Attenzione
A Lucca la maggior parte dei medici si rifiuta
Fino a ora il diritto all’obiezione di coscienza era stato invocato da chirurghi, ginecologi e – in circostanze diverse – dai farmacisti che si rifiutavano di vendere la cosiddetta “pillola del...
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Fino a ora il diritto all’obiezione di coscienza era stato invocato da chirurghi, ginecologi e – in circostanze diverse – dai farmacisti che si rifiutavano di vendere la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Il caso degli psichiatri è insolito e su questo la giurisprudenza non ha ancora un orientamento preciso. Per questo l’Asl ha convocato un gruppo di lavoro per cercare di fare chiarezza su questa spinosa materia. Si tratta di situazioni delicate, soprattutto quando ci si trova di fronte alla previsione di malformazioni e problemi di salute per il nascituro. Sono soprattutto questi i casi in cui lo psichiatra è chiamato a dare un parere sulla salute psico-fisica della donna. A stabilire il diritto all’obiezione di coscienza è sempre la legge 194, che all’articolo 9 recita: «Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione». Ma nel tentativo di riequilibrare il diritto alla salute fisica e psichica della donna, la tutela dei diritti del concepito e il diritto all’obiezione di coscienza, la 194 ha creato difficoltà operative alle aziende sanitarie, visto che oltre il 70% dei medici si dichiara obiettore. Anche a Lucca la stragrande maggioranza dei ginecologi è contro l’aborto. Nell’aprile 2013 la corte di Cassazione (le cui sentenze fanno giurisprudenza) ha stabilito che un medico che si dichiara obiettore di coscienza non può rifiutarsi di curare la paziente che si è sottoposta a interruzione volontaria di gravidanza in ospedale. Ma il dibattito è aperto.
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