La protesta
Il “Villaggio” festeggia 70 anni
Tante iniziative organizzate dal primo centro di accoglienza nato in città per aiutare giovani in difficoltà
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LUCCA. Domani 27 maggio il Villaggio del Fanciullo compie 70 anni e festeggia con la comunità lucchese questa ricorrenza con un programma di ricco di iniziative. Il momento più intenso delle celebrazioni sarà domani dalle 14.30 con la presentazione dei lavori degli studenti lucchesi che hanno partecipato al concorso artistico letterario “Un cancello aperto sulle Mura” di cui alle 16 ci sarà la premiazione; a seguire, una merenda per tutti i ragazzi presenti che hanno partecipato.
Alle 17 la presentazione del volume dal titolo "1947 – 2017 il Villaggio del Fanciullo , un cancello ancora aperto sulle Mura”; l’arcivescovo di Lucca Italo Castellani celebrerà la messa al Villaggio insieme al direttore mons. Diomede Caselli alle 18.30. Per i prossimi giorni vengono segnalate altre attività. Il 3 giugno dalle 14,30 al Foro Boario, l’associazione sportiva Asd Villaggio - Tennis Tavolo Lucca dedica l’annuale torneo sociale col nome di “70 Gare per il Villaggio”. Sabato 10 giugno alla chiesa dei Servi, alle 21 il Villaggio offre agli amici e alla cittadinanza il concerto vocale “Les choristes pour les enfants” con il coro delle Voci Bianche Cappella Santa Cecilia e Coro giovanile del Boccherini diretti da Sara Matteucci.
Il Villaggio del Fanciullo fu fondato il 27 maggio 1947, Don Natale Mei ottenne dal Comune un locale sulle Mura Urbane, sul baluardo o bastione Cesare Battisti, denominato anche di San Pietro. I primi diciassette ospiti trovarono diciotto brande, materasse, coperte e un minuscolo “pentolo” come corredo. I miseri pasti consistevano in latte in polvere e scatolame americano, per lo più fagioli e patate. Era una sfida dura che il buon sacerdote accettò per aiutare questi ragazzi. E non si fece intimidire. Dopo un primo trasloco a palazzo Bottini, il 15 settembre poterono tornare al baluardo Cesare Battisti; li raggiunse don Enzo Tambellini, un giovane sacerdote, ordinato da pochi mesi, interessato a questa iniziativa a favore dei ragazzi in difficoltà.
«Il primissimo nucleo comprendeva fanciulli provenienti prevalentemente dai quartieri più poveri della città: Pelleria, Cittadella e il Bastardo» ricorda don Enzo. I locali non erano sufficienti e per far fronte alla crescente domanda di ospitalità furono utilizzate grandi tende adibite all'istruzione, alle riunioni e usate come dormitorio per dieci persone circa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Alle 17 la presentazione del volume dal titolo "1947 – 2017 il Villaggio del Fanciullo , un cancello ancora aperto sulle Mura”; l’arcivescovo di Lucca Italo Castellani celebrerà la messa al Villaggio insieme al direttore mons. Diomede Caselli alle 18.30. Per i prossimi giorni vengono segnalate altre attività. Il 3 giugno dalle 14,30 al Foro Boario, l’associazione sportiva Asd Villaggio - Tennis Tavolo Lucca dedica l’annuale torneo sociale col nome di “70 Gare per il Villaggio”. Sabato 10 giugno alla chiesa dei Servi, alle 21 il Villaggio offre agli amici e alla cittadinanza il concerto vocale “Les choristes pour les enfants” con il coro delle Voci Bianche Cappella Santa Cecilia e Coro giovanile del Boccherini diretti da Sara Matteucci.
Il Villaggio del Fanciullo fu fondato il 27 maggio 1947, Don Natale Mei ottenne dal Comune un locale sulle Mura Urbane, sul baluardo o bastione Cesare Battisti, denominato anche di San Pietro. I primi diciassette ospiti trovarono diciotto brande, materasse, coperte e un minuscolo “pentolo” come corredo. I miseri pasti consistevano in latte in polvere e scatolame americano, per lo più fagioli e patate. Era una sfida dura che il buon sacerdote accettò per aiutare questi ragazzi. E non si fece intimidire. Dopo un primo trasloco a palazzo Bottini, il 15 settembre poterono tornare al baluardo Cesare Battisti; li raggiunse don Enzo Tambellini, un giovane sacerdote, ordinato da pochi mesi, interessato a questa iniziativa a favore dei ragazzi in difficoltà.
«Il primissimo nucleo comprendeva fanciulli provenienti prevalentemente dai quartieri più poveri della città: Pelleria, Cittadella e il Bastardo» ricorda don Enzo. I locali non erano sufficienti e per far fronte alla crescente domanda di ospitalità furono utilizzate grandi tende adibite all'istruzione, alle riunioni e usate come dormitorio per dieci persone circa.
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