Il Tirreno

Lucca

Il grido dei familiari delle vittime 

di Tiziano Baldi Galleni
Il grido dei familiari delle vittime 

Enrico Pieri mano nella mano con Federica Mogherini: adesso fermate le guerre

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. «Da lassù sono scesi i soldati delle SS e hanno accerchiato Sant’Anna». Con il braccio alzato, Enrico Pieri, superstite della strage del 12 agosto del 1944 e presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna, indica la Foce di Compito e la Foce di Farnocchia. Il cielo è pulito e dal Monumento Ossario si vede tutto. Parla con commozione, sembra che stia rendendo la sua testimonianza ad alcuni alunni che riceve al Parco nazionale della Pace. Invece, attorno a lui, ci sono il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson e Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Insieme agli ambasciatori degli altri Stati del G7 formano un capannello: sono appena arrivati a Col di Cava; dietro di loro ci sono i bolidi ancora caldi con i quali sono saliti fino a Sant’Anna e le loro guardie del corpo; davanti c’è la salita del Monumento Ossario dove i Ministri e i rappresentati degli Stati incontreranno gli altri superstiti della strage di Sant’Anna. Il momento è solenne. Ma i sopravvissuti hanno voglia di farsi ascoltare. «Sant’Anna ci ha insegnato che gli Stati devono essere amici e non più nemici: l’incontro di oggi significa proprio questo», ha detto Enio Mancini. È un altro superstite del massacro nazifascista. A sei anni si salvò per la bontà di un soldato tedesco che sparò in aria e lo fece fuggire insieme ad altri abitanti della località di Sennari alto. Accanto ad Enio ci sono Adele e Lidia Pardini, che si salvarono a 10 e 4 anni grazie alla sorella Cesira oggi Medaglia d’oro al Merito civile. Lidia Berretti, che si salvò a 9 mesi in braccio alla madre per un fortuito contrordine dei soldati. Ci sono anche Romano Berretti e Mario Marsili, medaglia d’oro al Merito civile per la madre Genny Marsili. Infine Mario Ulivi, che a 4 anni scampò all’eccidio della Vaccareccia. La speranza dei superstiti è che i valori del Parco di Sant’Anna, e il loro messaggio di pace, arrivi forte e chiaro ai potenti del pianeta. «Possibile che gli uomini siano così ottusi da non capire che con le guerre non si costruisce niente? — dice Enio Mancini — Le bombe distruggono e non risolvono i problemi. Le immagini in Siria dei bambini morti sotto l’attacco chimico mi hanno rievocato il 12 agosto del ’44 — prosegue Mancini — . Dobbiamo far capire al mondo che c’è bisogno di pace: sono loro quelli che contano e quindi sta a loro diffondere questo messaggio».
Durante il colloquio vicino al Monumento Ossario — zona off limits — e poi alla lapide con incisi i nomi delle vittime della strage, il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ha raccontato che le autorità erano tutte commosse. «Io e il ministro Alfano — ha spiegato Verona — abbiamo ricordato cosa successe qui. Siamo alla vigilia di un vertice importante, e il fatto che si è aperto con la visita a Sant’Anna spero che li faccia lavorare con più coscienza».
Ma l’unica a promettere di ritornare a Sant’Anna e di battersi per la pace è stata Federica Mogherini. È salita mano nella mano con Enrico Pieri al Monumento, e si è soffermata a parlare con i superstiti oltre i tempi. «Per i miei figli è impossibile pensare che fra europei ci si possa uccidere — ha detto la Mogherini — e quindi il primo obiettivo è non far franare l’Europa. Inoltre la Comunità fa già tutto il possibile con gli aiuti umanitarie, anche in Siria: un pasto, un tetto o una tenda, la possibilità di vivere e andare a scuola. Ma l’Europa è anche quella che spinge in questi giorni per trattare per la fine della guerra e riaprire i negoziati a Ginevra per sedersi tutti allo stesso tavolo».
L’ultimo fotogramma di questa giornata memorabile è stato quando Pieri ha condotto Mogherini davanti alla tomba dei suoi familiari. Morirono tutti nel giorno del massacro nazifascista. «Qui è nata l’Europa — ha concluso Pieri — e qui c’è una testimonianza di 70 anni di pace che non va messa a repentaglio, così come non ci dovranno più essere Sant’Anna nel mondo». Ora, dice lui, «si lavori davvero per la pace».
Tiziano Baldi Galleni

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