La manifestazione
Minorenni "annoiati" rubano per gioco
L'80% dei taccheggi messi a segno da ragazzi e ragazze dai 15 a i 17 anni. E alla fine i genitori pagano la merce in silenzio
LUCCA. Sono giovani, spesso giovanissimi, quasi sempre residenti a Lucca, in centro o in periferia. Agiscono in gruppo o anche da soli, rubando soprattutto cosmetici e abbigliamento, per lo più intimo. Lo fanno per gioco e a qualsiasi ora del giorno e della sera: per il gusto di trasgredire, per portarsi a casa quel prodotto o quell’articolo che i genitori avevano loro precedentemente negato, più raramente colpiscono per necessità. È questo l’identikit dei ragazzini che, ormai con troppa frequenza, prendono di mira il negozio Oviesse di via Roma, cercando di portarsi via piccoli oggetti o capi di vestiario senza pagare. L’ultimo episodio risale a lunedì scorso, 24 aprile, quando un adolescente residente in Garfagnana è stato sorpreso e denunciato per il furto aggravato di quattro indumenti, dopo aver sottratto altri due articoli da un secondo negozio in centro. È questo solo uno dei tanti casi che, negli ultimi tempi, grazie alle telecamere di sorveglianza e agli addetti alla vigilanza, sono stati scoperti ai danni della catena di via Roma.
Furti di scarso valore. I furti commessi hanno uno scarso valore. Che, spesso, si aggira intorno a poche decine di euro. Vengono commessi in gran parte da minorenni fra i 15 e 17 anni, molti dei quali residenti a Lucca, di origini italiane, nord-africane, rumene. Per fare una media, su dieci colpi messi a segno all’Oviesse, soltanto due vengono compiuti da persone che hanno già raggiunto la maggiore età. Fra questi, la soglia si aggira intorno ai 20 anni, pur tenendo conto di possibili eccezioni, come l’episodio che ha visto coinvolta una madre sorpresa a rubare i vestitini per il figlioletto piccolo. Qualche volta, i responsabili, sono invece nomadi. Per qualcuno che commette il reato per necessità, ci sono però anche tanti casi di ragazzini che si trasformano in piccoli ladruncoli solo per fare una bravata: come se tutto fosse un gioco, come se, violare la legge, facesse provare un brivido di qualche tipo.
Taccheggio per svago. È quanto accaduto, per esempio, lo scorso anno, quando due giovani turiste tedesche di 18 e 19 anni, in vacanza in Toscana insieme alle loro famiglie, si sono introdotte all’interno del negozio di via Roma, sottraendo “per svago”, prodotti per un valore complessivo di circa 50 euro. Avvisati i genitori, questi ultimi hanno immediatamente pagato l’intero importo della merce trafugata. Le modalità dei furti sono sempre le stesse. Generalmente i ragazzini si presentano in gruppetti di almeno due persone (ma non manca anche chi agisce da solo) e, mentre qualcuno si occupa di impossessarsi degli articoli esposti, qualche altro “fa il palo” nella speranza di passare inosservati, peraltro trascurando il fatto che il negozio sia dotato di telecamere di sorveglianza. L’attenzione dei piccoli furfanti è, invece, massima nei confronti del sistema di anti-taccheggio apposto su ciascun oggetto. Quasi sempre, infatti, i malintenzionati si preoccupano di tagliarlo o di spaccarlo, quando non optano per avvicinarsi all’uscita, cercando di scappare mimetizzandosi fra la folla. Più spesso, tentano di mettere fuori uso il dispositivo di sicurezza per poi nascondere la merce in tasca, in particolare quando si tratta di cosmetici, oppure dirigendosi nei camerini.
Le tattiche usate. Soprattutto durante la stagione invernale, la tattica usata è quella di indossare, sotto ai propri abiti, i capi di abbigliamento non pagati e uscire: un modus operandi che va per la maggiore quando la refurtiva è composta da indumenti intimi. Meno sfruttata, invece, è la tecnica del nascondere il bottino nei sacchetti, forse perché più facilmente individuabile. Quando gli addetti alla sicurezza fermano il responsabile di un furto, immediatamente vengono contattate le forze dell’ordine che, in caso di minore, convocano all’istante i genitori. Capita spesso che, questi ultimi, propongano di saldare — in accordo con l’amministrazione dell’azienda — la cifra rubata dai figli, la cui reazione più diffusa, una volta scoperti, è il senso di vergogna. Fra loro però c’è anche chi prova a scaricare la colpa sull’amico che è invece riuscito a dileguarsi o chi cerca di minimizzare a fronte di un basso valore del colpo. A febbraio, per esempio, in un solo giorno sono state tre le denunce per furti commessi all’Oviesse arrivate ai carabinieri in momenti diversi.
Colpi dopo la scuola. Gli episodi durante la settimana capitano a qualsiasi ora, con un picco, forse, nel primo pomeriggio: in un caso, per esempio, i ragazzini avevano ancora lo zaino in spalla ed erano appena usciti da scuola. Fra i giovanissimi che vengono sorpresi a rubare all’Oviesse, c’è un basso tasso di recidività di chi, pizzicato, torna a prendere di mira lo stesso negozio, almeno nel breve periodo.
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