Il Tirreno

Lucca

La politica, una passione nata con Pertini 

di FLAVIA PICCINNI
La politica, una passione nata con Pertini 

«Da bambino seguivo i dibattiti in televisione. E la prima Guerra del Golfo mi ha cambiato»

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La storia di Matteo Garzella ha che vedere con la Guerra del Golfo, con un’edicola in Via Calderia e con i campi che stanno tutto intorno a Sorbano del Vescovo. E ha molto a che vedere anche con un discorso di Sandro Pertini. La storia di Matteo Garzella – capelli scuri e un po’ lunghi, montatura degli occhiali in cellulosa nera, le sopracciglia che si alzano in modo alterno, a seconda di quello che dice – è anche un completo gessato grigio. Ed è una camicia bianca, che secondo la più basilare regola di comunicazione equivale ad affidabilità, precisione, rigore. Garzella non è abituato a parlare di sé, eppure fa politica da quando ha 23 anni, è un esperto di comunicazione («ho scritto diversi libri e lo faccio di mestiere») nonché storico di formazione.
«Ho iniziato a fare politica nelle Istituzioni – mi racconta - nel 2002, quando sono stato eletto nel consiglio di circoscrizione. Nel 2007 sono entrato in Comune come consigliere, e nel 2012 sono diventato presidente del consiglio comunale. Adesso sono qui». Qui è davanti a me, una scrivania fra di noi. Qui è anche Lucca, dove vive a San Concordio con la moglie Elisa, casalinga («Ci conosciamo da tanti anni, e siamo sposati da dieci»), e con i due figli («Lorenzo di otto anni, in onore di Lorenzo il Magnifico, e Niccolò di quattro»). Qui è, soprattutto, in corsa per diventare Sindaco di Lucca: «Ormai i miei sono abituati, e mi hanno sempre sostenuto. A chi mi sta vicino basta che io sia felice». E lo è? Annuisce, anche se i segni di un’estenuante campagna elettorale che sta giocando da outsider – ma neanche troppo – sono evidenti. «Ho impostato tutto – mi spiega – nel segno della partecipazione. La partecipazione è dare la possibilità a persone escluse dai processi decisionali di prendervi parte».
La democrazia, che affonda nel primo ricordo legato alla politica di Garzella. In Sandro Pertini, elemento rivelatore della sua storia personale. «Avevo sette anni, ero nel salone di casa, davanti alla televisione. Trasmisero una replica del discorso di insediamento del Presidente. E non ho mai scordato quello che disse, anche se all’epoca non lo potevo comprendere pienamente: da oggi cesso di essere un uomo di partito. Ed è quello che ho ripetuto il giorno che sono diventato Presidente del Consiglio Comunale. Quella frase di Pertini mi è entrata nella memoria, ed è riemersa negli anni». Nel mezzo c’è stata l’infanzia a Sorbano del Vescovo («il mio paese, dove sono nato e dove ho fatto l’asilo e le elementari: correvo nei campi, andavo nei boschi, mettevo le bacchette di carta nel laghetto e giocavo con mio fratello Martino, che fa l’avvocato»), il sogno della politica («da bambino mi interessava seguire i dibattiti in televisione, mi piaceva l’idea di chi mette le proprie risorse per la comunità, per migliorare una comunità e la vita delle persone»), e i genitori: «Sono entrambi operai della Cantoni in pensione». Sono orgogliosi? «Io sono orgoglioso di loro. Mi hanno insegnato a seguire i miei sogni».
I sogni che si fanno strada ai tempi delle medie. «Ogni giorno con la circolare andavo a scuola in via Santa Giustina insieme al mio amico Andrea, che adesso fa il prete. Così ho preso cognizione di quello che c’era oltre Sorbano, perché prima venivo occasionalmente in città. Dalla finestra della mia stanza vedevo i campi, la chiesetta scalcinata e bellissima dove si sono sposati i miei genitori. Lucca mi affascinava tantissimo: era pietre, marmi, palazzi fantastici. Una volta mi persi. Dovevo andare a scuola, ero solo e con un’ora a disposizione per girare la città. A un certo punto mi trovai di fronte a Palazzo Dipinto. Mi chiesi: e ora che faccio? Avevo undici anni». Dopo il liceo artistico, Garzella si laurea in Storia a Pisa con una tesi incentrata sul Risorgimento e su Giuseppe Garibaldi, e poi un master in comunicazione pubblica e politica sempre a Pisa, un altro master allo IUAV a Venezia. Ma, dicevamo, la storia di Simone Garzella ha anche a che vedere con la Guerra del Golfo, e con un’edicola in Via Calderia. La seconda è quella dove ogni mattina, ai tempi della scuola, comprava i giornali che gli raccontavano il mondo. La prima invece è quella che lo ha cambiato: «Seguii tutta la guerra e mi appassionai alla storia. La storia è indagare. La storia può essere sempre riscritta». Sorride: «Esattamente come la politica».

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