Proteste
Lavoratori in sciopero alla Pro-Gest
Carichi eccessivi, sicurezza a rischio e assenza di un piano di rilancio al centro della protesta
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ALTOPASCIO. Carichi di lavoro eccessivi, sicurezza e assenza di prospettive di rilancio: queste le ragioni che hanno portato a una nuova protesta alla ex-Ondulati Giusti di Altopascio, ora O. G. Pro-Gest Spa, con i lavoratori che hanno partecipato a uno sciopero di un’ora per turno e allestito un presidio temporaneo ai cancelli. Un’iniziativa, scrivono i sindacati, indetta «per protestare contro una gestione del lavoro, già di per sé resa difficile dalla riduzione dell’orario, per effetto del contratto di solidarietà giunto al secondo anno, ulteriormente aggravata dalla politica aziendale volta a togliere organico dalle linee, compromettendo il lavoro in sicurezza e aumentando i carichi da sostenere. Su questo tema, la Rrsu e le organizzazioni sindacali della Slc-Cgil e Fistel-Cisl, hanno avuto modi di confrontarsi con l’azienda e i suoi responsabili, i quali non hanno voluto riconoscere la presenza dei problemi sollevati, che riguardano non solo la produzione, ma anche l’organizzazione dei carrellisti di magazzino, nonostante l’evidenza oggettiva delle difficoltà nel dover coprire le postazioni mancanti per effetto delle assenze che si verificano quotidianamente, con il personale che viene tolto dalla propria postazione per andare a “tappare” i buchi di organico».
«La coperta è corta si direbbe — proseguono Rsu, Cgil e Cisl — poiché ci sono state diverse uscite, dall’inizio del contratto di solidarietà: alcune legate al raggiungimento dei requisiti pensionistici, per fortuna, molte altre, invece, perché evidentemente comincia a incrinarsi quella fiducia che consente di guardare al domani con serenità e prospettiva: il Gruppo Pro-Gest non ha ancora presentato quel piano industriale che si sta aspettando da quando l’azienda è stata finalmente acquistata, al termine della procedura concorsuale, più di un anno fa. Non si ha chiaro cosa si voglia fare di questo importante polo produttivo di fogli di cartone. La nostra capacità produttiva viene limitata, non perché manchino potenziali ordinativi, ma per logiche di mercato legate ai prezzi, che ci penalizzano, e alle dinamiche interne al gruppo che ci ha acquistato. Qui, si chiedono anche certezze e sicure prospettive di rilancio. Le questioni non trovano, però, orecchie disposte ad ascoltare e tutto questo ha un riflesso quotidiano nella gestione del personale, che vive difficoltà sul lavoro: siamo in solidarietà, lavoriamo meno ore e ci vorrebbero costringere a farlo con meno organico del necessario. Rifiutiamo queste logiche e perciò scioperiamo, mettendo in atto azioni per limitare il lavoro sotto-organico, con fermate brevi».
«La coperta è corta si direbbe — proseguono Rsu, Cgil e Cisl — poiché ci sono state diverse uscite, dall’inizio del contratto di solidarietà: alcune legate al raggiungimento dei requisiti pensionistici, per fortuna, molte altre, invece, perché evidentemente comincia a incrinarsi quella fiducia che consente di guardare al domani con serenità e prospettiva: il Gruppo Pro-Gest non ha ancora presentato quel piano industriale che si sta aspettando da quando l’azienda è stata finalmente acquistata, al termine della procedura concorsuale, più di un anno fa. Non si ha chiaro cosa si voglia fare di questo importante polo produttivo di fogli di cartone. La nostra capacità produttiva viene limitata, non perché manchino potenziali ordinativi, ma per logiche di mercato legate ai prezzi, che ci penalizzano, e alle dinamiche interne al gruppo che ci ha acquistato. Qui, si chiedono anche certezze e sicure prospettive di rilancio. Le questioni non trovano, però, orecchie disposte ad ascoltare e tutto questo ha un riflesso quotidiano nella gestione del personale, che vive difficoltà sul lavoro: siamo in solidarietà, lavoriamo meno ore e ci vorrebbero costringere a farlo con meno organico del necessario. Rifiutiamo queste logiche e perciò scioperiamo, mettendo in atto azioni per limitare il lavoro sotto-organico, con fermate brevi».
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