Sicurezza
Padre padrone picchia la moglie ma non finisce agli arresti
Per l'uomo confermati l’allontanamento dalla casa della moglie e il divieto di avvicinarsi alla famiglia, ma il tribunale del Riesame nonostante le richieste del pm dice no anche agli arresti domiciliari
LUCCA. Dopo 32 giorni di attesa il tribunale del Riesame di Firenze conferma la misura dell’allontanamento coatto dall’abitazione della moglie e dei tanti figli e il divieto di avvicinamento alla famiglia e rigetta l’istanza presentata dal sostituto procuratore di Lucca, Salvatore Giannino, che chiedeva l’ aggravamento della misura.
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Niente carcere o arresti domiciliari quindi per l’autotrasportatore della Media Valle che trattava la moglie come una sguattera picchiandola e costringendo i figli minori di 14 anni a pesanti imposizioni per guadagnarsi un piatto di pasta. Per il pubblico ministero il padre-padrone finito in manette ad inizio febbraio con l'accusa di maltrattamenti in famiglia, tentata estorsione e lesioni personali sarebbe dovuto finire in carcere. Al massimo agli arresti domiciliari nell'abitazione di qualche parente.
Invece il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Lucca aveva optato per una misura assai più lieve. Determinante per supportare la tesi del giudice delle indagini preliminari anche il legale dell'autotrasportatore, l'avvocato Vincenzo Simi, che ha prodotto ai giudici del tribunale della Libertà copia dei versamenti dello stipendio del camionista pervenuti direttamente alla moglie priva di reddito e aiutata dai servizi sociali.
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La donna, parte lesa nella vicenda, non risulta che ad oggi abbia nominato alcun legale che possa assisterla in giudizio anche se pare abbia chiesto notizie sulla possibilità di chiedere la separazione legale.
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Per l'accusa invece il camionista, pur essendo l'unico a sostenere economicamente la famiglia, è pericoloso: il vizio dell'alcol e delle slot machine alberga ancora in lui e inoltre non sarebbe la prima volta che si è accanito con violenze fisiche e morali sulla moglie. Il motivo della lite che aveva portato all'arresto si commenta da solo: cinquanta euro che il padre-padrone rivoleva indietro dalla moglie, che avrebbe utilizzato il denaro per fare la spesa, per andare a giocare con i videopoker.
Al suo rifiuto un cazzotto sulla schiena nonostante la donna avesse in braccio il loro ultimo figlio, un pargoletto di dieci mesi. E non contento, in preda ad una furia cieca e insensata, colpì alla nuca anche uno degli altri bambini che ha appena compiuto dieci anni.
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