Gioco
«L’ennesima vittima di una mancata legge che tuteli i ciclisti»
LUCCA. La dinamica è simile. Il luogo dell’incidente a meno di due chilometri in linea d’aria da dove perse la vita sua figlio. E ogni volta che una tragedia di questo tipo capita sulle strade della...
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LUCCA. La dinamica è simile. Il luogo dell’incidente a meno di due chilometri in linea d’aria da dove perse la vita sua figlio. E ogni volta che una tragedia di questo tipo capita sulle strade della Piana di Lucca Roberto Pardini ritorna a quell’incubo di oltre 20 mesi fa. Quando suo figlio Simone Pardini, mentre si allenava insieme all’amico Nicola Parenti, oggi 21enne, il 3 agosto 2015 venne travolto e ucciso da un camion sulla via Romana.
«Quella di ieri è l’ennesima vittima della mancanza di una normativa che possa tutelare maggiormente i ciclisti e non solo - spiega Pardini -. L’omicidio stradale è diventato una realtà ma si applica per casi piuttosto isolati. Chi investe ed uccide, infatti, per essere accusato di questo reato deve violare una serie di norme piuttosto gravi. Dalla guida in stato di ebbrezza, passando per gravi violazioni al codice della strada fino all’omissione di soccorso. Nel caso in cui, come quello di Simone e dell’uomo investito ieri, non si verifichino queste condizioni il responsabile dell’incidente non rischia praticamente nulla».
Pardini, infatti, crede che, oltre alla pericolosità delle strade nella zona, servano normative in grado di responsabilizzare maggiormente i camionisti. «Credo che, almeno, chi guida un mezzo pesante dovrebbe avere maggiore rispetto per chi sta “sotto” di loro - spiega Pardini -. Ho letto che probabilmente l’autista che ha ucciso il ciclista a Porcari non si è accorto di aver agganciato e travolto l’uomo. Ecco, credo che questo non tolga il problema e non sia una giustificazione sufficiente in ogni caso di incidente che vede coinvolto un tir e una bicicletta. Affermare di non essersi accorto di nulla, abbinando questo in sede giudiziaria magari ad un patteggiamento, finisce per andare proprio nella direzione opposta». Altro tipo di problema sono le strade e, di conseguenza, le piste ciclabili che spesso mancano o non sono adeguate ad un flusso di biciclette più elevato. «Mancano le piste ciclabili, questo è vero e non solo a Lucca - spiega Pardini -. E quando ci sono, spesso, non sono adatte al passaggio di più ciclisti, come ad esempio quella sulla Sarzanese».
Molto, però, continua ad essere legato al comportamento di chi guida. «Sono in contatto con molte associazioni che si stanno battendo affinché i veicoli siano obbligati a passare ad almeno un metro e mezzo dai ciclisti - conclude Pardini -. Chi va in bici ovviamente deve avere un comportamento che rispetti il codice della strada, ma in molti incidenti mortali, e quello di Simone è un caso emblematico, avvengono anche se chi è in sella rispetta in pieno il codice della strada».
«Quella di ieri è l’ennesima vittima della mancanza di una normativa che possa tutelare maggiormente i ciclisti e non solo - spiega Pardini -. L’omicidio stradale è diventato una realtà ma si applica per casi piuttosto isolati. Chi investe ed uccide, infatti, per essere accusato di questo reato deve violare una serie di norme piuttosto gravi. Dalla guida in stato di ebbrezza, passando per gravi violazioni al codice della strada fino all’omissione di soccorso. Nel caso in cui, come quello di Simone e dell’uomo investito ieri, non si verifichino queste condizioni il responsabile dell’incidente non rischia praticamente nulla».
Pardini, infatti, crede che, oltre alla pericolosità delle strade nella zona, servano normative in grado di responsabilizzare maggiormente i camionisti. «Credo che, almeno, chi guida un mezzo pesante dovrebbe avere maggiore rispetto per chi sta “sotto” di loro - spiega Pardini -. Ho letto che probabilmente l’autista che ha ucciso il ciclista a Porcari non si è accorto di aver agganciato e travolto l’uomo. Ecco, credo che questo non tolga il problema e non sia una giustificazione sufficiente in ogni caso di incidente che vede coinvolto un tir e una bicicletta. Affermare di non essersi accorto di nulla, abbinando questo in sede giudiziaria magari ad un patteggiamento, finisce per andare proprio nella direzione opposta». Altro tipo di problema sono le strade e, di conseguenza, le piste ciclabili che spesso mancano o non sono adeguate ad un flusso di biciclette più elevato. «Mancano le piste ciclabili, questo è vero e non solo a Lucca - spiega Pardini -. E quando ci sono, spesso, non sono adatte al passaggio di più ciclisti, come ad esempio quella sulla Sarzanese».
Molto, però, continua ad essere legato al comportamento di chi guida. «Sono in contatto con molte associazioni che si stanno battendo affinché i veicoli siano obbligati a passare ad almeno un metro e mezzo dai ciclisti - conclude Pardini -. Chi va in bici ovviamente deve avere un comportamento che rispetti il codice della strada, ma in molti incidenti mortali, e quello di Simone è un caso emblematico, avvengono anche se chi è in sella rispetta in pieno il codice della strada».
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