Finanza
Sette indagati per le violenze
di Luca Tronchetti
Ma il bilancio è provvisorio. Altri 4 volevano far passare nel corteo 10 canotti
4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Un’azione premeditata. Pianificata a tavolino e che avrebbe dovuto avere maggiore eco se fossero arrivati a destinazione dieci gommoni di piccole dimensioni, già gonfiati e con su scritto una serie di slogan legati alla manifestazione di protesta anti G7 come «Nato assassina» «Basta guerre» «Fuoco ai Cie» e «Stop Isis». I canotti sarebbero stati usati, assieme alla rete, dagli antagonisti per contrapporsi più efficacemente nel corpo a corpo con la polizia in tenuta antisommossa schierata a protezione di Porta San Jacopo. Un sistema già utilizzato durante i cortei no global. A impedirne l’utilizzo sono stati gli agenti della Digos che hanno intercettato, prima dell’inizio della manifestazione, un furgone sulla via Pesciatina nel comune di Capannori. L’automezzo era intestato a un trentanovenne attivista dei contestatori locali residente nella Piana. Sul furgone, carico di gommoni, c’erano tre donne di età compresa tra i 40 e 25 anni residenti a Capannori, Bagni di Lucca e nella periferia cittadina. Tutte vicine al movimento no global. La posizione dei quattro - il proprietario del furgono e le donne - è al vaglio dell’autorità giudiziaria visto che gli atti sono già stati trasmessi alla procura per gli eventuali profili di responsabilità riscontrati.
Sette denunciati. Attualmente i contestatori denunciati sono sette: tre di Firenze, una di Pisa e tre di Lucca. Ma il numero è destinato a crescere nei prossimi giorni quando le varie questure avranno vagliato i filmati degli scontri e riconosciuto gli autori dei lanci di fumogeni, petardi, bottiglie, pesanti palloni di cartapesta, bastoni e altri oggetti contundenti. Difficile fare delle stime, ma a finire nei guai potrebbero essere 20-30 persone. Nell’immediatezza degli scontri la questura ha denunciato quattro persone. Tre - un ultracinquantenne di Firenze, un giovane e una ragazza - sono stati condotti in questura dove di lì a poco, sulla spinta delle richieste degli antagonisti, sono stati rilasciati. Nei loro confronti non sarebbe comunque scattato l’arresto. Il motivo? Non era possibile attribuire singolarmente un grave episodio specifico capace di configurare un reato detentivo. E quindi i tre sarebbero comunque usciti dalla questura prima di mezzanotte. Un quarto giovane antagonista invece è stato fermato e identificato durante gli scontri attraverso il suo documento d’identità e subito rilasciato. Altri tre, tutti lucchesi di circa 20 anni, poco dopo le 23 sono stati fermati alla guida di una Renault da una pattuglia del reparto prevenzione crimine della polizia in via Marconi. Sono stati trovati in possesso di un bastone di legno di 50 centimetri e di un tondino di ferro di 40. I tre avevano partecipato al corteo e sono stati indagati a piede libero per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere.
La presenza del furgone. C’è qualcosa che però non ci torna. La presenza in testa al corteo di quel furgone bianco al cui interno era occultata la rete metallica, i fumogeni e altri oggetti lanciati contro le forze dell’ordine. Gli antagonisti richiedevano quella presenza per poter sistemare le casse, gli altoparlanti e il mixer. Ma non era più logico concedere, per quello scopo com’era già avvenuto in passato, un motofurgone Ape con tanto di cassone aperto dove sistemare l’impianto acustico in modo che non ci fosse possibilità di nascondere oggetti atti ad offendere? Sembra che la richiesta sia stata dei no global di Pisa e Firenze e il rifiuto della polizia avrebbe alzato il livello della tensione e portato a scontri sin dalla partenza del corteo. Semmai resta da capire perché quel furgone non è stato perquisito in piazzale don Baroni. Forse l’unico neo di un’organizzazione che lo stesso questore Vito Montaluri non ha fatto fatica a definire «molto positiva e soddisfacente nel garantire la sicurezza dell’evento come attestato dalle dichiarazioni del ministro Alfano». Tra l’altro hanno avuto buon esito anche i servizi, effettuati in sinergia con le altre forze di polizia, relativi alla sicurezza delle personalità e delle delegazioni realizzate sulla tratta autostradale e la costa versiliese dove i ministri hanno alloggiato. La questura ha approntato anche servizi di tutela per la presenza dei ministeri degli Esteri di Turchia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania e Qatar partecipanti all’evento allargato legato alla Siria e convocato dal ministro Alfano.
Sette denunciati. Attualmente i contestatori denunciati sono sette: tre di Firenze, una di Pisa e tre di Lucca. Ma il numero è destinato a crescere nei prossimi giorni quando le varie questure avranno vagliato i filmati degli scontri e riconosciuto gli autori dei lanci di fumogeni, petardi, bottiglie, pesanti palloni di cartapesta, bastoni e altri oggetti contundenti. Difficile fare delle stime, ma a finire nei guai potrebbero essere 20-30 persone. Nell’immediatezza degli scontri la questura ha denunciato quattro persone. Tre - un ultracinquantenne di Firenze, un giovane e una ragazza - sono stati condotti in questura dove di lì a poco, sulla spinta delle richieste degli antagonisti, sono stati rilasciati. Nei loro confronti non sarebbe comunque scattato l’arresto. Il motivo? Non era possibile attribuire singolarmente un grave episodio specifico capace di configurare un reato detentivo. E quindi i tre sarebbero comunque usciti dalla questura prima di mezzanotte. Un quarto giovane antagonista invece è stato fermato e identificato durante gli scontri attraverso il suo documento d’identità e subito rilasciato. Altri tre, tutti lucchesi di circa 20 anni, poco dopo le 23 sono stati fermati alla guida di una Renault da una pattuglia del reparto prevenzione crimine della polizia in via Marconi. Sono stati trovati in possesso di un bastone di legno di 50 centimetri e di un tondino di ferro di 40. I tre avevano partecipato al corteo e sono stati indagati a piede libero per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere.
La presenza del furgone. C’è qualcosa che però non ci torna. La presenza in testa al corteo di quel furgone bianco al cui interno era occultata la rete metallica, i fumogeni e altri oggetti lanciati contro le forze dell’ordine. Gli antagonisti richiedevano quella presenza per poter sistemare le casse, gli altoparlanti e il mixer. Ma non era più logico concedere, per quello scopo com’era già avvenuto in passato, un motofurgone Ape con tanto di cassone aperto dove sistemare l’impianto acustico in modo che non ci fosse possibilità di nascondere oggetti atti ad offendere? Sembra che la richiesta sia stata dei no global di Pisa e Firenze e il rifiuto della polizia avrebbe alzato il livello della tensione e portato a scontri sin dalla partenza del corteo. Semmai resta da capire perché quel furgone non è stato perquisito in piazzale don Baroni. Forse l’unico neo di un’organizzazione che lo stesso questore Vito Montaluri non ha fatto fatica a definire «molto positiva e soddisfacente nel garantire la sicurezza dell’evento come attestato dalle dichiarazioni del ministro Alfano». Tra l’altro hanno avuto buon esito anche i servizi, effettuati in sinergia con le altre forze di polizia, relativi alla sicurezza delle personalità e delle delegazioni realizzate sulla tratta autostradale e la costa versiliese dove i ministri hanno alloggiato. La questura ha approntato anche servizi di tutela per la presenza dei ministeri degli Esteri di Turchia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania e Qatar partecipanti all’evento allargato legato alla Siria e convocato dal ministro Alfano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
