Proteste
Bimbo lucchese ferito a Torino
Lievi lesioni per un 12enne in piazza San Carlo Un altopascese: «Assurde tutte quelle bottiglie»
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LUCCA. C’è anche un bimbo di 12 anni di un paese della Piana fra i feriti della terribile serata in piazza San Carlo a Torino. Il piccolo, fortunatamente, ha riportato solo alcune lesioni imputabili ai cocci delle bottiglie che tappezzavano la piazza dove era arrivato, insieme ad alcuni parenti, per vedere sul maxischermo la finale di Champions League fra la Juventus e il Real Madrid.
Il dodicenne, insieme ai parenti, al momento dello scoppio del panico si trovava circa a tre quarti della piazza. Quando qualcuno ha cominciato a gridare «c’è una bomba, c’è una bomba» e la marea umana ha cominciato a risalire, il padre l’ha cercato con lo sguardo ma non l’ha trovato. Dopo alcuni secondi che sono sembrati lunghi, lunghissimi, l’ha visto insieme a una cugina, che lo stavo proteggendo. Sono così riusciti a uscire dalla piazza, ma avendo perso una scarpa il bambino si è ferito con i cocci delle bottiglie frantumate per terra.
Ci sono altri lucchesi rimasti feriti. Come Simone Coduti, altopascese e impegnato in politica a Pisa, che a Torino si trovava con alcuni amici. «Mi sono procurato qualche escoriazione, niente di serio» spiega. Ferite leggere anche per i suoi compagni di viaggio: «Solo qualche punto».
Ma tanta rabbia per l’organizzazione della serata, che avrebbe dovuto essere all’insegna dello sport e della festa e che invece si è trasformata in qualcosa di simile all’anticamera dell’inferno. In particolare quello che non va giù a Coduti è la presenza di così tante bottiglie di vetro all’interno di piazza San Carlo. «La vendita non era assolutamente permesse - spiega - ma dentro c’erano in tanti a offrirle su carrettini piuttosto grandi, di due metri per due metri. Hanno detto che si poteva trattare di gente che le aveva portate da fuori, ma non credo fosse possibile visti i controlli che c’erano ai due ingressi». Già, gli ingressi nella piazza. Che hanno rappresentato un’altra parte certo non da poco della questione. «A Torino - ha ricordato, anche su Facebook, Coduti - c'è uno degli stadi più belli, moderni e sicuri al mondo, abituato ad ospitare in sicurezza ogni domenica decine di migliaia di persone per partite, spettacoli, concerti. Con uscite di sicurezza e piani di emergenza oliati e funzionanti. Perché il maxischermo non è stato messo lì? Perché si è scelta San Carlo che aveva solo due uscite, una in cima ed una in fondo, peraltro strette tra le transenne di una piazza stracolma? Come si poteva garantire il deflusso delle persone per qualsiasi emergenza? Come avrebbe potuto mettersi in salvo un anziano o un disabile? Come sarebbe stato possibile soccorrere qualcuno che avesse avuto un malore in una piazza dove non entrava uno spillo?».
In piazza San Carlo, sabato sera, c’èera anche un volot noto della politica a livello provinciale. Si tratta di Rodolfo Salemi, consigliere comunale a Viareggio nelle file di Forza Italia. Che così racconta al nostro giornale la bruttissima esperienza vissuta: «Stavamo andando via a testa bassa – racconta –, delusi dal terzo gol subito e con la voglia di tornare all’hotel. Ero in cima al gruppo quando all’improvviso abbiamo sentito un boato e il pavimento tremare, era il rumore forse di centomila persone che stavano correndo a tutta velocità verso di noi. Un’immagine impressionante. Abbiamo visto bambini a terra, persone ferite, sangue sulle maglie di uomini che piangevano, borse e scarpe abbandonate, anch’io nella fuga ne ho persa una che ho ritrovato dopo, quando sono tornato nella piazza, c’erano ambulanze ovunque». (l.c.)
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Il dodicenne, insieme ai parenti, al momento dello scoppio del panico si trovava circa a tre quarti della piazza. Quando qualcuno ha cominciato a gridare «c’è una bomba, c’è una bomba» e la marea umana ha cominciato a risalire, il padre l’ha cercato con lo sguardo ma non l’ha trovato. Dopo alcuni secondi che sono sembrati lunghi, lunghissimi, l’ha visto insieme a una cugina, che lo stavo proteggendo. Sono così riusciti a uscire dalla piazza, ma avendo perso una scarpa il bambino si è ferito con i cocci delle bottiglie frantumate per terra.
Ci sono altri lucchesi rimasti feriti. Come Simone Coduti, altopascese e impegnato in politica a Pisa, che a Torino si trovava con alcuni amici. «Mi sono procurato qualche escoriazione, niente di serio» spiega. Ferite leggere anche per i suoi compagni di viaggio: «Solo qualche punto».
Ma tanta rabbia per l’organizzazione della serata, che avrebbe dovuto essere all’insegna dello sport e della festa e che invece si è trasformata in qualcosa di simile all’anticamera dell’inferno. In particolare quello che non va giù a Coduti è la presenza di così tante bottiglie di vetro all’interno di piazza San Carlo. «La vendita non era assolutamente permesse - spiega - ma dentro c’erano in tanti a offrirle su carrettini piuttosto grandi, di due metri per due metri. Hanno detto che si poteva trattare di gente che le aveva portate da fuori, ma non credo fosse possibile visti i controlli che c’erano ai due ingressi». Già, gli ingressi nella piazza. Che hanno rappresentato un’altra parte certo non da poco della questione. «A Torino - ha ricordato, anche su Facebook, Coduti - c'è uno degli stadi più belli, moderni e sicuri al mondo, abituato ad ospitare in sicurezza ogni domenica decine di migliaia di persone per partite, spettacoli, concerti. Con uscite di sicurezza e piani di emergenza oliati e funzionanti. Perché il maxischermo non è stato messo lì? Perché si è scelta San Carlo che aveva solo due uscite, una in cima ed una in fondo, peraltro strette tra le transenne di una piazza stracolma? Come si poteva garantire il deflusso delle persone per qualsiasi emergenza? Come avrebbe potuto mettersi in salvo un anziano o un disabile? Come sarebbe stato possibile soccorrere qualcuno che avesse avuto un malore in una piazza dove non entrava uno spillo?».
In piazza San Carlo, sabato sera, c’èera anche un volot noto della politica a livello provinciale. Si tratta di Rodolfo Salemi, consigliere comunale a Viareggio nelle file di Forza Italia. Che così racconta al nostro giornale la bruttissima esperienza vissuta: «Stavamo andando via a testa bassa – racconta –, delusi dal terzo gol subito e con la voglia di tornare all’hotel. Ero in cima al gruppo quando all’improvviso abbiamo sentito un boato e il pavimento tremare, era il rumore forse di centomila persone che stavano correndo a tutta velocità verso di noi. Un’immagine impressionante. Abbiamo visto bambini a terra, persone ferite, sangue sulle maglie di uomini che piangevano, borse e scarpe abbandonate, anch’io nella fuga ne ho persa una che ho ritrovato dopo, quando sono tornato nella piazza, c’erano ambulanze ovunque». (l.c.)
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