Proteste
Un “condominio sociale” a Castelvecchio di Compito
A Capannori partiti i lavori per il primo esperimento lucchese di co-housing Sei appartamenti con spazi in comune per favorire la socializzazione
3 MINUTI DI LETTURA
CAPANNORI. A Capannori sarà realizzato il primo “condominio sociale”: così si può tradurre l’espressione di housing e co-housing (già ampiamente diffusa nel Nord Europa dagli anni’60), che sorgerà su un’area di proprietà comunale a Castelvecchio di Compito, in zona collinare.
Si tratta di abitazioni molto particolari, con spazi comuni da condividere che favoriscono lo sviluppo dei rapporti di amicizia e comunità. Si fa la spesa, si coltiva l’orto e si cura il parco giochi per i bambini, ma senza rinunciare alla propria autonomia. In tutto sei alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il cantiere per la costruzione di un insediamento abitativo di housing sociale con caratteristiche di cohousing in via del Molino, il primo esempio in provincia di Lucca, è stato aperto ieri mattina alla presenza degli assessori alle politiche sociali Ilaria Carmassi e ai lavori pubblici Gabriele Bove, e della consigliera comunale del Pd Rossana Giusfredi.
L’opera, secondo un progetto redatto in collaborazione con Erp, è finanziata al 100 per cento dalla Regione con un investimento di un milione e 133mila euro. Con questo intervento l’amministrazione comunale intende promuovere una diversa cultura dell’abitare basata sulla compartecipazione di diversi nuclei familiari. Sarà anche possibile condividere la cucina comune per momenti conviviali e utilizzare la lavanderia di comunità. Il nuovo insediamento abitativo, una rilettura in chiave moderna della corte, dove la vita si svolgeva in comune con le altre famiglie ed esisteva grande solidarietà tra tutti coloro che vi abitavano, sarà anche un modello per l’efficienza energetica e il basso impatto ambientale.
Le abitazioni saranno assegnate attraverso un bando pubblico secondo requisiti sociali e di reddito e con una particolare attenzione a giovani famiglie con bambini.
«Un progetto molto innovativo — spiegano gli assessori Ilaria Carmassi e Gabriele Bove — che ha l’obiettivo di legare l’edilizia sovvenzionata e agevolata con aspetti finalizzati a favorire la coesione sociale. Da una parte contribuirà infatti a contenere il disagio abitativo e dall’altra, promuoverà una diversa cultura dell’abitare». L’edificio sarà articolato in tre corpi principali collegati e per ridurre l’uso del suolo si svilupperà su due piani più un seminterrato. Al piano terra la lavanderia, la stanza per gli ospiti, cucina e dispensa, un salone polivalente e un bagno. Ai lati saranno collocati due appartamenti da 75 metri quadrati ciascuno (uno potrà accogliere anche un diversamente abile). Gli altri di 65 metri quadrati).
Ogni abitazione sarà dotata di un ripostiglio interno, due balconi, una cantina e un garage coperto. E una corte da vivere all’aperto durante la stagione estiva direttamente collegata con gli spazi comuni interni che ospiterà un’area con i giochi per bambini, una zona per il barbecue e un giardino. Ci saranno anche un’area giochi, uno spazio per il barbecue e serre invernali, un ricovero per gli attrezzi e una zona dove effettuare il compostaggio domestico.
Sul tetto dell’edificio infine verranno collocati impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, in modo da renderlo quasi autosufficiente da un punto di vista energetico.
Si tratta di abitazioni molto particolari, con spazi comuni da condividere che favoriscono lo sviluppo dei rapporti di amicizia e comunità. Si fa la spesa, si coltiva l’orto e si cura il parco giochi per i bambini, ma senza rinunciare alla propria autonomia. In tutto sei alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il cantiere per la costruzione di un insediamento abitativo di housing sociale con caratteristiche di cohousing in via del Molino, il primo esempio in provincia di Lucca, è stato aperto ieri mattina alla presenza degli assessori alle politiche sociali Ilaria Carmassi e ai lavori pubblici Gabriele Bove, e della consigliera comunale del Pd Rossana Giusfredi.
L’opera, secondo un progetto redatto in collaborazione con Erp, è finanziata al 100 per cento dalla Regione con un investimento di un milione e 133mila euro. Con questo intervento l’amministrazione comunale intende promuovere una diversa cultura dell’abitare basata sulla compartecipazione di diversi nuclei familiari. Sarà anche possibile condividere la cucina comune per momenti conviviali e utilizzare la lavanderia di comunità. Il nuovo insediamento abitativo, una rilettura in chiave moderna della corte, dove la vita si svolgeva in comune con le altre famiglie ed esisteva grande solidarietà tra tutti coloro che vi abitavano, sarà anche un modello per l’efficienza energetica e il basso impatto ambientale.
Le abitazioni saranno assegnate attraverso un bando pubblico secondo requisiti sociali e di reddito e con una particolare attenzione a giovani famiglie con bambini.
«Un progetto molto innovativo — spiegano gli assessori Ilaria Carmassi e Gabriele Bove — che ha l’obiettivo di legare l’edilizia sovvenzionata e agevolata con aspetti finalizzati a favorire la coesione sociale. Da una parte contribuirà infatti a contenere il disagio abitativo e dall’altra, promuoverà una diversa cultura dell’abitare». L’edificio sarà articolato in tre corpi principali collegati e per ridurre l’uso del suolo si svilupperà su due piani più un seminterrato. Al piano terra la lavanderia, la stanza per gli ospiti, cucina e dispensa, un salone polivalente e un bagno. Ai lati saranno collocati due appartamenti da 75 metri quadrati ciascuno (uno potrà accogliere anche un diversamente abile). Gli altri di 65 metri quadrati).
Ogni abitazione sarà dotata di un ripostiglio interno, due balconi, una cantina e un garage coperto. E una corte da vivere all’aperto durante la stagione estiva direttamente collegata con gli spazi comuni interni che ospiterà un’area con i giochi per bambini, una zona per il barbecue e un giardino. Ci saranno anche un’area giochi, uno spazio per il barbecue e serre invernali, un ricovero per gli attrezzi e una zona dove effettuare il compostaggio domestico.
Sul tetto dell’edificio infine verranno collocati impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, in modo da renderlo quasi autosufficiente da un punto di vista energetico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
