Attenzione
In vacanza con i permessi dell’Asl
di Luca Tronchetti
Lucca: operatrice sanitaria nei guai. Avrebbe usato la legge 104 per volare in Tanzania e negli Stati Uniti
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LUCCA. Approfittava della legge 104, che disciplina le agevolazioni riconosciute ai lavoratori affetti da grave disabilità e ai familiari che assistono persone anziane o afflitte da handicap, per farsi dei lunghi viaggi in luoghi esotici o di vacanza a discapito dei colleghi e dell’ente in cui lavorava. Una vicenda andata avanti per alcuni anni, ma che alla fine è venuta a galla in seguito alle lamentele fatte pervenire direttamente al responsabile del personale che ha inviato un esposto-denuncia alla procura della Repubblica. Nei guai è finita un’operatrice sanitaria sui 45 anni residente in Lucchesia e attualmente in servizio all’Asl 2 in attesa che il procedimento penale nei suoi confronti arrivi ad una definizione. La dipendente dell’azienda sanitaria locale è accusata di truffa ai danni dello Stato e il suo legale, vista la mole degli indizi a carico della donna, potrebbe anche optare per il patteggiamento che implicherebbe una riduzione pari ad un terzo della pena.
La perquisizione. Ricevuto l’esposto-denuncia circostanziato nei confronti dell’operatrice sanitaria, la procura della Repubblica, attraverso la pg della Guardia di Finanza, ha disposto una perquisizione nella casa della donna, vicina a un rappresentante politico della vecchia giunta di centrodestra, che usufruiva da anni della legge 104 che consente, a seconda dei casi, di ottenere tre giorni di riposo al mese anche frazionabili in ore o, in alternativa, riposi giornalieri di una o due ore. Dalla perquisizione domiciliare sono saltate fuori biglietti, depliant, ricevute e scontrini legati a viaggi in Tanzania e negli Stati Uniti. Avvenuti proprio in concomitanza con i permessi legati alla legge 104. In sostanza l’operatrice sanitaria invece di assistere il parente anziano o bisognoso di cure se la spassava alle falde del Kilimangiaro o visitando le grandi città del Paese a stelle e strisce. Una prova ulteriore, alla stregua della pistola fumante? Le foto postate su Facebook che ritraggono paesaggi, soggetti e luoghi guarda caso con identicata data dei giorni di permesso parentale legato alla 104. E non sarebbe tutto. Perché la donna, senza nemmeno nascondere più di tanto la sua insofferenza a certi turni festivi, nei periodi natalizi e pasquali e anche in concomitanza con i «ponti» nonostante venisse assegnata a lavoro, puntualmente inviava certificati medici che le consentivano di restarsene a casa. Tra l’altro la procura della Repubblica sta svolgendo ulteriori accertamenti nei confronti del medico che ha rilasciato i certificati di malattia che verificare se ha svolto il suo compito con le modalità stabilite della legge.
Come funziona la legge. Per poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge 104 nel settore pubblico è necessario presentare specifica domanda sotto forma di autocertificazione da cui risultavano le condizioni personali del familiare assistito (dati personali; relazione di parentela, affinità o coniugio; stato di handicap). E le domande sono esaminate dai dirigenti dell'amministrazione di riferimento: in questo caso dall’Asl. Cosa accadrà adesso? L’operatrice socio sanitaria in caso di condanna (con o senza patteggiamento della pena) non rischia automaticamente l’espulsione e quindi il licenziamento dal luogo di lavoro. Semmai potrebbe subire un provvedimento di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per un determinato lasso di tempo.
La perquisizione. Ricevuto l’esposto-denuncia circostanziato nei confronti dell’operatrice sanitaria, la procura della Repubblica, attraverso la pg della Guardia di Finanza, ha disposto una perquisizione nella casa della donna, vicina a un rappresentante politico della vecchia giunta di centrodestra, che usufruiva da anni della legge 104 che consente, a seconda dei casi, di ottenere tre giorni di riposo al mese anche frazionabili in ore o, in alternativa, riposi giornalieri di una o due ore. Dalla perquisizione domiciliare sono saltate fuori biglietti, depliant, ricevute e scontrini legati a viaggi in Tanzania e negli Stati Uniti. Avvenuti proprio in concomitanza con i permessi legati alla legge 104. In sostanza l’operatrice sanitaria invece di assistere il parente anziano o bisognoso di cure se la spassava alle falde del Kilimangiaro o visitando le grandi città del Paese a stelle e strisce. Una prova ulteriore, alla stregua della pistola fumante? Le foto postate su Facebook che ritraggono paesaggi, soggetti e luoghi guarda caso con identicata data dei giorni di permesso parentale legato alla 104. E non sarebbe tutto. Perché la donna, senza nemmeno nascondere più di tanto la sua insofferenza a certi turni festivi, nei periodi natalizi e pasquali e anche in concomitanza con i «ponti» nonostante venisse assegnata a lavoro, puntualmente inviava certificati medici che le consentivano di restarsene a casa. Tra l’altro la procura della Repubblica sta svolgendo ulteriori accertamenti nei confronti del medico che ha rilasciato i certificati di malattia che verificare se ha svolto il suo compito con le modalità stabilite della legge.
Come funziona la legge. Per poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge 104 nel settore pubblico è necessario presentare specifica domanda sotto forma di autocertificazione da cui risultavano le condizioni personali del familiare assistito (dati personali; relazione di parentela, affinità o coniugio; stato di handicap). E le domande sono esaminate dai dirigenti dell'amministrazione di riferimento: in questo caso dall’Asl. Cosa accadrà adesso? L’operatrice socio sanitaria in caso di condanna (con o senza patteggiamento della pena) non rischia automaticamente l’espulsione e quindi il licenziamento dal luogo di lavoro. Semmai potrebbe subire un provvedimento di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per un determinato lasso di tempo.
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