Il Tirreno

Lucca

«Del Grande libero» la piazza si mobilita 

di Barbara Antoni
«Del Grande libero» la piazza si mobilita 

Circa quattrocento persone intorno al loggiato di Palazzo Pretorio

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LUCCA. «Gabriele libero». Enfasi sulla prima vocale del nome, scandite in modo ritmato le tre sillabe dell’aggettivo: quasi una cantilena, un mantra. Arriva dai megafoni di alcuni partecipanti alla manifestazione per chiedere la liberazione di Gabriele Del Grande, scrittore, documentarista (ha collaborato, tra le altre a “Io sto con la sposa”, presentato al festival di Venezia) e regista lucchese in stato di fermo in Turchia dal 9 di aprile. Il pretesto per bloccarlo è stata una contestazione di irregolarità amministrative nei suoi documenti. Il motivo reale è quanto sia scomodo per un “regime” come quello turco il lavoro che Gabriele sta conducendo fra la Turchia di Erdogan e la Siria devastata dalla guerra. Sta raccogliendo materiale per scrivere un libro su quanti fuggono da questi paesi alla ricerca di una nuova vita.
Alle 18 di mercoledì 19 aprile sotto il loggiato di Palazzo Pretorio e in piazza San Michele ci sono circa quattrocento persone. Ha funzionato il tam tam partito la mattina stessa da Palazzo Orsetti, dove il sindaco Alessandro Tambellini, appreso che Del Grande aveva iniziato lo sciopero della fame, ha deciso seduta stante di organizzare una manifestazione per lo scrittore lucchese bloccato in Turchia, resa possibile anche grazie alla pronta collaborazione della Caritas e di alcune associazioni.
In piazza per Gabriele erano in tanti, ciascuno mosso da una sua personale spinta: chi, coetaneo, perché lo conosce; chi perché Gabriele è una delle tante persone a subire ingiustizie a causa di diritti negati; chi, come il professor Massimo Toschi, ex assessore regionale, da sempre in prima linea sui temi della pace e dei diritti, perché è stato anche insegnante di Del Grande al liceo. «Gabriele è un mio ex alunno - spiega Toschi -, lo è stato dalla terza alla quinta liceo. Era il 2000: portai tutta la classe ad Auschwitz e alla sede dell’Unione europea. Di recente l’ho incontrato a un convegno di Emergency. Per ottenere la sua liberazione ci vuole attesa e calma; l’unità di crisi della Farnesina è uno dei massimi livelli diplomatici d’Europa. Non durerà poco: tanti motivi lo tengono in questa situazione».
Dal palco, Tambellini, indignato per la vicenda che ha coinvolto il giovane scrittore lucchese, ribadisce la necessità di non abbassare il livello di attenzione. «Del Grande si trova in un carcere turco al confine con la Siria; ha iniziato lo sciopero della fame - sottolinea il sindaco - e questo cambia ancora le cose. Sono qui anche per decidere con voi come proseguire questa mobilitazione». «Gabriele ci ha telefonato dicendoci di trovarsi in isolamento - spiega Elena Del Grande, sorella dello scrittore, sul palco con l’altra sorella Serena - e di non sapere con certezza di cosa è accusato. Ci ha detto “non mi fanno parlare con nessuno”. A voi chiediamo di non abbassare l’attenzione ma di tenere un profilo come si sta facendo oggi. Siamo preoccupati per il suo stato di salute: per telefono ci ha detto di stare bene, ma mentre lo diceva era circondato dalle guardie. Oltretutto non sappiamo come sia arrivato in quel carcere. Gabriele ha iniziato lo sciopero della fame; la sua compagna Alessandra lo ha iniziato poche ore fa. Partirà una staffetta: altre persone attueranno questa protesta».
In piazza anche il consigliere regionale Stefano Baccelli, il sindaco di Porcari Alberto Baccini. «Essere qui è doveroso», dice Baccelli. «Stiamo progettando un sit-in di protesta a Porcari - sottolinea Baccini -. Faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per giungere alla liberazione di Gabriele».
Tra i manifestanti intorno al loggiato anche gli assessori comunali Francesco Raspini ed Enrico Cecchetti, i candidati a sindaco Remo Santini del centrodestra e di alcune liste civiche e Donatella Buonriposi, in corsa per la poltrona di primo cittadino per ora con la lista civica Lei Lucca.
Ultimo intervento quello del governatore Enrico Rossi: «Ho parlato con il padre di Gabriele - dice -. L’ho trovato straordinariamente sereno. Mi ha chiesto di rispettare la volontà del figlio di far sentire la sua voce e noi lo stiamo facendo. Di lui che si è sempre impegnato a dare voce a chi non ce l’ha».
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