Il Tirreno

Lucca

L’ingegnere informatico finisce dietro le sbarre  

di Luca Tronchetti
L’ingegnere informatico finisce dietro le sbarre  

Lucca: caduta l’accusa di tentata violenza sessuale rimangono quelle di rapina e lesioni. Nell’interrogatorio di garanzia ammette di aver agito sotto l’effetto della coca

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LUCCA. Da venerdì sera l’ingegnere informatico di Capannori che 24 ore prima aveva picchiato e rapinato una massaggiatrice che lavora nella periferia cittadina è rinchiuso nel carcere di San Giorgio. E ci resterà ancora per qualche giorni, forse per una settimana. Il tempo necessario per individuare una struttura sanitaria in grado di ospitarlo per sottoporlo a cure in grado di dissintossicarlo dalla sua dipendenza della droga che gli ha provocato problemi di natura neurologica.

Ieri mattina l’ingegnere informatico di 31 anni, difeso dall’avvocato Nicola Barsotti, è stato interrogato in carcere dal giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci. L’indagato ha avuto un atteggiamento decisamente collaborativo. Ha ammesso di far uso da mesi e mesi di cocaina e di esserne ormai diventato un assuntore abituale. Ha pure indicato al giudice il nome del pusher che lo rifornisce costantemente di stupefacente. Non ha negato l’addebito: la rapina l’ha compiuta e pure le lesioni nei confronti della massaggiatrice. Ma non c’è stato alcun tentativo di violenza sessuale. Tanto che l’autorità giudiziaria non contesta quel tipo di reato. La condizione psichica dell’imputato è tale da non poter chiarire perché abbia agito proprio nei confronti di quella donna e nemmeno alcuni particolari della rapina. Di certo c’è che il giovane professionista in passato aveva già avuto degli accessi obbligati nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca proprio per la sua condizione psichica legata all’abuso di cocaina di cui fa uso in dosi massicce. Una situazione che, a suo avviso, è successiva al licenziamento dall’azienda lucchese in cui lavorava.

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Il legale dell’imputato presenterà una memoria difensiva in cui richiede al giudice di trasferire il suo assistito dal carcere in una struttura idonea al suo stato di salute. Risalire all’ingegnere informatico non era stato difficile per la polizia. La sua fuga dopo la rapina e le botte alla massaggiatrice avviene a bordo di una Golf di color grigio chiaro: la macchina del padre. E i vigili urbani accorsi sul posto, dopo l’allarme dato da alcuni passanti, prendono in numero di targa della vettura. Da lì parte l’indagine e gli investigatori della Mobile si presentano a Capannori nell’abitazione del padre dell’ingegnere e trovano l’auto e il fuggitivo. E quando i poliziotti entrano nella sua il giovane laureato inizia a dare in escandescenze e prende la finestra a testate prima di chiedere di poter parlare con il suo avvocato. Visto il suo stato di alterazione viene chiamata un’ambulanza del 118 e portato al pronto soccorso dove s’imbatte nella titolare del centro massaggi che si trova su una barella con ferite giudicate guaribili in 21 giorni. «È lui l’uomo che mi ha rapinato» dice. E l’ingegnere finisce dietro le sbarre.

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