Sicurezza
Anti G7, assalto alle Mura
di Alessandro Bientinesi
Gli antagonisti hanno provato a forzare il blocco di polizia a porta San Jacopo
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LUCCA. I manifestanti anti G7 aveva dichiarato senza mezzi termini che avrebbero provato a prendersi i loro spazi, forzando se necessario il cordone di sicurezza che la questura gli aveva vietato di oltrepassare. Sono stati di parola. Dopo una prima parte di manifestazione pacifica, composta nel primo tratto da poco più di 200 persone, alle 18 la tensione è salita alle stelle. Dopo la sosta a piazzale Don Baroni, infatti, il gruppo di antagonisti è quasi raddoppiato numericamente. E dopo aver superato sui viali la rotatoria di porta Santa Maria, presidiata da decine di agenti in tenuta antisommossa e da camionette di polizia e carabinieri, il corteo si è fermato per alcuni minuti sulla Circonvallazione all’altezza di porta San Jacopo. Circa cinquanta agenti in tenuta antisommossa della polizia schierati, con il supporto di altri uomini dei carabinieri. E cinque camionette a “difesa” del varco.
Alle 18 un gruppo composto da un centinaio di antagonisti, ha rimosso delle transenne posizionate nella via di accesso alla porta. L’intenzione, chiara, di tentare di forzare il blocco. Questo perché il percorso “autorizzato” dalla questura prevedeva di proseguire sulla Circonvallazione superando Porta Elisa per poi tornare alla stazione ferroviaria dove il corteo era partito intorno alle 16 di ieri.
I manifestanti, circa un centinaio, hanno iniziato, invece, ad avanzare verso porta San Jacopo, “proteggendosi” con una sorta di rete - scudo metallica. A meno di dieci metri dalla doppia linea composta dagli agenti i primi lanci di bottiglie e di un bastone. Con alcuni degli antagonisti che hanno iniziato ad indossare sciarpe, foulard e indumenti per coprirsi il volto.
Poco dopo dal corteo degli anti G7 è partito anche un primo fumogeno che ha superato la linea di “difesa” delle forze dell’ordine, finendo alle loro spalle. Passa un minuto e un petardo esplode tra i piedi degli agenti di polizia. La carica, però, non parte. I poliziotti iniziano a muovere i manganelli sui loro scudi, come a voler far indietreggiare gli antagonisti. Il gruppo di contestatori che vuole provare a forzare l’accesso all’interno delle Mura, nei minuti concitati, è nel frattempo aumentato. Arrivando a circa 150, forse 200 unità.
Il traffico sulla Circonvallazione, nel frattempo, va completamente in tilt, anche se ben presto si rivelerà essere il minore dei problemi. Un secondo petardo, poi, esplode ancora una volta tra i piedi dei poliziotti. Gli antagonisti al megafono continuano a chiedere di entrare, vogliono che gli agenti li lascino passare. E sanno benissimo che questo non accadrà, non può accadere.
Le forze dell’ordine si organizzano e circa 100 unità della squadra mobile sono a questo punto, dopo cinque minuti dall’avvicinamento del corteo verso porta San Jacopo, a difesa del varco. Mentre una parte dei manifestanti è rimasta lontana, ancora sulla Circonvallazione.
Dopo circa cinque minuti di attesa, al coro “via, via, la polizia” i manifestanti avanzano di alcuni passi verso il cordone di sicurezza degli agenti. La reazione della mobile non si fa attendere, la carica è praticamente immediata. Il segnale arriva anche dalle sirene delle camionette. I poliziotti avanzano, volano altre bottiglie e si scatena per alcuni minuti il caos più totale, sotto gli occhi attoniti di centinaia di persone che, da sopra le Mura, osservano lo scontro tra manifestanti e forze dell’ordine. La carica spinge indietro verso via Jacopo della Quercia il gruppo di contestatori. Alcuni trovano una via di fuga lanciandosi sopra la siepe verso gli spalti. Volano a terra anche alcuni giornalisti e fotografi. E verso le camionette gli agenti fermano tre manifestanti, mentre alcuni contestatori restano feriti negli scontri. Lo saranno anche due carabinieri e due poliziotti, con prognosi in tutti i casi sotto i 7 giorni. Le forze dell’ordine continuano a caricare verso via Jacopo della Quercia e nella fuga vengono danneggiate anche delle auto. I contestatori piazzano pietre e blocchi di cemento in mezzo alla strada. Un momento delicatissimo perché i contestatori attraversano una zona, quella di San Marco, densamente abitata. Notiamo alcune persone aprire cancelli e porte di casa per far entrare alcuni manifestanti. Mentre i reparti della mobile, dopo alcuni minuti, si fermano.
