Finanza
Lucca, la musica e il silenzio «Una città che ti dà risposte»
di FLAVIA PICCINNI
Il pianista si divide fra l’insegnamento al Boccherini e i viaggi per i concerti «Qui c’è una grande storia, grazie anche alle associazioni che operano sul territorio»
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«Era Natale, avevo sette anni. I miei genitori mi regalarono una tastiera. Divenne subito il mio gioco preferito». A volte le cose nascono così, per caso. E basta un regalo, a Natale, per indirizzare una vita. Almeno questo è quello che è accaduto a Simone Soldati, pianista, docente all’Istituto Superiore di Studi Musicali Luigi Boccherini e protagonista di decine di prestigiose collaborazioni, da Mario Ancilotti a Cristiano Rossi.
Soldati, classe 1968, a Lucca vive con la moglie e i due figli, diviso fra i concerti in giro per l’Italia e i suoi ruoli istituzionali. E dire che lui, un sorriso bianchissimo e gli occhi gentili, da parte di padre ha origini istriane; e forse degli istriani rispetta una certa ritrosia, una passione per il dietro le quinte e per la modestia. «Mi sento però lucchese fino al midollo. A Lucca – mi racconta - sono nato ed ho passato la maggior parte della mia vita: l'infanzia, l'adolescenza, la prima età adulta. Poi ho lavorato fuori per quasi venti anni e forse questo mi ha permesso di tenere vivo lo stupore del consueto. Lucca è un sapore, un odore, una musica… I miei ricordi a frammenti, in ordine sparso, sono la vasca dei pesci, vicina al Caffè delle Mura, dove mia mamma mi portava a giocare. Lo stadio Porta Elisa negli anni Settanta insieme al mio babbo per Lucchese Spal, due a zero. Il profumo delle piante nel cortile dell'Istituto Musicale Boccherini, dove da qualche anno ho l'onore di insegnare e che si trovava allora in Piazza San Ponziano, con i tanti suoni che si potevano ascoltare mentre ci si avviava all'entrata».
Bellissimi ricordi, ma certo scegliere questa città per un musicista non deve essere stata cosa semplice. Se non altro per le decine di collaborazioni che Soldati ha in atto, e che spaziano da Roma a Milano, per arrivare all’estero. «Vivere a Lucca – mi spiega - è scegliere di passare la propria vita in una bella città, dove è percepibile e costruibile un rapporto tra il luogo e l’umano. C’è una frase di Italo Calvino che recita “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Lucca offre parecchie risposte importanti».
Una di queste - oltre la bellezza incantevole che emerge dalle case e dalle chiese, dalle piazze e dalle strade che con la notte fanno entrare nel mondo di secoli andati e bellissimi, come ci ha raccontato il G7 - è la musica. «La musica – aggiunge Soldati - a Lucca è una grande storia la cui sedimentazione di valore merita sempre più di essere resa viva e fruibile soprattutto alle giovani generazioni». Esattamente come riescono a fare le Associazioni operative sul territorio. Una su tutte l’Associazione Musicale Lucchese, prestigioso punto di riferimento per gli amanti della cultura musicale, fondata nel 1964 da Herbert Handt, di cui Simone Soldati è direttore artistico. O come suggeriscono eventi di livello internazionale, a cominciare da Lucca Classica, festival musicale che si terrà in centro storico dal 4 al 7 maggio e che viene organizzato dall’Associazione Musicale Lucchese, dal Teatro del Giglio e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Un festival che fa vivere la città attraverso il pentagramma, e che promette momenti notevoli, come la presentazione di alcuni inediti di Giacomo Puccini o l’accoppiata fra Giacomo Leopardi e Franz Schubert. E in questo sistema di note («Le realtà istituzionali sono le figure portanti della musica rispetto alla nostra città. L’associazionismo e il privato poi possono dare un contributo importante ad un sistema») si dipana l’abilità e l’estro di Soldati, che diventa storia esemplare.
«Cipriano mi ha messo al pianoforte da bambino e mi ha portato al diploma. Poi i Corsi di perfezionamento con diversi insegnanti, e il lungo studio con Andrea Lucchesini hanno completato la mia formazione. Ognuno dei miei insegnanti mi ha dato qualcosa di importante. Ci sono poi persone molto care e non necessariamente legate al mondo musicale che con le loro riflessioni, il loro approccio alla vita sono state e mi sono di esempio e di stimolo. Ho sempre vissuto la musica con un senso di curiosità, con un’idea di ricerca, senza steccati tra i generi trovando questa dimensione vivificante e divertente. Suonavo Bach o Beethoven, e prestavo attenzione a ciò che abitava il paesaggio sonoro in quel momento e mi piaceva».
Nel futuro naturalmente c’è solo musica. Musica. Musica. «Oltre il Festival – continua - c’è la ripresa di Cantiere Opera, il progetto di e con Francesco Micheli ed Elio delle Storie Tese. Più in generale, a quasi 49 anni e pur con i pensieri e le preoccupazioni che fanno parte della vita, ad oggi sono contento di ciò che sto vivendo professionalmente ed umanamente. Non mi interessa vivere rincorrendo il successo e mi dà soddisfazione studiare, condividere idee e progetti e fare le cose con attenzione e rigore professionale. Cercare in umiltà di migliorare, prima di tutto come persona impegnandomi per restituire qualcosa di utile in particolare per le giovani generazioni».
