Attenzione
Da Napoli a Lucca nel segno della pelle
di Flavia Barsotti
La storia della famiglia Capuozzo, arrivata nel 2004 e che ora conta su tre punti vendita in centro storico
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LUCCA. L’appuntamento per il Consiglio di amministrazione è tutti i sabati all’ora di pranzo davanti a un piatto di tortelli al ragù. Ma l’arte della famiglia Capuozzo è qualcosa che non si impara a tavolino. Dietro ai negozi Officina della Pelle, di via Fillungo, via San Paolino e via della Fratta, infatti, c’è una vera e propria tradizione familiare, nata a Napoli e trapiantata a Lucca tredici anni fa.
«Il mio lavoro di artigiano nasce con la rilegatura in pelle dei libri antichi per i più importanti bibliofili — racconta il capostipite, Antonio Capuozzo — . Avevo 15 anni quando mio fratello mi trasmise questa passione. Apprese le tecniche, a mia volta, nel laboratorio cominciai ad insegnare a lavorare la pelle a quattro ragazzini».
Quei giovani a cui quotidianamente Antonio Capuozzo mostrava il mestiere della sua vita, erano i suoi figli: Salvatore, Alessandro, Mario, Annamaria.
«Non posso dire di aver imparato questa arte, io ci sono nato dentro» afferma infatti Salvatore che oggi ha 42 anni. Passo dopo passo, tutti e quattro i figli, hanno deciso di seguire le orme di Antonio, contribuendo, ognuno con le proprie attitudini e abilità, a creare un tassello in più dell’azienda. Dalla legatoria, gradualmente, la famiglia ha deciso di ampliarsi, fino alla riparazione e alla creazione di agende, album, borse, cinture e piccola pelletteria. Dal disegno, al filo, al materiale, i manufatti vengono su un po’alla volta secondo i desideri dei clienti e il sapere dei Capuozzo.
Nel 2004 la svolta, con l’apertura del primo negozio a Lucca. «Tra i clienti più affezionati, ne avevamo uno di Pescia che mi propose di visitare Lucca — racconta Salvatore — una città che io non conoscevo».
Ospite suo, nel giugno del 2004 Salvatore prese il pullman che lo condusse in piazzale Verdi.
«Appena passato sotto le mura, fu un colpo di fulmine: mi innamorai di questa città». Di lì a un mese, aprì il primo negozio “Officina della Pelle” in Chiasso Barletti dove rimase per due anni. Nel 2008 l’apertura in via della Fratta, nel 2010 in via Fillungo e nel 2015 in via San Paolino. «I primi anni a Lucca sono stato da solo — racconta — poi mi hanno raggiunto Annamaria, Mario e dieci anni fa i nostri genitori».
Alessandro, invece, ha deciso di restare a Napoli a gestire il negozio in Campania. «Quando sono arrivata — continua Annamaria, 31 anni — avevo il mio esercizio in via San Paolino, “Magellano”. Poi nel 2015, mi sono trasferita nel fondo attuale, più vicino a piazza San Michele: non solo per il maggior passaggio, ma anche per lo spazio più ampio che mi consente di lavorare con la macchina per cucire».
Mentre aspetta i clienti, infatti, Annamaria produce. Seduta di fronte al macchinario, immagina, crea e realizza. Con lo spostamento è arrivata anche la decisione di unire le forze e modificare il nome, per diventare un’unica Officina della pelle. “Trasferirsi è stata una scommessa vinta — afferma Mario, 36 anni — Avevamo dubbi e paure, ma siamo riusciti a ritagliarci il nostro spazio in città».
Uno spazio guadagnato grazie alla fiducia dei clienti, all’impegno nel lavoro e all’assunzione di cinque collaboratrici lucchesi a cui, ogni giorno, la famiglia Capuozzo insegna la sua arte, come fosse una vera e propria scuola.
«Oggi è difficile trovare persone che si appassionino al “fare a mano” . Eppure è qualcosa che aiuta a crescere». L’attenzione è massima anche nella scelta dei materiali di origine italiana. La pelle viene inoltre conciata a vegetale senza sostanze chimiche dannose.
«Nel 2015, l’idea di una cintura che abbiamo brevettato — aggiunge Annamaria — “One more” , dalla domanda che ci ponevano i clienti stranieri quando volevano allargare o stringere la cintura con un buco in più. Al posto dei classici cinque buchi a distanza di 2, 5 cm, infatti, questa cintura ne ha nove, a distanza di sette millimetri per poterla indossare “prima e dopo i pasti” ».
