Gioco
Castelvecchio, impianto fermo altri 2 anni
Struttura pronta ma fino al 2019 dagli Usa non arriverà la materia da purificare. Assunzioni congelate
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CASTELVECCHIO PASCOLI. Due anni di attesa. E forse più. È questo il tempo che il nuovo stabilimento Kedrion di Castelvecchio Pascoli, un gioiello tecnologico da 67 milioni di euro, dovrà attendere per diventare pienamente operativo. A partire dall’inizio di quest’anno la struttura avrebbe dovuto purificare fino a 2 milioni di litri di plasma raccolto negli Stati Uniti, con l’obiettivo di produrre immunoglobuline di nuova generazione. Ma i problemi registrati Oltreoceano, precisamente nello stabilimento di Melville a New York, hanno fatto mancare gli “intermedi lavorati” che lo stabilimento di Castelvecchio Pascoli attendeva.
«Il completamento dell’impianto previsto per il 2017 è stato rispettato – spiega Paolo Marcucci, presidente Kedrion – La struttura è pronta. Il problema è che l’intermedio che doveva uscire dall’impianto americano per essere purificato a Castelvecchio ha subito un ritardo nello sviluppo a causa di una serie di complesse problematiche, legate alle normative e a questioni aziendali. Ciò comporterà un ritardo di due anni nell’avvio della completa operatività dell’impianto».
Bisognerà aspettare fino a metà 2019, o addirittura fino agli inizi del 2020, per vedere l’impianto al lavoro. Nell’attesa la struttura rimane congelata, così come congelate restano le 70-90 assunzioni previste. «Nonostante questo ritardo Kedrion ha continuato a crescere anche dal punto di vista occupazionale – prosegue Paolo Marcucci – Ormai abbiamo circa 800 dipendenti negli stabilimenti del territorio, 2.300 in tutti gli impianti del gruppo sparsi per il mondo. In ogni caso a Castelvecchio abbiamo personale che si occupa di tenere “caldo” l’impianto per quando dovrà entrare in funzione a pieno regime. A quel punto faremo le assunzioni. I profili che ci interessano sono di vario tipo: semplici diplomati o laureati in biologia, farmacia, chimica e tecnica farmaceutica, medicina».
La completa acquisizione dell’impianto di produzione di Melville risale al 2013. Un passaggio importante per la società italiana , come ricordato da Marialina Marcucci nella sua presentazione: «Eravamo già negli Stati Uniti come distributori, ma il salto di qualità lo abbiamo fatto acquistando questo impianto di produzione da Grifols, un’azienda spagnola concorrente con cui però collaboriamo molto. All’epoca Grifols aveva appena acquistato un’altra grande azienda americana e l’Antitrust ritenne che sul territorio dovessero esserci almeno quattro player produttori nel Paese. Da lì è nata la nostra produzione negli Usa».
L’impianto di Castelveccio venne presentato alla stampa e al presidente della Regione Enrico Rossi, con un sopralluogo nel febbraio 2015. Quattordici mesi dalla posa della prima pietra all’ultimazione della struttura; lo stesso tempo, se non qualcosa di più, per ottenere le autorizzazioni per l’autorizzazione come officina farmaceutica e procedere con la fase dei collaudi e della riqualificazione della parte esterna. Sorge a 7 chilometri dallo stabilimento produttivo di Bolognana che occupa oltre 500 persone ed è in grado di lavorare tutti gli stadi del plasma, dal frazionamento alla purificazione, fino al prodotto finito.
L’impianto di Castelvecchio è costato oltre 67 milioni di euro e occupa una superficie di 5000 metri quadrati. È l’ampliamento di un magazzino già esistente a servizio dell’impianto di Bolognana. Per la gestione del progetto all’epoca furono assunte 20 persone (biennio 2014-2015). Questo gioiello hi-tech rimarrà inutilizzato per almeno due anni.
Gianni Parrini
«Il completamento dell’impianto previsto per il 2017 è stato rispettato – spiega Paolo Marcucci, presidente Kedrion – La struttura è pronta. Il problema è che l’intermedio che doveva uscire dall’impianto americano per essere purificato a Castelvecchio ha subito un ritardo nello sviluppo a causa di una serie di complesse problematiche, legate alle normative e a questioni aziendali. Ciò comporterà un ritardo di due anni nell’avvio della completa operatività dell’impianto».
Bisognerà aspettare fino a metà 2019, o addirittura fino agli inizi del 2020, per vedere l’impianto al lavoro. Nell’attesa la struttura rimane congelata, così come congelate restano le 70-90 assunzioni previste. «Nonostante questo ritardo Kedrion ha continuato a crescere anche dal punto di vista occupazionale – prosegue Paolo Marcucci – Ormai abbiamo circa 800 dipendenti negli stabilimenti del territorio, 2.300 in tutti gli impianti del gruppo sparsi per il mondo. In ogni caso a Castelvecchio abbiamo personale che si occupa di tenere “caldo” l’impianto per quando dovrà entrare in funzione a pieno regime. A quel punto faremo le assunzioni. I profili che ci interessano sono di vario tipo: semplici diplomati o laureati in biologia, farmacia, chimica e tecnica farmaceutica, medicina».
La completa acquisizione dell’impianto di produzione di Melville risale al 2013. Un passaggio importante per la società italiana , come ricordato da Marialina Marcucci nella sua presentazione: «Eravamo già negli Stati Uniti come distributori, ma il salto di qualità lo abbiamo fatto acquistando questo impianto di produzione da Grifols, un’azienda spagnola concorrente con cui però collaboriamo molto. All’epoca Grifols aveva appena acquistato un’altra grande azienda americana e l’Antitrust ritenne che sul territorio dovessero esserci almeno quattro player produttori nel Paese. Da lì è nata la nostra produzione negli Usa».
L’impianto di Castelveccio venne presentato alla stampa e al presidente della Regione Enrico Rossi, con un sopralluogo nel febbraio 2015. Quattordici mesi dalla posa della prima pietra all’ultimazione della struttura; lo stesso tempo, se non qualcosa di più, per ottenere le autorizzazioni per l’autorizzazione come officina farmaceutica e procedere con la fase dei collaudi e della riqualificazione della parte esterna. Sorge a 7 chilometri dallo stabilimento produttivo di Bolognana che occupa oltre 500 persone ed è in grado di lavorare tutti gli stadi del plasma, dal frazionamento alla purificazione, fino al prodotto finito.
L’impianto di Castelvecchio è costato oltre 67 milioni di euro e occupa una superficie di 5000 metri quadrati. È l’ampliamento di un magazzino già esistente a servizio dell’impianto di Bolognana. Per la gestione del progetto all’epoca furono assunte 20 persone (biennio 2014-2015). Questo gioiello hi-tech rimarrà inutilizzato per almeno due anni.
Gianni Parrini
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