Il Tirreno

Lucca

«Non è l’enduro il problema dei boschi» 

«Non è l’enduro il problema dei boschi» 

Dopo il caso dei motociclisti multati alle Pizzorne la risposta di chi pratica questo sport: «Senza di noi sentieri scomparsi»

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CAPANNORI. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, ma gli appassionati di enduro non ci stanno a fare la parte del capro espiatorio per i mali del bosco. Anzi, spesso sono proprio loro – viene sottolineato – a lottare contro il degrado. Così gli appassionati commentano la notizia dei motociclisti multati sulle Pizzorne dai carabinieri forestali. Intanto però una premessa, in quella parola: enduro. Questo è infatti il nome esatto della pratica di chi usa la moto per andare nei sentieri o sulle strade bianche, da non confondere con il termine più comunemente usato (sbagliando) di motocross.
A descrivere questo sport dal punto di vista di chi lo pratica è Massimo Giannecchini, appassionato endurista. Lo fa («A nome personale e del Club Mc Racing di Segromigno di cui sono socio») con una lettera dove racconta il rapporto motociclista-natura: «Gli enduristi si trovano a praticare questo sport e frequentano le stesse zone di collina e montagna, assieme ai ciclisti e ai residenti delle poche case (quasi sempre seconde case), e per certi periodi dell’anno anche assieme ai cercatori di funghi e ai cacciatori. La convivenza è sempre stata molto pacifica (almeno per la mia esperienza), perché è interesse di tutti i motociclisti non creare problemi. Posso dichiarare che i miei “colleghi” e io quando passiamo vicino a qualcuno, rallentiamo, salutiamo e spesso facciamo due chiacchiere con le persone del posto. I veri disturbatori della quiete sono quelli con la Jeep di svariati quintali di peso (tra 12 e 18), che spesso incontriamo ad alta velocità sulle strade bianche o a “sgommare” sui sentieri, rovinando la sede con le gomme larghe, in particolare quando si impantanano».
Ma, riprende Giannecchini, «la vera ragione dei sentieri rovinati è la grave incuria attuale dei boschi e la mancata canalizzazione delle acque meteoriche, che un tempo veniva effettuata dai proprietari degli oliveti e vigneti. I temporali quindi stravolgono sentieri e piccole strade, rendendole irriconoscibili da una settimana all’altra, creando fosse e buche e smottando terra e pietre. Una moto di circa 100 kg che passa da un viottolo, senza bloccarsi e sgommare come una Jeep, non potrà mai fare dei danni e noi ne siamo consapevoli, ma bisogna farlo capire al pubblico e non demonizzare una categoria che ha come indotto numerosi dipendenti e fatturati importanti nel settore moto. Solo i taglialegna provvedono a riparare le strade che poi percorrono con i trattori. Noi del Mc Racing spesso partiamo con pennato e piccole motoseghe proprio per “riaprire” quei sentieri (come la famosa via “Garfagnina” ) spesso impraticabili per cadute di alberi o piccole frane. Questi sentieri storici, senza enduristi, sarebbero tutti spariti e inglobati dai boschi. In alcuni di questi ci sono bellissimi ponticelli e fosse di scorrimento acqua in mattoni, che si stanno perdendo per incuria».
«È vero – chiude la lettera – le moto possono disturbare la fauna, ma la crescente presenza di caprioli e cinghiali non è certamente causata dalle moto, ma dall’edificazione scriteriata. L’esempio è la mancanza di volatili in Italia: la causa non sono i cacciatori, ma l’inquinamento e l’edificazione eccessiva».

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