Un’invenzione a prova di graffio: basta un panno di lana o il calore delle dita per eliminarlo. «Ci abbiamo impiegato un anno per scegliere i materiali, la fibbia in ottone nichel free e il logo” . Ma proprio questa cura sembra essere il segreto della loro attività. «Rinnovarsi, rinnovarsi sempre — conclude Antonio Capuozzo — Mischiare l’artigianato alla tecnologia attraverso un sito moderno, ma soprattutto avere fiducia nei giovani e ascoltare le persone».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Il mio lavoro di artigiano nasce con la rilegatura in pelle dei libri antichi per i più importanti bibliofili — racconta il capostipite, Antonio Capuozzo — . Avevo 15 anni quando mio fratello mi trasmise questa passione. Apprese le tecniche, a mia volta, nel laboratorio cominciai ad insegnare a lavorare la pelle a quattro ragazzini».
Quei giovani a cui quotidianamente Antonio Capuozzo mostrava il mestiere della sua vita, erano i suoi figli: Salvatore, Alessandro, Mario, Annamaria.
«Non posso dire di aver imparato questa arte, io ci sono nato dentro» afferma infatti Salvatore che oggi ha 42 anni. Passo dopo passo, tutti e quattro i figli, hanno deciso di seguire le orme di Antonio, contribuendo, ognuno con le proprie attitudini e abilità, a creare un tassello in più dell’azienda. Dalla legatoria, gradualmente, la famiglia ha deciso di ampliarsi, fino alla riparazione e alla creazione di agende, album, borse, cinture e piccola pelletteria. Dal disegno, al filo, al materiale, i manufatti vengono su un po’alla volta secondo i desideri dei clienti e il sapere dei Capuozzo.
Nel 2004 la svolta, con l’apertura del primo negozio a Lucca. «Tra i clienti più affezionati, ne avevamo uno di Pescia che mi propose di visitare Lucca — racconta Salvatore — una città che io non conoscevo».
Ospite suo, nel giugno del 2004 Salvatore prese il pullman che lo condusse in piazzale Verdi.
«Appena passato sotto le mura, fu un colpo di fulmine: mi innamorai di questa città». Di lì a un mese, aprì il primo negozio “Officina della Pelle” in Chiasso Barletti dove rimase per due anni. Nel 2008 l’apertura in via della Fratta, nel 2010 in via Fillungo e nel 2015 in via San Paolino. «I primi anni a Lucca sono stato da solo — racconta — poi mi hanno raggiunto Annamaria, Mario e dieci anni fa i nostri genitori».
Alessandro, invece, ha deciso di restare a Napoli a gestire il negozio in Campania. «Quando sono arrivata — continua Annamaria, 31 anni — avevo il mio esercizio in via San Paolino, “Magellano”. Poi nel 2015, mi sono trasferita nel fondo attuale, più vicino a piazza San Michele: non solo per il maggior passaggio, ma anche per lo spazio più ampio che mi consente di lavorare con la macchina per cucire».
Mentre aspetta i clienti, infatti, Annamaria produce. Seduta di fronte al macchinario, immagina, crea e realizza. Con lo spostamento è arrivata anche la decisione di unire le forze e modificare il nome, per diventare un’unica Officina della pelle. “Trasferirsi è stata una scommessa vinta — afferma Mario, 36 anni — Avevamo dubbi e paure, ma siamo riusciti a ritagliarci il nostro spazio in città».
Uno spazio guadagnato grazie alla fiducia dei clienti, all’impegno nel lavoro e all’assunzione di cinque collaboratrici lucchesi a cui, ogni giorno, la famiglia Capuozzo insegna la sua arte, come fosse una vera e propria scuola.
«Oggi è difficile trovare persone che si appassionino al “fare a mano” . Eppure è qualcosa che aiuta a crescere». L’attenzione è massima anche nella scelta dei materiali di origine italiana. La pelle viene inoltre conciata a vegetale senza sostanze chimiche dannose.
«Nel 2015, l’idea di una cintura che abbiamo brevettato — aggiunge Annamaria — “One more” , dalla domanda che ci ponevano i clienti stranieri quando volevano allargare o stringere la cintura con un buco in più. Al posto dei classici cinque buchi a distanza di 2, 5 cm, infatti, questa cintura ne ha nove, a distanza di sette millimetri per poterla indossare “prima e dopo i pasti” ».
Un’invenzione a prova di graffio: basta un panno di lana o il calore delle dita per eliminarlo. «Ci abbiamo impiegato un anno per scegliere i materiali, la fibbia in ottone nichel free e il logo” . Ma proprio questa cura sembra essere il segreto della loro attività. «Rinnovarsi, rinnovarsi sempre — conclude Antonio Capuozzo — Mischiare l’artigianato alla tecnologia attraverso un sito moderno, ma soprattutto avere fiducia nei giovani e ascoltare le persone».
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