Toscana
«Vogliamo capire cosa è successo al nostro Linas»
di Alessandro Bientinesi
Il padre di Rumsas attende gli esiti dell’autopsia e ricostruisce le ultime ore di vita del figlio
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LUCCA. «Aspettiamo anche noi i risultati dell’autopsia, vogliamo capire cosa sia successo al nostro Linas e se ci possa essere un collegamento con il malore accusato il giorno prima della sua morte». Raimondas Rumsas è appena uscito dalla sua casa in via dell’Ave Maria a Lunata. Un luogo nel quale ha deciso, ormai dai primi anni Duemila, di vivere con la moglie Edita e i quattro figli, tre maschi e una femmina. Un angolo di pace ideale per chi, come lui e i due figli maggiori, Raimondas Jr e Linas, sono cresciuti e si sono appassionati alle due ruote. Il luogo, però, dove il figlio 21enne si è sentito male la mattina del 2 maggio. Un malore che gli è stato fatale. E sul quale l’ex ciclista professionista vuole fare luce. Ricostruendo con lucidità i momenti terribili vissuti appena 24 ore prima.
Il 1 maggio, giorno del primo malore del figlio, Raimondas è ad Arezzo a seguire una gara del figlio maggiore. Mentre Linas, dopo tre giorni di gare, si concede il meritato riposo in compagnia della fidanzata, con la quale si frequenta da 2 mesi. «Quando sono tornato a Lunata mio figlio non si è sentito bene, problemi respiratori e poi uno svenimento, cosa accertata poi all’ospedale più tardi - conferma Raimondas -. La cosa, però, sembrava passeggera». Poi il giorno dopo, alle 8, Linas chiama il direttore sportivo della sua squadra, Elso Frediani. «Si è scusato, era preoccupato di avermi svegliato chiamandomi così presto - spiega -. Linas era così, sempre gentile e con il sorriso. Io non sapevo del malore del giorno prima e lui, nei due minuti di telefonata, mi ha chiesto solo quali esami dovesse svolgere». Controlli di routine: emocromo completo e controllo del livello di ferro. Già previsti e non effettuati per il problema avuto il pomeriggio precedente. Tanto che lo stesso Elso Frediani non sapeva nulla del malore del primo maggio.
Linas esegue gli esami. Sente il compagno di squadra, Federico Del Carlo, poi torna a casa. E lì, presumibilmente tra le 9, massimo le 9.30 e le 10, il nuovo malore. «Abbiamo chiamato alle 10.32 la centrale del 118 - spiega il padre Raimondas - e l’ambulanza è arrivata esattamente sette minuti più tardi». L’intervento, dunque, è immediato.
Nei primi momenti si pensa ad un problema neurologico, visto che il giovane ciclista viene trovato dal fratello maggiore privo di sensi nella casa di Lunata. Ogni tentativo di rianimare Linas, però, è inutile. Morirà due ore più tardi al San Luca.
Un ragazzo veramente ben voluto da tutti. La famiglia Rumsas, infatti, si è trasferita nel 2000 a Marlia e poco dopo a Lunata. Davanti a casa, ieri, ci sono tre auto targate lituania. Linas, però, pur essendo nato nel paese di origine del padre, ha uno spiccato accento lucchese e si sente per metà italiano. Un ragazzo generoso, tornato proprio in questa stagione alla Altopack Eppela per restare più vicino a casa. Senza pressioni e più tranquillo.
Il convitto dove la squadra va in ritiro, con a disposizione 12 stanze per gli atleti, da lui non viene mai utilizzato. Visto che abitava a meno di un chilometro da lì e raggiunge i compagni per gli allenamenti nella Piana Lucchese direttamente dalla villetta dove vive con la famiglia.
«Siamo un bel gruppo, nella squadra mi trovo veramente bene - dice con uno spiccato accento toscano Linas in un video postato dalla Altopack Eppela un mese fa -. I compagni sono tutti molto affiatati e il gruppo sta crescendo. Allenamento dopo allenamento sto migliorando e la condizione c’è. Basta crederci un po’ di più e tutto verrà con facilità».
Frasi dette con il sorriso dipinto sul volto. La voglia correre e vivere tipiche di un ragazzo di 21 anni. Inconsapevole che di lì a poco avrebbe incontrato un destino terribile.
Il 1 maggio, giorno del primo malore del figlio, Raimondas è ad Arezzo a seguire una gara del figlio maggiore. Mentre Linas, dopo tre giorni di gare, si concede il meritato riposo in compagnia della fidanzata, con la quale si frequenta da 2 mesi. «Quando sono tornato a Lunata mio figlio non si è sentito bene, problemi respiratori e poi uno svenimento, cosa accertata poi all’ospedale più tardi - conferma Raimondas -. La cosa, però, sembrava passeggera». Poi il giorno dopo, alle 8, Linas chiama il direttore sportivo della sua squadra, Elso Frediani. «Si è scusato, era preoccupato di avermi svegliato chiamandomi così presto - spiega -. Linas era così, sempre gentile e con il sorriso. Io non sapevo del malore del giorno prima e lui, nei due minuti di telefonata, mi ha chiesto solo quali esami dovesse svolgere». Controlli di routine: emocromo completo e controllo del livello di ferro. Già previsti e non effettuati per il problema avuto il pomeriggio precedente. Tanto che lo stesso Elso Frediani non sapeva nulla del malore del primo maggio.
Linas esegue gli esami. Sente il compagno di squadra, Federico Del Carlo, poi torna a casa. E lì, presumibilmente tra le 9, massimo le 9.30 e le 10, il nuovo malore. «Abbiamo chiamato alle 10.32 la centrale del 118 - spiega il padre Raimondas - e l’ambulanza è arrivata esattamente sette minuti più tardi». L’intervento, dunque, è immediato.
Nei primi momenti si pensa ad un problema neurologico, visto che il giovane ciclista viene trovato dal fratello maggiore privo di sensi nella casa di Lunata. Ogni tentativo di rianimare Linas, però, è inutile. Morirà due ore più tardi al San Luca.
Un ragazzo veramente ben voluto da tutti. La famiglia Rumsas, infatti, si è trasferita nel 2000 a Marlia e poco dopo a Lunata. Davanti a casa, ieri, ci sono tre auto targate lituania. Linas, però, pur essendo nato nel paese di origine del padre, ha uno spiccato accento lucchese e si sente per metà italiano. Un ragazzo generoso, tornato proprio in questa stagione alla Altopack Eppela per restare più vicino a casa. Senza pressioni e più tranquillo.
Il convitto dove la squadra va in ritiro, con a disposizione 12 stanze per gli atleti, da lui non viene mai utilizzato. Visto che abitava a meno di un chilometro da lì e raggiunge i compagni per gli allenamenti nella Piana Lucchese direttamente dalla villetta dove vive con la famiglia.
«Siamo un bel gruppo, nella squadra mi trovo veramente bene - dice con uno spiccato accento toscano Linas in un video postato dalla Altopack Eppela un mese fa -. I compagni sono tutti molto affiatati e il gruppo sta crescendo. Allenamento dopo allenamento sto migliorando e la condizione c’è. Basta crederci un po’ di più e tutto verrà con facilità».
Frasi dette con il sorriso dipinto sul volto. La voglia correre e vivere tipiche di un ragazzo di 21 anni. Inconsapevole che di lì a poco avrebbe incontrato un destino terribile.
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