Attenzione
Fedeli in allarme per l’altare da spostare
di Luca Dini
Riesplode il caso della chiesa dei santi Sisto e Margherita I lavori potrebbero partire nel giro di poco tempo
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VILLA COLLEMANDINA . «Non toccate quell’altare». La chiesa di Villa Collemandina torna a far parlare di sé. La discussione è quella che ormai va avanti da quasi due anni e riguarda la posizione dell’altare in marmo della chiesa dei SS. Sisto e Margherita nel capoluogo. Pochi giorni fa, infatti, un gruppo di parrocchiani si è recato da Monsignor Dini per concordare la data di una prossima festività cittadina e si è sentito rispondere che l’evento avrebbe potuto saltare dato che a breve si sarebbe aperto il cantiere per i lavori all’altare.
Un altare che il parroco vuole spostare e i parrocchiani no, forti in passato anche di un parere della Sovrintendenza. Le informazioni sui possibili lavori sembrano essere arrivate così all’ultimo momento, in via informale e senza possibilità di appello.
Il destino dell’altare sembrava già segnato due anni fa quando la Sovrintendenza dei Beni culturali aveva improvvisamente dato il via libera al progetto dell’intervento quello stesso progetto che nel 2000 aveva però bocciato. L’estate del 2015 era intervenuto il comune che aveva bloccato i lavori e richiesto alla Sovraintendenza una giustificazione del consenso prima negato ed ora inspiegabilmente concesso.
Sono passati due anni e gli abitanti di Villa Collemandina ancora attendono le motivazioni della Sovrintendenza. Il parroco sembra intenzionato a portare a termine il proprio progetto e intervenire sul bene artistico che questa volta potrebbe non trovare la protezione attiva del comune dato che nel frattempo è anche cambiato il responsabile dell’ufficio tecnico.
I parrocchiani hanno ripresentato la lista di firme raccolte in difesa dell’altare già nel 2015 (più di un centinaio, il 90% degli interpellati), ma don Dini le ha liquidate dicendo che si tratta di una irrilevante minoranza «venti persone al massimo».
Invece, la situazione dell’altare di Villa Collemandina potrebbe riguardarne molte di più. Il gruppo di parrocchiani ha infatti inviato la documentazione relativa al progetto al Ministro dei Beni Culturali oltre che al noto critico d’arte Vittorio Sgarbi. Ma alla fin dei conti il destino dell’altare rimane sempre nelle mani della Sovraintendenza e di don Dini se volesse infine decidere di confrontarsi con la propria comunità e cercare con essa una decisione comune perché non anche con un referendum per le sorti dell’altare fra i parrocchiani?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un altare che il parroco vuole spostare e i parrocchiani no, forti in passato anche di un parere della Sovrintendenza. Le informazioni sui possibili lavori sembrano essere arrivate così all’ultimo momento, in via informale e senza possibilità di appello.
Il destino dell’altare sembrava già segnato due anni fa quando la Sovrintendenza dei Beni culturali aveva improvvisamente dato il via libera al progetto dell’intervento quello stesso progetto che nel 2000 aveva però bocciato. L’estate del 2015 era intervenuto il comune che aveva bloccato i lavori e richiesto alla Sovraintendenza una giustificazione del consenso prima negato ed ora inspiegabilmente concesso.
Sono passati due anni e gli abitanti di Villa Collemandina ancora attendono le motivazioni della Sovrintendenza. Il parroco sembra intenzionato a portare a termine il proprio progetto e intervenire sul bene artistico che questa volta potrebbe non trovare la protezione attiva del comune dato che nel frattempo è anche cambiato il responsabile dell’ufficio tecnico.
I parrocchiani hanno ripresentato la lista di firme raccolte in difesa dell’altare già nel 2015 (più di un centinaio, il 90% degli interpellati), ma don Dini le ha liquidate dicendo che si tratta di una irrilevante minoranza «venti persone al massimo».
Invece, la situazione dell’altare di Villa Collemandina potrebbe riguardarne molte di più. Il gruppo di parrocchiani ha infatti inviato la documentazione relativa al progetto al Ministro dei Beni Culturali oltre che al noto critico d’arte Vittorio Sgarbi. Ma alla fin dei conti il destino dell’altare rimane sempre nelle mani della Sovraintendenza e di don Dini se volesse infine decidere di confrontarsi con la propria comunità e cercare con essa una decisione comune perché non anche con un referendum per le sorti dell’altare fra i parrocchiani?
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