Toscana
«Mi emoziona sempre tornare qui»
L’arcivescovo italo-scozzese Conti è in visita a Barga, dove affondano le sue radici
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BARGA. «Spero d’aver preso il meglio dai due mondi. Ma, grazie a Dio, questo mi ha dato l’opportunità di fare qualcosa per la comunità». In un bell’italiano interrotto da poche inflessioni o vocaboli più “scottish”, monsignor Mario Conti, arcivescovo emerito di Glasgow, in visita a Barga dove affonda le radici la sua famiglia, conclude la piacevole conversazione. Nelle vene del religioso scorre mezzo sangue italiano e mezzo scozzese. Caratteristiche giuste per permettergli in passato, e tutt’oggi visto che si occupa di dialogo interreligioso, di fare da collante alla comunità italo-scozzese nelle terre d’Oltremanica promuovendo iniziative d’ampio respiro. L’intento di monsignor Conti è non far perdere a figli e nipoti di emigrati italiani come lui quell’orgoglio e storia delle loro origini. Conti racconta le parti essenziali della sua storia nel salottino nella hall dell’hotel La Pergola a Barga. L’ottantatreenne arcivescovo si presenta all’appuntamento così: energico e scattante, impeccabile in bel clergyman scuro a far risaltare il suo volto pacato e l’aureo anello episcopale all’anulare destro come unico sobrio accessorio. Da una settimana, insieme a una trentina di cavalieri e dame dell’Ordine del Santo Sepolcro di cui mons. Conti è Gran Priore, soggiorna in questo albergo: punto da cui muoversi per effettuare un pellegrinaggio, alla volta dei luoghi più belli e densi di fede della provincia di Lucca e della Toscana. Per i suoi colleghi di viaggio è stata, «una bella scoperta», per lui è stato il modo per rivedere zone a cui è molto affezionato; Barga, più due paesini nell’interno del vicino comune di Fosciandora. Sono proprio queste le terre italiane in cui affondano le radici famigliari dell’arcivescovo scozzese. La sua famiglia, seguendo le fasi di emigrazione del secolo scorso, scelse di fare fortuna altrove. «La mia famiglia - spiega - era originaria di due paesini vicini a Fosciandora: mio nonno paterno era nato a Riana, quello materno, in Treppignana». L’arcivescovo è nato in Scozia ad Elgin, nel 1934, da genitori nati in quelle “nuove” terre. Tornare qua, per lui, è sempre un’emozione, perché può riabbracciare parenti, amici, e fedeli. Come in questo viaggio che si concluderà domani a Pisa, subito dopo aver concelebrato la messa con il vescovo Benotto: una settimana in cui, tra le tante attività svolte, ha detto messa nel duomo barghigiano e ha visitato la cattedrale di San Martino in Lucca, dove partecipò ai festeggiamenti del 12° centenario dell’arrivo del Volto Santo.
Francesco Cosimini
Francesco Cosimini
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