestri realizzate dell’artista messicano Gustavo Aceves. L’opera, installazione di oltre cento cavalli dal titolo “Lapidarium”, è esposta in un tour mondiale, che si concluderà nel 2019 a Città del Messico.
L’artista russo Alexey Morosov espone invece sulla piattaforma di San Frediano due opere in bronzo e ferro, facenti parte dell’installazione scultorea “Pontifex Maximus”.
Un argomento, quello del limite, poi che nel percorso espositivo ospitato nelle sale di San Micheletto si affronta nei suoi aspetti “strutturali”, affrancandosi dalla dimensione documentaria e della spettacolarizzazione della sofferenza attraverso opere multidisciplinari accomunate da nuclei tematici e abbinate a un complesso di elementi testuali.
Le opere d’arte dialogano con i libri per amplificare lo sviluppo di possibili narrazioni, nonché di viaggi percettivi ulteriori per lo spettatore.
Gregorio Andreini
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