Il Tirreno

Lucca

Saracinesche abbassate ma c’è chi prova a resistere 

di Flavia Barsotti
Saracinesche abbassate ma c’è chi prova a resistere 

Cartelli sulle vetrine chiuse: «Grazie per averci fatto perdere due giorni di lavoro» Altri invece restano aperti, fosse solo per dare un servizio a chi può entrare

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LUCCA. Se non fosse per i cartelli di protesta appesi sulle tante saracinesche chiuse, l’atmosfera in centro storico durante il summit dei ministri degli esteri, potrebbe ricordare quell’aria sospesa, quasi onirica, che si respira la domenica mattina presto, quando la città intorno deve ancora essere svegliata. Invece, da ieri, il clima dentro le Mura non è quello di un normale giorno di riposo, ma il risultato delle polemiche da parte dei commercianti, iniziate nei giorni scorsi a seguito della decisione di istituire tre zone di massima sicurezza.
«Si ringraziano i promotori e gli organizzatori del G7 per averci fatto perdere due giornate di lavoro» si legge sulle serrande abbassate di alcune attività, fra cui la gioielleria Michele Marchi in via Roma, il negozio Talmone in via Vittorio Veneto, il Caffè Ninci e la gelateria Pinguino in piazza Napoleone.
E, ancora: «In occasione del G7, il negozio rimarrà chiuso. Siamo spiacenti per eventuali disagi, ma ci è sembrata la soluzione più sensata», recita l’avviso della Città del Sole in via Fillungo, nonostante si trovi nella zona non soggetta a restrizioni. Una scelta condivisa anche dal bar Baricentro «chiuso per i disagi causati dal G7», e da tanti altri esercizi collocati in varie aree della città. Diverse anche le vetrine svuotate e oscurate con pagine di giornale e fogli di carta per impedire di vedere dentro.
Ma anche qualche voce fuori dal coro di chi, nonostante tutto, ha deciso di recarsi a lavoro. «Teniamo aperto soprattutto per fornire un servizio alle forze dell’ordine – spiega Tatiana Bassetti del Caffè Turandot – per l’occasione, lasciamo utilizzare il bagno senza obbligo di consumazione».
La clientela che entra non è però quella a cui lo storico bar è abituato. Per questo, il personale è ridotto e l’orario di chiusura anticipato alle 19. «I pochi turisti che entrano sono spiazzati – afferma Franco Marsili dall’enoteca Marsili Costantino di piazza San Michele – ma fra giornalisti, stranieri e qualche collega, resteremo qui per dare loro un servizio». La sua consueta attività di rifornimento a bar e ristoranti, però, nei giorni del summit è stata interrotta, dovendo ridurre così anche il personale dietro al bancone.
Consegnare nelle zone soggette a limitazioni, non è possibile nemmeno per i corrieri, tanto che Sauro Rossi dell’edicola Brancoli in via Beccheria si è dovuto rivolgere ad un collega: «Ho fatto depositare il pacco di giornali a me destinato nel negozio di un amico che si trova nella zona bianca e da lì sono andato a ritirarlo con un carrellino». Fra i commercianti, infatti, ognuno si ingegna a modo suo, come Piero Pacini de I gelati di Piero, che prende gli ordini ai turisti bloccati alla transenna all’ingresso di via Roma. Una rapida annotazione mentale e via, dietro al bancone, per riempire coni e coppette, munirsi di scontrino e consegnare il prodotto ai clienti: «È normale che un evento come il G7, comporti qualche disagio – sostiene – ma a livello di immagine sicuramente la città avrà un ritorno importante. Io ho aperto come forma di rispetto. E chissà che – ride – qualche ministro degli esteri non si perda in centro storico e non abbia voglia di gelato».
Per qualcuno che trova comunque la maniera di lavorare, però c’è anche chi, dopo lo scarso giro d’affari della prima mattinata, abbassa la saracinesca con l’intenzione di riaprire mercoledì 12. E’ il caso di Elena Orlandini, responsabile della libreria Mondadori che all’una chiude i battenti dopo aver visto tre soli clienti entrare. Sulla stessa linea, anche uno dei titolari del Bar del Teatro in via San Girolamo: «Dovevo venire per sistemare degli ordini e ho fatto un tentativo – afferma – ma tornerò a casa. Non ha senso rimanere per fare due caffè».
Se lavorare, per diversi locali non risulta conveniente, non sembra più facile per i negozi di abbigliamento. Contrariamente a molti colleghi, però, Simona Barsotti di Robe di Kappa, in occasione del G7 non abbassa la saracinesca, sebbene il fondo si trovi proprio in piazza Napoleone, nel cuore della zona azzurra, quella più soggetta alle limitazioni e a un passo da palazzo Ducale: «È il mio mestiere e voglio continuare a farlo. Ogni commerciante deve decidere in piena libertà. Il disaccordo è anche giusto, ma credo che tutti saremmo dovuti venire almeno a vedere la situazione. Solo dopo, con i dati alla mano, avremmo potuto protestare».

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