Italia
Non c’è pace per i “ghisa” della municipale
di Luca Tronchetti
Oltre alle tre indagini sul capo ci sono un vigile sospeso e il mistero della pistola scomparsa
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LUCCA. Non c’è pace tra i «ghisa» del comune di Lucca che da tredici mesi sono nella bufera. Nel mirino della magistratura il comandante Stefano Carmignani, 53 anni, di Montecarlo, dal 2014 alla guida della polizia municipale di piazzale San Donato dopo una breve esperienza come responsabile temporaneo delle guardie di Rosignano. Nei suoi confronti sono stati aperti dal febbraio 2016 ad oggi tre filoni d’indagine. Il primo, legato all’utilizzo improprio dell’auto civetta fuori dall’orario di servizio, che lo vede imputato del reato di peculato d’uso e falso ideologico potrebbe concludersi a breve con l’estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova (un istituto sempre più utilizzato perché evita il dibattimento) come volontario alla Misercordia di Lucca. Il secondo - che vede indagate anche altre quattro persone - riguarda la selezione pubblica per l’assunzione a tempo indeterminato di un «vigilino» a cui Carmignani doveva astenersi a ricoprire il ruolo di commissario e le presunte irregolarità nel rilascio di permessi a proprietari di auto transitate nella zona a traffico limitato. Un’indagine non ancora conclusa, ma che potrebbe portare a un nulla di fatto con richiesta di archiviazione. Il terzo filone invece esplode in modo fragoroso e determina la rimozione dall’incarico del dirigente della polizia municipale che sino a ieri pomeriggio il sindaco Alessandro Tambellini aveva lasciato al suo posto nonostante gli avvisi di garanzia e le richieste di rinvio a giudizio della procura. Una scelta dettata dalla gravità dell’ipotesi accusatoria: l’articolo 319 quater introdotto il 6 novembre 2012 per separarlo dalla concussione: induzione indebita a carattere sessuale. In sostanza, secondo l’ufficio del pubblico ministero che ha chiesto il rinvio a giudizio, Carmignani avrebbe fatto valere la sua posizione di dominus all’interno del comando per tentare di ottenere una prestazione sessuale da una vigilessa di 40 anni. E al suo secco rifiuto, stando agli inquirenti, abusando del suo potere avrebbe detto esplicitamente che quel «no» le avrebbe pesato sul luogo di lavoro. Dell’episodio avrebbe reso edotti la madre, il marito e alcuni colleghi. Alcuni mesi dopo i fatti - datati novembre 2014 - in considerazione di un mancato avanzamento in carriera che le sarebbe spettato la donna si è rivolta alla pg della procura e ha raccontato il ricatto a sfondo sessuale. Gli inquirenti hanno riscontrato la veridicità del racconto e hanno interrogato il comandante difeso dal professor Enrico Marzaduri. Che è finito nei guai anche per calunnia. Si sarebbe difeso dalle accuse rivolte dalla vigilessa ribaltando i termini della questione. Sostenendo cioè che era la donna ad avergli proposto un rapporto sessuale in cambio di un miglioramento della sua posizione all’interno del corpo della polizia municipale.
Non finisce qui. Negli ultimi mesi il comando di piazzale San Donato è stato scosso da un altro paio di episodi: il primo riguarda la sospensione per 45 giorni del vigile Giordano Boni, che secondo il Comune espletava un secondo lavoro (quello di messo notificatore) anche nel periodo oltre il quale gli era stata concessa l’autorizzazione e in più anche in giorni in cui risultava assente dal comando per malattia. Il vigile, però, nega ogni addebito e ha incaricato i suoi avvocati di difenderlo. Il secondo caso riguarda l’agente Samuele Belli, membro del Noa, la cui pistola a fine marzo è sparita misteriosamente dall’armadietto degli spogliatoi, in cui l’aveva imprudentemente lasciata. L’arma è ricomparsa una settimana dopo, in un corridoio del comando. È stata ritrovata accompagnata da un foglio A4 con su scritto: “La prossima volta sta più attento”.
Non finisce qui. Negli ultimi mesi il comando di piazzale San Donato è stato scosso da un altro paio di episodi: il primo riguarda la sospensione per 45 giorni del vigile Giordano Boni, che secondo il Comune espletava un secondo lavoro (quello di messo notificatore) anche nel periodo oltre il quale gli era stata concessa l’autorizzazione e in più anche in giorni in cui risultava assente dal comando per malattia. Il vigile, però, nega ogni addebito e ha incaricato i suoi avvocati di difenderlo. Il secondo caso riguarda l’agente Samuele Belli, membro del Noa, la cui pistola a fine marzo è sparita misteriosamente dall’armadietto degli spogliatoi, in cui l’aveva imprudentemente lasciata. L’arma è ricomparsa una settimana dopo, in un corridoio del comando. È stata ritrovata accompagnata da un foglio A4 con su scritto: “La prossima volta sta più attento”.
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