Il Tirreno

Lucca

Dalla famiglia alla politica, il cammino di Ilaria 

di FLAVIA PICCINNI
Dalla famiglia alla politica, il cammino di Ilaria 

«Ho deciso di impegnarmi dopo il ricovero dei miei genitori e la battaglia con la burocrazia»

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C’è una frase dello scrittore e filosofo statunitense Elbert Hubbard che mi viene in mente mentre parlo con Ilaria Quilici, candidata a sindaco di Lucca per la lista Lega Toscana-Più Lucca. Una frase recuperata chissà da dove, mentre questa donna di quarantatré anni, capelli scuri e frangetta, sguardo di chi non è abituato ai compromessi, mi racconta la sua vita. È una frase estrema e fa più o meno così: il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.
Mi viene in mente un po’ per la risolutezza con cui Quilici parla, e un po’ per la sua vita che assomiglia a un quadro realista: la quotidianità di cui racconta, che è la sua vita, è un dipinto di Gustave Courbet, e ti svela la realtà nuda e cruda, senza allegorie, senza voli pindarici e ambizioni. La vita per come la prendi. Niente di più, niente di meno. «E io – mi spiega Quilici – la vita la prendo in modo diretto. Tutto è cambiato quando a 32 anni entrambi i miei genitori sono stati ricoverati. Lì ho capito che mi sarei dovuta responsabilizzare, e così ho fatto. Lì ho capito che il futuro è anche questo: un giorno esserci, il giorno dopo non esserci più. Poi è arrivata la politica, che mi ha contagiato nel 2009 quando ho accompagnato un amico a un incontro di giovani che si occupavano di politica a Capannori. La passione è nata anche dal fatto che a livello personale mi trovai coinvolta e affogata nella burocrazia per questioni famigliari, e allora pensai che mi sarei dovuta mettere in gioco per risolvere questi problemi in prima persona, perché non erano problemi solo miei».
L’impeto della scelta che arriva da dentro di sé, e che annulla la paura e il timore. «Mi ero sempre informata attraverso internet e articoli di giornali, poi ho deciso di dire la mia». Ed è così che Quilici – che vive a Lunata, ha 43 anni, ed single – costruisce la sua candidatura ad Altopascio (giugno 2016, risultato 1,6%) e mette insieme quella di Lucca. «Quando mi hanno chiesto di presentarmi – mi spiega – ci ho pensato bene. E poi ho deciso che era una bella sfida. L’ho detto ai miei genitori, e loro non hanno avuto dubbi o paure. Fai te mi hanno risposto. Loro non entrano nelle mie scelte, non l’hanno mai fatto». La presenza dei genitori – la mamma casalinga e il padre pensionato, che un tempo faceva il falegname e il restauratore – sono una cifra costante della candidata, che ne parla in termini di insegnamento assoluto: «A formarmi è stata la mia famiglia, che mi ha spiegato come nella vita sia fondamentale essere corretti, rispettare le regole, agire per prevenire. Ma anche il parroco di Lunata, Don Oreste Priami. E poi amici, conoscenti che mi hanno aperto percorsi di vita, anche quando ero in Lega Nord ho trovato delle persone con cui avevo coincidenza di ideali. Ideali che attingono ad ampie mani dal percorso cattolico di Quilici, e dalla sua percezione della realtà. «Penso che la natura abbia un valore, un significato. Non sono le letture quelle che mi hanno fatto ciò che sono, ma la realtà del momento che rinforza le mie convinzioni. Ogni giorno mi documento sulle leggi, sui provvedimenti, sulle agevolazioni, leggo delle fondazioni bancarie, di azioni e di obbligazioni. Vado ad ampio spettro. Cerco. Cerco sempre a trecentosessanta gradi». E nella vita? «No. Ci sono delle cose che non concepisco: sono molto razionalista, ho una situazione cattolica, facevo parte del gruppo dei catechisti, ma capisco che la società evolve. Sono favorevole alle unioni civili, ma sono contraria alle adozioni omosessuali. Rispetto chi a livello personale è omosessuale, ma ostentare è la cosa errata. Non approvo i gay pride, uno non deve imporre la propria omosessualità agli altri». E poi c’è la musica italiana, canzoni degli anni Sessanta e Settanta, «la musica della mia generazione, e quella attuale. Antonello Venditti, Eros Ramazzotti, Tiromancino. Cerco emozioni».
E fra gli autori Agatha Christie, Ken Follett e l’immancabile Herman Hesse. Poi lo sport, con la bici e la palestra, il footing sulla mura, il mare («è una mia grande passione!»), viaggiare dove capita: città della Toscana, tre anni fa Parigi. E poi, ancora e soprattutto, c’è Lucca, che per Quilici - «dopo l’Isi Sandro Pertini, ho cominciato a lavorare: commessa, baby sitter, portalettere, impiegata e attualmente collaboro con uno studio professionale» – è il sabato pomeriggio, lei adolescente che cammina per le vie del centro con i compagni di scuola. Lucca che è il gelato della Veneta. Una gita in motorino. Lucca che è »un fiore delicato, magari un mughetto».

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