Toscana
Da organico a biometano e la bolletta si alleggerisce
di Gianni Parrini
Domani a San Martino l’iniziativa sul progetto per ottenere energia pulita da fanghi e rifiuti. Conforti: ridotti del 50% i costi per il conferimento in discarica
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LUCCA. Un sistema per il trattamento integrato dei reflui fognari e del rifiuto organico in grado di fornire biometano da utilizzare come carburante per i mezzi pubblici. In pratica, feci ed escrementi, opportunamente trattati, diventerebbero una sorta di “benzina verde”. Un progetto affascinante, di cui il Tirreno aveva già parlato lo scorso dicembre, e che sarà al centro del convegno in programma sabato all’auditorium della Fondazione Banca del Monte, in piazza San Martino. Il titolo è quanto meno intonato: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Si parlerà proprio di come trasformare la frazione organica dei rifiuti e i fanghi derivanti dal ciclo di depurazione delle acque, da materiale di scarto in energia. Il dibattito sarà coordinato dall’ex assessore regionale Eugenio Baronti, ora a “Zefiro Ricerca&Innovazione”. «Quello a cui l’amministrazione comunale sta lavorando è un progetto interessante – spiega Baronti – che mette insieme gestione delle acque reflue e gestione dei rifiuti, creando sinergie positive e promuovendo la produzione locale di biometano per il trasporto. Il progetto chiama in causa due impianti già esistenti sul territorio: il depuratore delle acque di Pontetetto (gestito da Geal) e la stazione ecologica di Sistema ambiente a Nave. «Con pochi interventi si potrebbe ottimizzare l’utilizzo dei due impianti – spiega Baronti – Il concetto scientifico da cui parte la riflessione è semplice: è possibile mettere a valore ciò che oggi è scarto (fango derivante da depurazione delle acque e frazione umida dei rifiuti solidi urbani) attraverso un processo chiamato digestione anaerobica) che permette a specifici microrganismi di degradare questo materiale e produrre una parte di materiale organico stabilizzato e una parte di biometano. Il vantaggio è dato dal fatto che con alcuni accorgimenti arriveremmo a triplicare la parte di biogas prodotto e diminuiremmo di circa il 50% la quantità di materiale organico che finisce in discarica. Da un lato potremmo utilizzare il biometano per alimentare un sistema di trasporto pubblico a impatto zero e dall’altro ridurremmo il costo dello smaltimento in discarica dell’organico che attualmente viene portato agli impianti di compostaggio fuori provincia con costi non indifferenti: 105 euro a tonnellata. La tecnologia per realizzare questa ipotesi è già matura e se fosse messe a regime in un’area come la nostra, dove ogni anno le cartiere producono tonnellate di fanghi, potremmo addirittura pensare a un impianto di distribuzione del biometano a servizio della cittadinanza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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