Sicurezza
VIOLAZIONE SEGRETO D’UFFICIO
Dopo le spiegazioni l’assessore si attende un’archiviazione
di Luca Tronchetti
LUCCA. Se il reato di violazione di segreto d’ufficio è stato commesso a compierlo non è stato l’assessore con delega alla polizia municipale Francesco Raspini. E il suo legale, avvocato Lodovica...
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LUCCA. Se il reato di violazione di segreto d’ufficio è stato commesso a compierlo non è stato l’assessore con delega alla polizia municipale Francesco Raspini. E il suo legale, avvocato Lodovica Giorgi, ha già chiesto e si attende a breve l’archiviazione per il suo assistito. Stesso discorso per quanto riguarda l’altro co-indagato, l’ispettore dei vigili urbani Massimo Urbani assistito dall’avvocato Francesco Lastrucci che all’uscita dal tribunale Galli Tassi si è detto fiducioso dell’esito dell’indagine e di aver spiegato la bontà e la regolarità della condotta del suo assistito.
I fatti. Le versioni fornite prima dall’ispettore e poi dall’assessore riconducono entrambe alla stessa persona: il comandante della polizia municipale Stefano Carmignani. Erano le 10 quando Urbani e Raspini sono entrati al palazzo di Giustizia in via Galli Tassi per essere interrogati dal procuratore della Repubblica, Pietro Suchan. La versione fornita al magistrato a grandi linee coincide per entrambi gli indagati. Cosa accadde, stando a Urbani e Raspini, il 29 marzo? Da una mail - che il legale dell’assessore alla polizia municipale ha depositato agli atti - l’allora comandante Carmignani gira all’assessore un comunicato redatto dall’ispettore Urbani che aveva effettuato un’operazione di servizio su un’indagine legata ad un abbandono di rifiuti domestici e ingombranti nella golena del fiume Serchio. Un comunicato che lo stesso comandante aveva chiesto all’ispettore di redigere. A quel punto Raspini chiede se quell’indagine è conclusa e può essere resa pubblica e a conoscenza della cittadinanza visto che l’argomento in questione, la lotta allo scarico selvaggio dei rifiuti, è uno dei punti cardine del suo mandato. Non ricevendo risposta negativa quel comunicato viene girato all’ufficio stampa del Comune per essere rielaborato a livello giornalistico prima di essere inviato ai giornali e ai siti internet. Raspini, preoccupandosi non tanto di aver commesso una violazione di segreto d’ufficio, ma semmai della privacy dell’indagato denunciato dai vigili urbani, aveva chiesto all’ufficio stampa di togliere le iniziali del nome e del cognome dell’autotrasportatore che aveva scaricato i rifiuti lungo il fiume. L’assessore quindi avrebbe agito in assoluta buona fede: completamente ignaro che la procura non avesse chiuso le indagine e che gli accertamenti dell’autorità giudiziaria fossero ancora in corso.
Archiviazione. I due interrogatori si sono svolti in un clima di assoluta serenità. La procura, tra l’altro, sta svolgendo accertamenti sulla fuga di notizie legate all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ispettore e dell’assessore. Difficile però arrivare all’individuazione di uno o più responsabile. L’impressione è che si arrivi rapidamente ad un’archiviazione del reato di violazione di segreto d’ufficio nei confronti dei due indagati. L’inchiesta invece non è conclusa e potrebbe riservare colpi di scena. (l.t.)
I fatti. Le versioni fornite prima dall’ispettore e poi dall’assessore riconducono entrambe alla stessa persona: il comandante della polizia municipale Stefano Carmignani. Erano le 10 quando Urbani e Raspini sono entrati al palazzo di Giustizia in via Galli Tassi per essere interrogati dal procuratore della Repubblica, Pietro Suchan. La versione fornita al magistrato a grandi linee coincide per entrambi gli indagati. Cosa accadde, stando a Urbani e Raspini, il 29 marzo? Da una mail - che il legale dell’assessore alla polizia municipale ha depositato agli atti - l’allora comandante Carmignani gira all’assessore un comunicato redatto dall’ispettore Urbani che aveva effettuato un’operazione di servizio su un’indagine legata ad un abbandono di rifiuti domestici e ingombranti nella golena del fiume Serchio. Un comunicato che lo stesso comandante aveva chiesto all’ispettore di redigere. A quel punto Raspini chiede se quell’indagine è conclusa e può essere resa pubblica e a conoscenza della cittadinanza visto che l’argomento in questione, la lotta allo scarico selvaggio dei rifiuti, è uno dei punti cardine del suo mandato. Non ricevendo risposta negativa quel comunicato viene girato all’ufficio stampa del Comune per essere rielaborato a livello giornalistico prima di essere inviato ai giornali e ai siti internet. Raspini, preoccupandosi non tanto di aver commesso una violazione di segreto d’ufficio, ma semmai della privacy dell’indagato denunciato dai vigili urbani, aveva chiesto all’ufficio stampa di togliere le iniziali del nome e del cognome dell’autotrasportatore che aveva scaricato i rifiuti lungo il fiume. L’assessore quindi avrebbe agito in assoluta buona fede: completamente ignaro che la procura non avesse chiuso le indagine e che gli accertamenti dell’autorità giudiziaria fossero ancora in corso.
Archiviazione. I due interrogatori si sono svolti in un clima di assoluta serenità. La procura, tra l’altro, sta svolgendo accertamenti sulla fuga di notizie legate all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ispettore e dell’assessore. Difficile però arrivare all’individuazione di uno o più responsabile. L’impressione è che si arrivi rapidamente ad un’archiviazione del reato di violazione di segreto d’ufficio nei confronti dei due indagati. L’inchiesta invece non è conclusa e potrebbe riservare colpi di scena. (l.t.)
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