Sicurezza
a camigliano
Truffa dell’acquedotto, via gioielli per migliaia di euro
LUCCA. Quando si parla di truffe ci sono sempre almeno due aspetti che dovrebbero essere tenuti nella dovuta considerazione: il danno materiale e quello, spesso sottovalutato, morale. Nel nostro caso,...
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LUCCA. Quando si parla di truffe ci sono sempre almeno due aspetti che dovrebbero essere tenuti nella dovuta considerazione: il danno materiale e quello, spesso sottovalutato, morale. Nel nostro caso, purtroppo, è difficile stabilire quale dei due sia il più rilevante: se da un lato alla vittima, una 60enne di Camigliano, sono stati sottratti gioielli per un valore che potrebbe arrivare ad alcune decine di migliaia di euro, dall’altro è difficile anche solo immaginare l’umiliazione e la frustrazione nel rendersi conto di aver consegnato in prima persona tutti i ricordi di una vita in mano al malfattore, ingoiando amo e lenza della truffa ad anziani più diffusa nella piana di Lucca.
Stiamo parlando ovviamente dell’ormai famigerato raggiro dell’acquedotto: anche stavolta a presentarsi alla porta della vittima, in una corte di via delle Pianacce, è stato un insospettabile signore, fantomatico addetto comunale, che ha avvertito la proprietaria di una pericolosa infiltrazione velenosa nelle condutture utilizzando questa scusa per introdursi in casa ed effettuare i dovuti controlli. Una volta dentro di fronte alle iniziali reticenze della vittima il furfante ha aperto uno dei rubinetti della casa e di nascosto ha vaporizzato nell’aria un qualche spray irritante che ha provocato colpi di tosse ai presenti, convincendo così la signora che fosse opportuno correre immediatamente ai ripari. Cioè, secondo le indicazioni dell’uomo, raccogliere tutti gli oggetti d’oro ed argento della casa, così come le banconote, e chiuderli nel frigorifero per proteggerli da una fantomatica reazione chimica. Ed è a questo punto che si consuma l’umiliazione più grande. Non solo il malvivente avrebbe convinto la vittima a togliersi la fede nunziale dal dito per metterla assieme agli altri preziosi, ma simulando una telefonata al marito della signora, in quel momento impegnato nell’officina di Capannori dove lavora, la avrebbe addirittura persuasa ad aprire di sua sponte la cassaforte, per mettere in sicurezza anche tutti i monili lì custoditi. A quel punto, infatti, è bastato mandare la signora ai piani superiori con una scusa qualunque per fare man bassa del bottino lasciato incustodito in cucina, per poi darsela a gambe col complice che lo aspettava sulla strada poco lontano, a godersi i frutti dell’ignobile truffa. È toccato ai vicini di casa tentare di consolare la povera vittima la quale, una volta resasi conto della terribile verità, è uscita in lacrime dalla propria abitazione solo per rendersi conto che oramai non c’era più niente da fare.
Andrea Giorgi
Stiamo parlando ovviamente dell’ormai famigerato raggiro dell’acquedotto: anche stavolta a presentarsi alla porta della vittima, in una corte di via delle Pianacce, è stato un insospettabile signore, fantomatico addetto comunale, che ha avvertito la proprietaria di una pericolosa infiltrazione velenosa nelle condutture utilizzando questa scusa per introdursi in casa ed effettuare i dovuti controlli. Una volta dentro di fronte alle iniziali reticenze della vittima il furfante ha aperto uno dei rubinetti della casa e di nascosto ha vaporizzato nell’aria un qualche spray irritante che ha provocato colpi di tosse ai presenti, convincendo così la signora che fosse opportuno correre immediatamente ai ripari. Cioè, secondo le indicazioni dell’uomo, raccogliere tutti gli oggetti d’oro ed argento della casa, così come le banconote, e chiuderli nel frigorifero per proteggerli da una fantomatica reazione chimica. Ed è a questo punto che si consuma l’umiliazione più grande. Non solo il malvivente avrebbe convinto la vittima a togliersi la fede nunziale dal dito per metterla assieme agli altri preziosi, ma simulando una telefonata al marito della signora, in quel momento impegnato nell’officina di Capannori dove lavora, la avrebbe addirittura persuasa ad aprire di sua sponte la cassaforte, per mettere in sicurezza anche tutti i monili lì custoditi. A quel punto, infatti, è bastato mandare la signora ai piani superiori con una scusa qualunque per fare man bassa del bottino lasciato incustodito in cucina, per poi darsela a gambe col complice che lo aspettava sulla strada poco lontano, a godersi i frutti dell’ignobile truffa. È toccato ai vicini di casa tentare di consolare la povera vittima la quale, una volta resasi conto della terribile verità, è uscita in lacrime dalla propria abitazione solo per rendersi conto che oramai non c’era più niente da fare.
Andrea Giorgi
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