Tornano in mente le parole di Johann Sebastian Bach. «La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Soldati, classe 1968, a Lucca vive con la moglie e i due figli, diviso fra i concerti in giro per l’Italia e i suoi ruoli istituzionali. E dire che lui, un sorriso bianchissimo e gli occhi gentili, da parte di padre ha origini istriane; e forse degli istriani rispetta una certa ritrosia, una passione per il dietro le quinte e per la modestia. «Mi sento però lucchese fino al midollo. A Lucca – mi racconta - sono nato ed ho passato la maggior parte della mia vita: l'infanzia, l'adolescenza, la prima età adulta. Poi ho lavorato fuori per quasi venti anni e forse questo mi ha permesso di tenere vivo lo stupore del consueto. Lucca è un sapore, un odore, una musica… I miei ricordi a frammenti, in ordine sparso, sono la vasca dei pesci, vicina al Caffè delle Mura, dove mia mamma mi portava a giocare. Lo stadio Porta Elisa negli anni Settanta insieme al mio babbo per Lucchese Spal, due a zero. Il profumo delle piante nel cortile dell'Istituto Musicale Boccherini, dove da qualche anno ho l'onore di insegnare e che si trovava allora in Piazza San Ponziano, con i tanti suoni che si potevano ascoltare mentre ci si avviava all'entrata».
Bellissimi ricordi, ma certo scegliere questa città per un musicista non deve essere stata cosa semplice. Se non altro per le decine di collaborazioni che Soldati ha in atto, e che spaziano da Roma a Milano, per arrivare all’estero. «Vivere a Lucca – mi spiega - è scegliere di passare la propria vita in una bella città, dove è percepibile e costruibile un rapporto tra il luogo e l’umano. C’è una frase di Italo Calvino che recita “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Lucca offre parecchie risposte importanti».
Una di queste - oltre la bellezza incantevole che emerge dalle case e dalle chiese, dalle piazze e dalle strade che con la notte fanno entrare nel mondo di secoli andati e bellissimi, come ci ha raccontato il G7 - è la musica. «La musica – aggiunge Soldati - a Lucca è una grande storia la cui sedimentazione di valore merita sempre più di essere resa viva e fruibile soprattutto alle giovani generazioni». Esattamente come riescono a fare le Associazioni operative sul territorio. Una su tutte l’Associazione Musicale Lucchese, prestigioso punto di riferimento per gli amanti della cultura musicale, fondata nel 1964 da Herbert Handt, di cui Simone Soldati è direttore artistico. O come suggeriscono eventi di livello internazionale, a cominciare da Lucca Classica, festival musicale che si terrà in centro storico dal 4 al 7 maggio e che viene organizzato dall’Associazione Musicale Lucchese, dal Teatro del Giglio e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Un festival che fa vivere la città attraverso il pentagramma, e che promette momenti notevoli, come la presentazione di alcuni inediti di Giacomo Puccini o l’accoppiata fra Giacomo Leopardi e Franz Schubert. E in questo sistema di note («Le realtà istituzionali sono le figure portanti della musica rispetto alla nostra città. L’associazionismo e il privato poi possono dare un contributo importante ad un sistema») si dipana l’abilità e l’estro di Soldati, che diventa storia esemplare.
«Cipriano mi ha messo al pianoforte da bambino e mi ha portato al diploma. Poi i Corsi di perfezionamento con diversi insegnanti, e il lungo studio con Andrea Lucchesini hanno completato la mia formazione. Ognuno dei miei insegnanti mi ha dato qualcosa di importante. Ci sono poi persone molto care e non necessariamente legate al mondo musicale che con le loro riflessioni, il loro approccio alla vita sono state e mi sono di esempio e di stimolo. Ho sempre vissuto la musica con un senso di curiosità, con un’idea di ricerca, senza steccati tra i generi trovando questa dimensione vivificante e divertente. Suonavo Bach o Beethoven, e prestavo attenzione a ciò che abitava il paesaggio sonoro in quel momento e mi piaceva».
Nel futuro naturalmente c’è solo musica. Musica. Musica. «Oltre il Festival – continua - c’è la ripresa di Cantiere Opera, il progetto di e con Francesco Micheli ed Elio delle Storie Tese. Più in generale, a quasi 49 anni e pur con i pensieri e le preoccupazioni che fanno parte della vita, ad oggi sono contento di ciò che sto vivendo professionalmente ed umanamente. Non mi interessa vivere rincorrendo il successo e mi dà soddisfazione studiare, condividere idee e progetti e fare le cose con attenzione e rigore professionale. Cercare in umiltà di migliorare, prima di tutto come persona impegnandomi per restituire qualcosa di utile in particolare per le giovani generazioni».
Tornano in mente le parole di Johann Sebastian Bach. «La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori».
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