Sicurezza
Cava della Focolaccia, dimezzata l’escavazione
Il Parco delle Apuane ha disposto il taglio dei metri cubi da poter asportare all’interno del comune di Minucciano, prevedendo anche altre prescrizioni
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MINUCCIANO. Oltre centocinquantamila metri cubi in meno da poter scavare alla cava Piastramarina. . È quanto prevede il Parco Regionale delle Alpi Apuane nell’atto di pronuncia di compatibilità ambientale emesso lo scorso 10 aprile.
Come prevede l’iter legislativo, la ditta Cave Focolaccia srl (con sede a Massa) che gestisce la cava Piastramarina al passo della Focolaccia, nel comune di Minucciano, al confine fra la provincia di Massa Carrara e quella di Lucca, ogni cinque anni deve richiedere al Parco delle Apuane il rilascio della pronuncia di compatibilità ambientale.
E, il 2 luglio del 2015, l’azienda ne ha presentato istanza al Parco in merito al progetto di coltivazione della cava.
In questo caso si è trattato di un procedimento più lungo del previsto, con più riunioni di Conferenze dei servizi e la necessità di pareri tecnici, considerando la delicatezza del sito estrattivo che si trova ad una quota di oltre 1.550 metri, sul crinale della montagna, dove tuttavia, la legge regionale del 1997 e il Piano paesaggistico della Regione Toscana consentono l’escavazione.
Dopo tutte le verifiche, il 10 aprile si è rilasciato il rinnovo della pronuncia di compatibilità ambientale per quattro anni in cui però il Parco ha disposto di ridurre la volumetria complessiva da scavare a 158.140 metri cubi, di cui 53.140 metri cubi a cielo aperto e 105.000 metri cubi in galleria.
Nel corso dei vari passaggi la ditta, che inizialmente aveva previsto di scavare oltre 320.000 metri cubi complessivi, su richiesta del Parco aveva già ridotto i volumi a 276.000 metri cubi (di cui 96.000 a cielo aperto e 180.000 in galleria). Quantità che però il Parco ha deciso di ridurre ulteriormente.
La pronuncia di compatibilità ambientale per la cava riguarda unicamente le lavorazioni da eseguirsi nel comune di Minucciano ed è subordinata ad una serie di prescrizioni, condizioni e procedure di esecuzione, contenute in un apposito programma di gestione ambientale (che fa parte dell’atto di Pronuncia) che prevede, tra le altre disposizioni, anche il monitoraggio delle sorgenti Barrila e Frigido che dovrà proseguire per almeno un anno e i risultati del quale dovranno essere trasmessi a scadenza semestrale al Parco, all’Arpat e all’Azienda sanitaria locale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Come prevede l’iter legislativo, la ditta Cave Focolaccia srl (con sede a Massa) che gestisce la cava Piastramarina al passo della Focolaccia, nel comune di Minucciano, al confine fra la provincia di Massa Carrara e quella di Lucca, ogni cinque anni deve richiedere al Parco delle Apuane il rilascio della pronuncia di compatibilità ambientale.
E, il 2 luglio del 2015, l’azienda ne ha presentato istanza al Parco in merito al progetto di coltivazione della cava.
In questo caso si è trattato di un procedimento più lungo del previsto, con più riunioni di Conferenze dei servizi e la necessità di pareri tecnici, considerando la delicatezza del sito estrattivo che si trova ad una quota di oltre 1.550 metri, sul crinale della montagna, dove tuttavia, la legge regionale del 1997 e il Piano paesaggistico della Regione Toscana consentono l’escavazione.
Dopo tutte le verifiche, il 10 aprile si è rilasciato il rinnovo della pronuncia di compatibilità ambientale per quattro anni in cui però il Parco ha disposto di ridurre la volumetria complessiva da scavare a 158.140 metri cubi, di cui 53.140 metri cubi a cielo aperto e 105.000 metri cubi in galleria.
Nel corso dei vari passaggi la ditta, che inizialmente aveva previsto di scavare oltre 320.000 metri cubi complessivi, su richiesta del Parco aveva già ridotto i volumi a 276.000 metri cubi (di cui 96.000 a cielo aperto e 180.000 in galleria). Quantità che però il Parco ha deciso di ridurre ulteriormente.
La pronuncia di compatibilità ambientale per la cava riguarda unicamente le lavorazioni da eseguirsi nel comune di Minucciano ed è subordinata ad una serie di prescrizioni, condizioni e procedure di esecuzione, contenute in un apposito programma di gestione ambientale (che fa parte dell’atto di Pronuncia) che prevede, tra le altre disposizioni, anche il monitoraggio delle sorgenti Barrila e Frigido che dovrà proseguire per almeno un anno e i risultati del quale dovranno essere trasmessi a scadenza semestrale al Parco, all’Arpat e all’Azienda sanitaria locale.
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