I contestatori si ricompattano nei pressi di via San Marco. Sono le 18.15 e non ci sono tracce delle forze dell’ordine, solo l’elicottero dei carabinieri controlla la situazione dall’alto. I manifestanti non hanno nessuna intenzione di fermarsi. All’altezza di via dell’ospedale viene avanzata la richiesta di restituire il furgone provvisoriamente preso dalle forze di polizia. Richiesta accettata, con il corteo che torna a muoversi, questa volta pacifico, verso la stazione. Poi altri due momenti delicati: davanti Porta Elisa, ma con il corteo che non si avvicina però al varco, e una volta raggiunto piazzale Ricasoli. Lì i manifestanti hanno bloccato fino alle 20 la Circonvallazione. Unica condizione per liberare la strada il rilascio dei tre fermati, due uomini e una donna. Avvenuta poco dopo.
Alle 18 un gruppo composto da un centinaio di antagonisti, ha rimosso delle transenne posizionate nella via di accesso alla porta. L’intenzione, chiara, di tentare di forzare il blocco. Questo perché il percorso “autorizzato” dalla questura prevedeva di proseguire sulla Circonvallazione superando Porta Elisa per poi tornare alla stazione ferroviaria dove il corteo era partito intorno alle 16 di ieri.
I manifestanti, circa un centinaio, hanno iniziato, invece, ad avanzare verso porta San Jacopo, “proteggendosi” con una sorta di rete - scudo metallica. A meno di dieci metri dalla doppia linea composta dagli agenti i primi lanci di bottiglie e di un bastone. Con alcuni degli antagonisti che hanno iniziato ad indossare sciarpe, foulard e indumenti per coprirsi il volto.
Poco dopo dal corteo degli anti G7 è partito anche un primo fumogeno che ha superato la linea di “difesa” delle forze dell’ordine, finendo alle loro spalle. Passa un minuto e un petardo esplode tra i piedi degli agenti di polizia. La carica, però, non parte. I poliziotti iniziano a muovere i manganelli sui loro scudi, come a voler far indietreggiare gli antagonisti. Il gruppo di contestatori che vuole provare a forzare l’accesso all’interno delle Mura, nei minuti concitati, è nel frattempo aumentato. Arrivando a circa 150, forse 200 unità.
Il traffico sulla Circonvallazione, nel frattempo, va completamente in tilt, anche se ben presto si rivelerà essere il minore dei problemi. Un secondo petardo, poi, esplode ancora una volta tra i piedi dei poliziotti. Gli antagonisti al megafono continuano a chiedere di entrare, vogliono che gli agenti li lascino passare. E sanno benissimo che questo non accadrà, non può accadere.
Le forze dell’ordine si organizzano e circa 100 unità della squadra mobile sono a questo punto, dopo cinque minuti dall’avvicinamento del corteo verso porta San Jacopo, a difesa del varco. Mentre una parte dei manifestanti è rimasta lontana, ancora sulla Circonvallazione.
Dopo circa cinque minuti di attesa, al coro “via, via, la polizia” i manifestanti avanzano di alcuni passi verso il cordone di sicurezza degli agenti. La reazione della mobile non si fa attendere, la carica è praticamente immediata. Il segnale arriva anche dalle sirene delle camionette. I poliziotti avanzano, volano altre bottiglie e si scatena per alcuni minuti il caos più totale, sotto gli occhi attoniti di centinaia di persone che, da sopra le Mura, osservano lo scontro tra manifestanti e forze dell’ordine. La carica spinge indietro verso via Jacopo della Quercia il gruppo di contestatori. Alcuni trovano una via di fuga lanciandosi sopra la siepe verso gli spalti. Volano a terra anche alcuni giornalisti e fotografi. E verso le camionette gli agenti fermano tre manifestanti, mentre alcuni contestatori restano feriti negli scontri. Lo saranno anche due carabinieri e due poliziotti, con prognosi in tutti i casi sotto i 7 giorni. Le forze dell’ordine continuano a caricare verso via Jacopo della Quercia e nella fuga vengono danneggiate anche delle auto. I contestatori piazzano pietre e blocchi di cemento in mezzo alla strada. Un momento delicatissimo perché i contestatori attraversano una zona, quella di San Marco, densamente abitata. Notiamo alcune persone aprire cancelli e porte di casa per far entrare alcuni manifestanti. Mentre i reparti della mobile, dopo alcuni minuti, si fermano.
I contestatori si ricompattano nei pressi di via San Marco. Sono le 18.15 e non ci sono tracce delle forze dell’ordine, solo l’elicottero dei carabinieri controlla la situazione dall’alto. I manifestanti non hanno nessuna intenzione di fermarsi. All’altezza di via dell’ospedale viene avanzata la richiesta di restituire il furgone provvisoriamente preso dalle forze di polizia. Richiesta accettata, con il corteo che torna a muoversi, questa volta pacifico, verso la stazione. Poi altri due momenti delicati: davanti Porta Elisa, ma con il corteo che non si avvicina però al varco, e una volta raggiunto piazzale Ricasoli. Lì i manifestanti hanno bloccato fino alle 20 la Circonvallazione. Unica condizione per liberare la strada il rilascio dei tre fermati, due uomini e una donna. Avvenuta poco dopo.
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