La manifestazione
Segreto d’ufficio violato: Raspini sotto indagine
di Luca Tronchetti
L’accusa: avere divulgato una notizia con l’inchiesta in corso
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LUCCA. Violazione del segreto d’ufficio. Un reato a cui può incorrere più o meno frequentemente chi esercita la professione giornalistica. Stavolta invece nel mirino dell’autorità giudiziaria finisce l’assessore con delega alla polizia municipale Francesco Raspini il candidato del Pd più votato al primo turno delle amministrative. E con lui, per il momento, un ispettore della polizia municipale. L’informazione di garanzia - un atto dovuto a tutela dell’indagato firmato dal procuratore Pietro Suchan -è stata recapitata all’assessore “brevi manu” da un ufficiale di polizia giudiziaria e nell’atto è indicato il giorno in cui lui e l’ispettore in questione dovranno essere interrogati negli uffici della procura della Repubblica: martedì 20 giugno.
L’imputazione. Di cosa sono accusati l’assessore e l’ispettore? Di aver inviato il 29 marzo scorso un comunicato stampa ai giornali cartacei e on line notizie su un’indagine legata ad un abbandono di rifiuti domestici e ingombranti nella golena del fiume Serchio con tanto di dovizia di particolari senza che le indagini della procura della Repubblica si fossero concluse. In sostanza con quel documento trasmesso tramite l’ufficio stampa ai media avrebbero rivelato circostanze in grado di creare nocumento alle indagini appena all’inizio.
La difesa di Raspini. È sereno l’assessore Francesco Raspini che, appresa la notizia, ha nominato come legale l’avvocato Lodovica Giorgi: «Si tratta di una vicenda bazzecolare almeno per quanto riguarda il mio assistito. L’assessore ha competenza sulla polizia municipale e periodicamente veniva relazionato dal comandante dell’epoca (Stefano Carmignani, rimosso qualche giorno dopo quel comunicato per la vicenda legata alle presunta molestia sessuale a una vigilessa, ndr). Raspini come poteva avere consapevolezza di una possibile violazione del segreto istruttorio quando, in questo caso, c’erano due ufficiali di polizia giudiziaria a conoscenza del quadro probatorio e d’indagine? Loro e non lui avrebbero dovuto sapere se quella notizia doveva o non doveva essere divulgata. All’assessore non hanno detto nulla che potesse indurlo minimamente a pensare che la notizia in questione violasse il segreto istruttorio. Il 20 giugno ci presenteremo davanti al procuratore o alla polizia giudiziaria e chiariremo tutto».
Qualcosa non torna. Tre giorni prima dell’invio del comunicato l’ispettore indagato, incaricato di svolgere accertamenti in materia ambientale, riesce a “pizzicare” un soggetto che da tempo scarica senza autorizzazione rifiuti nella golena del Serchio. Compila i verbali e gli atti legati al sequestro e torna al comando di piazzale San Donato comunicando l’esito degli accertamenti al suo diretto superiore: il comandante Stefano Carmignani. È lui che si relazione con l’assessore e che fa preparare dall’ispettore un comunicato stampa pronto per essere inviato agli organi d’informazione. Raspini, ignaro che la procura è ben lontana da aver concluso l’indagine e forse ha ricevuto a mala pena alcuni atti, invia il comunicato all’ufficio stampa che via mail o per altre vie telematiche lo spedisce a giornali, siti e blog. Tra le persone raggiunte da informazione di garanzia non figura invece l’ex comandante della polizia municipale
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’imputazione. Di cosa sono accusati l’assessore e l’ispettore? Di aver inviato il 29 marzo scorso un comunicato stampa ai giornali cartacei e on line notizie su un’indagine legata ad un abbandono di rifiuti domestici e ingombranti nella golena del fiume Serchio con tanto di dovizia di particolari senza che le indagini della procura della Repubblica si fossero concluse. In sostanza con quel documento trasmesso tramite l’ufficio stampa ai media avrebbero rivelato circostanze in grado di creare nocumento alle indagini appena all’inizio.
La difesa di Raspini. È sereno l’assessore Francesco Raspini che, appresa la notizia, ha nominato come legale l’avvocato Lodovica Giorgi: «Si tratta di una vicenda bazzecolare almeno per quanto riguarda il mio assistito. L’assessore ha competenza sulla polizia municipale e periodicamente veniva relazionato dal comandante dell’epoca (Stefano Carmignani, rimosso qualche giorno dopo quel comunicato per la vicenda legata alle presunta molestia sessuale a una vigilessa, ndr). Raspini come poteva avere consapevolezza di una possibile violazione del segreto istruttorio quando, in questo caso, c’erano due ufficiali di polizia giudiziaria a conoscenza del quadro probatorio e d’indagine? Loro e non lui avrebbero dovuto sapere se quella notizia doveva o non doveva essere divulgata. All’assessore non hanno detto nulla che potesse indurlo minimamente a pensare che la notizia in questione violasse il segreto istruttorio. Il 20 giugno ci presenteremo davanti al procuratore o alla polizia giudiziaria e chiariremo tutto».
Qualcosa non torna. Tre giorni prima dell’invio del comunicato l’ispettore indagato, incaricato di svolgere accertamenti in materia ambientale, riesce a “pizzicare” un soggetto che da tempo scarica senza autorizzazione rifiuti nella golena del Serchio. Compila i verbali e gli atti legati al sequestro e torna al comando di piazzale San Donato comunicando l’esito degli accertamenti al suo diretto superiore: il comandante Stefano Carmignani. È lui che si relazione con l’assessore e che fa preparare dall’ispettore un comunicato stampa pronto per essere inviato agli organi d’informazione. Raspini, ignaro che la procura è ben lontana da aver concluso l’indagine e forse ha ricevuto a mala pena alcuni atti, invia il comunicato all’ufficio stampa che via mail o per altre vie telematiche lo spedisce a giornali, siti e blog. Tra le persone raggiunte da informazione di garanzia non figura invece l’ex comandante della polizia municipale
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